vivere con lalzheimer consigli semplici per la vita quotidiana 9788859011798 cameron j camp libroConsigli semplici per la vita quotidiana. E’ nel sottotitolo del libro “Vivere con l’Alzheimer” la sintesi di questo volume, da poco uscito per i tipi della casa editrice Erickson, scritto da Cameron J. Camp, tradotto e presentato nell’edizione italiana da Elisabetta Farina, neurologa da anni conoscitrice degli studi di questo psicologo.
Ho già presentato diversi libri di questo editore, usciti nella collana “ Assistere gli anziani”, curata da Maria Luisa Raineri, in cui le diverse manifestazioni invalidanti del morbo d’Alzheimer- la perdita di memoria, il momento del pasto e dell’assunzione del cibo, il ritiro dal lavoro, la ricostruzione di nuovi spazi di vita- erano affrontati con l’obiettivo specifico di valorizzare tutte le risorse residue della persona con demenza, rispettare la sua dignità e cercare di garantirle una condizione di vita serena, qualitativamente accettabile.


La persona era sempre al centro dell’esperienza e dell’analisi e il testo era l’aiuto ai caregiver professionali e famigliari ad assicurare buone condizioni di vita.
Questo nuovo volume, uscito in una collana diversa “Capire con il cuore” assume sempre questi due parametri: la persona con la sua storia e tutte le abilità conservate e possibilmente anche recuperabili.
Si aggiunge però un ulteriore tassello, frutto degli studi specifici e dell’esperienza professionale di Cameron J. Camp. Il libro è un manuale pratico d’istruzione per una metodologia comportamentale in cui analisi e studi approfonditi sono tradotti in consigli pratici e procedure e schemi operativi.
La produzione scientifica dell’autore ad esempio sullo spaced retrieval (rievocazione a intervalli), sull’attenzione programmata, sul condizionamento classico trovano la traduzione nella quotidianità della vita delle persone.
L’autore aggiunge poi per rendere più agevole la lettura, uno stratagemma narrativo, adottando lo schema del thriller, in cui i protagonisti sono le persone con demenza che danno vita a tante storie. Per ognuna di queste storie non può essere adottato il ragionamento più diffuso “ si comporta così perché ha una demenza e sappiamo che ha una demenza perché si comporta così”. Occorre, dice l’autore, domandarsi sempre perché questo accade nel concreto e non cristallizzarsi in un “nichilismo terapeutico”.
E’ vero che la perdita di memoria è sicuramente uno dei sintomi più evidenti e penalizzanti della malattia, ma questo stato può essere associato a tre diversi problemi: l’apprendimento di nuove informazioni (la bacchetta magica cattiva) e il ricordo di informazioni già apprese (la macchina del tempo all’indietro e la colla sulla punta della lingua).
Poi adottando il metodo investigativo Cameron J.Camp, indica i diversi passaggi, a) Conoscere il “colpevole” (la memoria), b) conoscere la “vittima” (la persona con demenza) c) raccogliere le prove, d) seguire la procedura, e) nuovo apprendimento.
Ognuno di questi passaggi è descritto con tante storie accadute o sintetizzate dall’autore, in cui si segue il metodo indicato e si conclude con una sintesi sulla lezione appresa. Ne ho annotate alcune di queste lezioni, perché dietro la loro semplicità quasi banalità c’è un grande insegnamento: la persona con demenza è prima di tutto una persona e prima di mettere un’etichetta capiamo in realtà chi è, cosa vuole o vorrebbe, cosa sa fare.
Diamole l’opportunità di esprimere e raccontare qual è la sua cultura e il suo ambiente di provenienza, quali sono ancora le competenze e le capacità.
Mi ha colpito un passaggio. Mi sono chiesta: quando e quante volte operatori e caregivers informali hanno verificato se la persona sapeva ancora leggere? Quante volte si è pensato di utilizzare questa capacità residua, specie in uno stadio lieve o medio della malattia, per coinvolgerla in attività anche d’aiuto agli altri quali la lettura del giornale o di storie? Credo che sul mantenimento di capacità e attenzione a fare e ascoltare musica, ci si sia anche ricreduti, sulla capacità di lettura per se o per gli altri ho qualche dubbio.
Nella fase di raccolta delle prove, a fronte di comportamenti problematici / ripetere la stessa domanda, assumere atteggiamenti incomprensibili, rifiutarsi di fare determinati cose)ci si pone la domanda “ perché ciò sta accadendo?”.
Sono elencate le cause da indagare: un problema fisico, una stimolazione non corretta, mancata soddisfazione di bisogni umani fondamentali, necessità di modificare l’ambiente fisico o l’ambiente sociale. Sono suggeriti accorgimenti e stratagemmi per ottenere risultati come con “Il libro della memoria”.
Qui mi sono chiesta: quante volte poiché la persona non sa esprimersi, si è cercato di capire se aveva male da qualche parte?
Due annotazioni finali molto particolari. Il metodo e il supporto scientifico all’azione di Camp trae origine, in modo sorprendente dal concetto educativo dei bimbi di Maria Montessori, la grande educatrice e pedagogista italiana.
L’ultima segnalazione rafforza ancora l’obiettivo “istruttivo” del manuale.
Dopo aver per le diverse situazioni utilizzato il metodo investigativo, alla fine Camp propone la prova finale. Presenta una serie di casi irrisolti e chiede ai lettori/allievi di risolverli con la teoria e la pratica illustrata nel libro. Per favore non dite: ha la demenza e non capisce niente” provateci! Buon lavoro!

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