Mille parole per l'eguaglianza

A volte la casualità assume funzione stimolatrice.
Mi sono giunti contemporaneamente due libri- che presento a latere “ Legami di cura”- Badanti, anziani e famiglie” di Rosita De luigi, e “Una buona pratica di cura della non autosufficienza” di Franco Caccia.
Non so se Rosita e Franco si conoscono perché i punti di contatto non finiscono nell’uscita contemporanea dei due libri, pur con editori diversi. Nei loro testi ci sono riferimenti comuni ad alcuni concetti:

Ho chiamato questo sito Per lunga vita, “per meglio vivere vecchiaia, disabilità e cronicità” per inviare un messaggio  sereno e obiettivo.
Poi le informazioni e notizie che circolano nei media e nei social, nei congressi, nelle chiacchiere al mercato trattano solo di demenze, fragilità, cronicità con due rimedi: la medicina (visite e farmaci) e lo stile di vita individuale, poi la rassegnazione.
Se si parla di povertà e vecchiaia, il rimedio è un piccolo incremento delle pensioni. Analisi giuste, soluzioni anche corrette, ma sono le sole risposte alla vita delle persone anziane?
C’è un’immagine reale dell’anziano e dell’anziana odierni? Qual è il loro profilo?

Il welfare ha tanti nomi dietro cui si nascondono concezioni, finalità, attori, procedure con interessi diversi, alcuni dei quali, anche se a volte camuffati, non s’indirizzano  esattamente agli interessi generali della collettività.
Ho contato in un utile sito web, (qui), 24 diverse accezioni di welfare, tralasciando sottocategorie o denominazioni sovrapponibili. Alcune si possono integrare tra loro, con indubbi vantaggi, non essendo incompatibili, altre sono a poli opposti, perché con l’offerta di un vantaggio immediato, senza affermarlo, erodono o aggirano le finalità del welfare universalistico con un ruolo di garante dello Stato contro le diseguaglianze sociali.

È una campagna elettorale strampalata, a metà tra una fiera di paese dove gli imbonitori lanciano le loro offerte e sui palchi i guardiani dell’ortodossia economica spiegano le loro ricette “ineludibili”, come se tutti noi non fossimo ancora memori della crisi degli anni passati.
Pur nella necessaria sintesi e chiarezza di messaggi di una campagna elettorale, tutto sembra muoversi sulla contingenza, sui temi che occupano le pagine dei giornali.

Chiuso un anno, il 2017, chiusa una legislatura 2013-2018, da dove si riparte, per andare dove?
Si può fare un piccolo bilancio dell’anno trascorso, ma anche individuare alcuni nodi del welfare, con attenzione alla condizione degli anziani, che, se non risolti, renderanno sempre più difficile la vita loro e dei famigliari.
Le conquiste più significative sono state ottenute nell’area dei diritti civili con alcune leggi importanti: sulle unioni civili e le convivenze (n. 76/2016), sul “Dopo di noi” (n.112/2016), sul Consenso informato e il testamento biologico (n. 219/2017).
Includo in questo elenco, come promemoria per una futura legge, il Fondo pari a 60 milioni di euro per tre anni, in favore di chi assiste familiari disabili e anziani inserito nella Legge di Bilancio 2018, con un aggancio alle  legge quadro sull'assistenza ai disabili  n.104/92).

L’ultima nota di fine anno in “Mille parole”, non può non partire dall’approvazione della legge sul testamento biologico, ovvero la norma in materia di Disposizioni anticipate e di consenso informato. Altri contributi qualificati riprendono su PLV i contenuti specifici e l’iter civile, politico e parlamentare durato decenni.
Qui però, seguendo la traccia di tutti gli apporti raccolti nel corso di questi anni sul tema, vorrei solo inserirla come una vittoria di valori e principi che collimano con gli scopi e la filosofia che PLV ha adottato sin dall’inizio, parlando di diritti, di uguaglianza, di “idee, azioni e servizi per meglio vivere vecchiaia, disabilità e cronicità” come recita la nostra copertina.
Perché questa legge sancisce un diritto, una libertà di scelta, un principio di uguaglianza tra chi si può permettere una morte dignitosa in Svizzera e chi è solo in un letto di ospedale o di una RSA. Tanto più sei solo, anziano e fragile, tanto più hai bisogni di costruirti una rete di protezione che fino all’ultimo salvaguardi la tua dignità, le tue scelte personali.

Una parola ha accompagnato, quasi in sordina, attività e incontri di questi ultimi mesi: formazione. Formazione è richiesta per gli operatori della cura, formazione per i caregiver, formazione per i MMG, formazione per tutte le persone sempre, ma è chiesta quasi sottovoce perché si sa che la formazione è la prima voce su cui ricadono i tagli di spesa, con una miopia ormai irrecuperabile.
Il ricorrere di questa sottolineatura, in molteplici situazioni, è indissolubile dal suo presupposto: il lavoro, sia che esso sia volontario (o ritenuto tale sempre) come per i careviger, sia che rappresenti un’occupazione professionale.

Del vincitore del Premio Nobel dell’Economia 2017 Richard Thaler, di cui non conoscevo neppure l’esistenza, mi hanno colpito nelle motivazioni per l’assegnazione due suoi concetti: uno che gli economisti devono ricordare che di fronte a loro ci sono degli uomini, su cui ricadranno le loro conclusioni e l’altro che, a volte, una spintarella gentile, piccoli aiuti (nudge) possono aiutare un comportamento umano più che tante regole e informazioni. Questi due spunti mi accompagnano su due temi ricorrenti in questo aggiornamento: l’assistenza alle persone con Alzheimer e l’utilizzo delle innovazioni tecnologiche.

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