carla bruschelliCarla Bruschelli Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Specializzazione in Medicina Interna, Master Universitario in Ipertensione Arteriosa e Master Universitario Internazionale in Fitoterapia, Animatore di Formazione, Medico Sperimentatore del farmaco iscritto Azienda RMA, Regione Lazio, Ricercatore in Gestione del Farmaco; Ricercatore Health Search dal 2005 al 2016, Consigliere SIMI (Società Italiana Medicina Interna), Docente a contratto Master Universitario Internazionale in Clinical Pharmacy (Milano, Cagliari, Granada) Dal 2005 partecipa a dirette televisive (Rai 1, Rai 3, Canale 5) come ospite Medico.

Inizio questa intervista prendendo a prestito i titoli di alcuni libri che ho presentato su PLV e che racchiudono a mio parere tante idee della cura: una relazione di fiducia (Antonella Ficorilli), una filosofia per il bene proprio e altrui (Luigina Mortari), un’attenzione alla persona, scrupolosa, giusta e ingegnosa Atul Gawande, lasciar scegliere sino alla fine come vivere la propria vita (ancora Atul Gawande). Lei dove si collocherebbe, cosa aggiungerebbe o cosa toglierebbe?

Cara Lidia, in questi concetti si racchiude l’essenza del Rapporto Medico-Paziente che, secondo Etica e Buona Pratica, dovrebbe avvalersi di EMPATIA (“entrare nell’altro”) e di APPROPRIATEZZA ( prescrivere o consigliare ciò che è giusto per quel singolo Paziente in quel momento e secondo le migliori risorse disponibili senza inutili sprechi); questo implica una visione a 360° delle condizioni di una Persona e quindi un adattamento delle scelte proposte dal Medico nonché una grande capacità di “ascolto attivo” del vissuto personale e clinico della Persona (la Medicina Narrativa ci insegna proprio questo...)

Lei è Medico di Medicina Generale e, prendendo a riferimento i dati demografici, molti dei suoi Pazienti saranno anziani, con cronicità più o meno gravi e, in un numero consistente di casi, con demenze. Prendersi cura di queste Persone cosa significa e cosa cambia rispetto al tracciato che prima si delineava?
La gestione della Cronicità è il problema cardine oggi della Medicina nei Paesi come il nostro; la difficoltà nel delineare un giusto profilo di cura è determinato dalla COMPLESSITA’ del malato cronico, per il quale dovremmo sviluppare un modello manageriale capace di integrare le Priorità del Malato con le Priorità delle Linee Guida, raccomandazioni stilate per singole patologie e non per la coesistenza di plurimi problemi o patologie in un singolo Malato che per altro è da inserire in un contesto psicosociale individuale. Ad esempio per un Paziente affetto da Ipertensione arteriosa e insufficienza renale con dolore acuto articolare da osteoartrosi, la priorità è il controllo rapido del dolore e della ipomobilità con qualsiasi farmaco, mentre per il Medico la scelta è condizionata dalla prevenzione del danno renale e circolatorio... La continuità assistenziale e la conoscenza ampia del Paziente da parte del Medico di Famiglia rende da un lato più facili alcune scelte personalizzate ma dall’altro implica un dispendio di risorse temporali, logistiche, fisiche e psicologiche come per nessun’altra categoria professionale sanitaria nel trattamento delle Cronicità. Oggi ciascun Medico di famiglia assiste almeno un terzo di Pazienti con pluripatologie e tra questi numerosi con disabilità gravi, per i quali interviene nel controllo delle patologie se stabili, nella prevenzione delle riacutizzazioni, nell’aderenza all’assunzione delle terapie, nel trattamento delle complicanze, spesso con gravi difficoltà burocratiche che inficiano il percorso diagnostico ed profilo di cura dei Malati (dalle liste di attesa alle restrizioni prescrittive farmacologiche e diagnostiche ogni giorno le difficoltà condizionano anche la serenità del rapporto con il Malato ed i familiari...) .Un modello gestionale migliore potrà svilupparsi nei contesti territoriali dove il livello organizzativo della Medicina Generale saprà offrire, avvalendosi anche di Specialisti e di altre figure professionali nonché dei giovani Medici in Formazione Specifica, una assistenza domiciliare più efficace ed una diagnostica ambulatoriale di primo livello.

Da una lunga esperienza nei servizi per anziani ho registrato dagli anni ’80 ai giorni nostri quasi un ribaltamento di paradigma. Le RSA che allora nascevano accentuavano i caratteri sanitari dell’intervento nel nome, nei modelli ospedalieri, negli strumenti quali Linee Guida e protocolli. Oggi, specie per gli anziani con demenza si moltiplicano le proposte di intervento psicosociale (anche per mancanza di altre soluzioni), volte a offrire attività di gioco e stimoli cognitivi, per ritardare il progredire della malattia e presidiare aspetti comportamentali. Tra questi due modalità estreme, agli antipodi, come e dove troviamo la giusta cura per il vecchio, perché costui non è un essere indefinito, ma una persona, spesso una donna con altre specificità?
La demenza è certamente un’emergenza attuale ed esponenziale nei prossimi decenni; in primis si deve quindi lavorare OGGI nell’età giovane e media per la prevenzione o il ritardo dell’insorgenza là dove esistano fattori di rischio ambientali e personali rimovibili: alla demenza si può arrivare per danni metabolici (diabete non controllato, uso di antidepressivi e/o tranquillanti per lunghi periodi, uso di alcool oltre due unità alcoliche al giorno), danni vascolari (ipertensione non controllata, fumo di sigaretta oltre venti al giorno per decenni, ipercolesterolemia LDL, coagulopatie non trattate etc.), danni da malattie psichiatriche (fondamentale il riconoscimento precoce di Depressione, spesso subclinica e quindi subdola, ma il Medico di famiglia possiede strumenti per identificare eventi scatenanti). Qualora ormai insorta la demenza richiede assistenza INTEGRATA tra più operatori per gestire gli aspetti psicologici, farmacologici, clinici, economici, sociali, consentendo il più possibile al Paziente una permanenza presso il proprio domicilio ma favorendo anche la socializzazione in centri specializzati nel mantenimento/cura di questa condizione COMPLESSA ( il Paziente demente è quasi sempre affetto da varie patologie tutte condizionate e a loro volta condizionanti la malattia...ecco dunque riproporsi la necessità di un modello gestionale della Complessità della Cronicità, ben lontano dalle LG orientate alla singola patologia...)

C’è una serie di “mantra” che oggi si utilizzano per parlare di cura mirate all’individuo: “personalizzazione”, “la persona al centro” “benessere della persona”. Perché non siano solo slogan, Lei come esperta di comunicazione come tradurrebbe ai diretti interessati questo obiettivo e come agirebbe?
Il concetto di Ben Essere deve includere la condizione di percezione da parte della singola Persona di “stare bene “ nel corpo e nella psiche; l’Educazione alla Salute consiste in una comunicazione efficace(dal latino CUM MUNIRE, “mettere insieme”) tra il Medico (Tecnico che “ascolta” e si esprime con parole del Paziente) ed il Paziente (Interlocutore che comprende e interagisce): il Medico aiuta a far comprendere come mantenere o raggiungere quello stato di Ben Essere basandosi su conoscenze e competenze scientifiche e adattando al singolo non solo il linguaggio ma anche le soluzioni concrete per una quotidianità con obiettivi perseguibili e raggiungibili...

L’ultima domanda entra nel privato della sua vita. Oltre ad una passione per la musica che coltiva anche esibendosi in concerti, ha manifestato e coltivato professionalmente un interesse per la comunicazione, sia come docente che responsabile di corsi di formazione, partecipando a trasmissioni televisive, organizzando, con responsabilità scientifica, congressi e promuovendo eventi e manifestazione di area.
Quali intrecci e quali scambi si creano tra relazione con i pazienti, efficacia della comunicazione, giusta cura?
Estendere al Pubblico concetti di Salute richiede grande attenzione poiché non si tratta di relazione interpersonale e interattiva ma informazione di carattere generale; questo comporta il più possibile rispetto delle prove scientifiche (i dati fanno la conoscenza, non le opinioni individuali, e la Scienza non può permettersi democrazia...) ed una, pur equilibrata, descrizione generalizzata delle metodologie di prevenzione di uno o più problemi contemporanei, dei percorsi diagnostici, dei profili di cura. Sia però nel caso della comunicazione diretta che della informazione generalizzata i Pazienti mostrano grande interesse e rispetto nei confronti del Medico che mostra di cercare di agire secondo Scienza (conoscenza tecnica) e Coscienza (onestà intellettuale e considerazione del Malato), e questo si esprime in modificazioni del comportamento inerente la salute proprio grazie quanto compreso...Questo è a mio avviso il massimo risultato raggiungibile per un Medico, il cui operato deve mirare non alla diagnosi perfetta, ma alla cura più giusta...