Mille parole per l'eguaglianza

Una parola ha accompagnato, quasi in sordina, attività e incontri di questi ultimi mesi: formazione. Formazione è richiesta per gli operatori della cura, formazione per i caregiver, formazione per i MMG, formazione per tutte le persone sempre, ma è chiesta quasi sottovoce perché si sa che la formazione è la prima voce su cui ricadono i tagli di spesa, con una miopia ormai irrecuperabile.
Il ricorrere di questa sottolineatura, in molteplici situazioni, è indissolubile dal suo presupposto: il lavoro, sia che esso sia volontario (o ritenuto tale sempre) come per i careviger, sia che rappresenti un’occupazione professionale.

Del vincitore del Premio Nobel dell’Economia 2017 Richard Thaler, di cui non conoscevo neppure l’esistenza, mi hanno colpito nelle motivazioni per l’assegnazione due suoi concetti: uno che gli economisti devono ricordare che di fronte a loro ci sono degli uomini, su cui ricadranno le loro conclusioni e l’altro che, a volte, una spintarella gentile, piccoli aiuti (nudge) possono aiutare un comportamento umano più che tante regole e informazioni. Questi due spunti mi accompagnano su due temi ricorrenti in questo aggiornamento: l’assistenza alle persone con Alzheimer e l’utilizzo delle innovazioni tecnologiche.

Settembre mese dell’Alzheimer, è occasione per fare il punto sullo stato della cura: ricerca, assistenza, prospettive per le persone con demenza.
È condiviso e acquisito un concetto di cura che considera la persona nel suo insieme, ponendo attenzione non solo ai sintomi della malattia, ma anche alle sue possibilità, poche o tante che siano, di poter aspirare al massimo della qualità di vita possibile.
Sono tante le esperienze presentate, da seguire nel loro sviluppo.
C'è un filo comune negli indirizzi teorici proposti che si concentrano sul comportamento delle persone con patologie dementigene, all’esterno nella comunità e nella città e all’interno dei loro luoghi di vita, come una delle manifestazioni della malattia con cui misurarsi.

Si chiamano “buone pratiche”. Sono i risultati di un agire nei vari campi delle attività umane per migliorare la realtà.
Spesso si consolidano in quel luogo, in quel servizio, tra quei cittadini e/o quegli operatori, proseguono nel corso degli anni.
Le buone pratiche connotano tutto il sistema di welfare. C’è uno sforzo da parte di soggetti diversi, dagli Enti pubblici alle Fondazioni, dai Centri culturali alle Associazioni di diversa natura, alle Università a raccoglierle.

Il 15 giugno è stata la giornata mondiale, proclamata dall’OMS, (qui) contro gli abusi sulle persone anziane.
Il 16% delle persone oltre i 60 anni ha subito un abuso: psicologico (11,6%), finanziario (6,8%), trascuratezza (4,2%), fisico (2,6%) o sessuale (0,9%). Tutti questi abusi hanno una ricaduta sullo stato di salute, fisica e psichica.
Non se ne parla molto anche se i 140 milioni di vittime odierne si calcola che saliranno a oltre 320 milioni nel 2050, in parallelo alla crescita degli ultrasessantenni.
C’è un abuso, che non è neppure considerato come tale, di cui si parla ancor meno: le diseguaglianze nelle cure per la salute per questa fascia di persone, rispetto al resto della popolazione.

Accoglienza, inclusione, integrazione. E ancora: curiosità, desiderio, progetto oppure rifiuto, isolamento, solitudine.
Sullo sfondo la marcia di Milano contro razzismo e discriminazione “ Insieme senza muri”.
Cosa c’entra tutto questo con la vecchiaia?
È stata una successione di collegamenti, a ruota libera, casuali, tra sollecitazioni provenienti dalle notizie (la manifestazione di Milano), da attività in corso (lettura dei due libri di Massimo Ammaniti e Tahar Ben Jelloun) da riflessioni e da interrogativi su una sensazione di inadeguatezza degli attuali parametri e strumenti (nelle mie conoscenze) per dare concretezza a un’idea di qualità di vita e benessere per i vecchi, sia che siano nella propria casa sia che accedano a qualche servizio di cura.

…Il problema vero, che si presenta oggi sulle direttive anticipate, è che in una società multietnica e multiculturale è imprescindibile abbandonare gli integralismi, sia religiosi che scientifici, e abbracciare la libertà di pensiero.

…Il movimento a favore del testamento biologico nasce per riappropriarsi appieno del proprio diritto di autodeterminazione. Chi vi aderisce pensa che dobbiamo essere liberi di programmare la nostra vita, ma anche la sua fine, con dignità”. Umberto Veronesi qui su Perlungavita.it (aprile 2011)

Strano paese è l’Italia, in politica ma anche nelle relazioni sociali. Basta leggere le notizie degli ultimi giorni.
Rimane e in che forma la pensione di reversibilità al coniuge superstite (se ne parla all’interno della legge delega di contrasto alla povertà)? Perché tra i dieci milioni di italiani poveri, molti sono i componenti delle famiglie numerose, ma anche molti anziani soli perché vedovi.
I trasferimenti alle Regioni degli stanziamenti del Fondo per le politiche sociali e del Fondo per la non autosufficienza sarà invariato, sarà decurtato, se non azzerato? Che sia decisione dello Stato o indicazione delle Regioni dove togliere questi nuovi pochi spiccioli per il welfare, resta il fatto che si sommano già all’ulteriore riduzione degli stanziamenti per il Servizio sanitario nazionale.