Cinque domande a...

marco toscaniMarco Toscani- Regista e web reporter- Autore di cortometraggi sulla demenza, sulla sessualità dei disabili e su temi socaili

“L’arte deve scuotere e non sempre consolare! Arte, sentimento e lealtà del racconto a volte superano la realtà, coinvolgono emozioni e sentimenti e servono a contrastare falsi miti, luoghi comuni, errori e disinformazione, a far mutare opinioni e atteggiamenti. A insegnare.”
Prendo in prestito l’incipit di un articolo su Perlungavita.it di Ferdinando Schiavo amico comune e collaboratore di questo sito, quando si parlava del suo corto sull’Alzheimer “Ti ho incontrata domani”, la sua prima opera che ha raccolto notorietà, diffusioni e riconoscimenti nazionali e internazionali. A quasi tre anni di distanza cosa ci racconta della storia di Anna, Mario e della loro figlia e di questo film?

eloisa stellaEloisa Stella- Co-fondatrice e vice-presidente dell’Associazione Novilunio Onlus- Laurea e  master in antropologia socio-culturale e -consulente della Commissione Europea per la valutazione di progetti che promuovono l’invecchiamento attivo e le tecnologie per le persone anzianediploma in marketing e comunicazione

Venticinquesima giornata e settimo mese mondiale dell'Alzheimer (e delle patologie dementigene). Perlungavita, nasce per perseguire e promuovere un’idea di cura in cui la persona, con i suoi famigliari, rimane, indipendentemente dalla sua patologia, protagonista del suo percorso di vita. Questo principio sembra difficile da adottare quando si parla di patologie cognitive degenerative, ma crediamo sia perseguibile. L’Associazione “Novilunio” ha nel corso di questi anni elaborato un proprio progetto, in cui i pazienti e i loro famigliari sono protagonisti attivi nella vita quotidiana e nel percorso di cura. Ha un team di lavoro “anomalo” (logopedista/esperto in tecnologie assistive, un’antropologa, un avvocato) rispetto ad altre equipe del settore, agisce con metodologie innovative. Ci può presentare “Novilunio” anche oltre quanto scritto nel vostro sito?

ilaria tutiIlaria Tuti- Ha studiato economia, ma da sempre è appassionata di fotografia e pittura.
Prima della pubblicazione di Fiori sopra l'inferno aveva già ottenuto i premi “Gran Giallo Città di Cattolica 2014”, “Carabinieri in Giallo 7” e “Delitti in Giallo”. (Foto © Beatrice Mancini)

Dopo tutte le interviste e le recensioni pubblicate sul suo libro “ Fiori sopra l’inferno”, che raccoglie ancora tanto interesse a oltre sei mesi dall’uscita in libreria, è difficile riuscire a fare domande originali.
Un grande successo l’ha riscosso la protagonista, la commissaria Teresa Battaglia, (già il cognome è un indizio) una sessantenne un po’ malandata, con tante sfaccettature. Ha dichiarato in più occasioni che era un personaggio che aveva in mente da tempo, prima di dargli vita in un libro.
Sicuramente anomala rispetto i profili (per usare un termine ricorrente nel libro) di altri investigatori. Scelgo, per affinità con i temi del sito, di soffermarmi su Teresa. Quale figura voleva (vuole) che Teresa sia?

paolo cendonPaolo Cendon- Professore ordinario di Diritto Privato nell’Università di Trieste-Ha redatto nel 1986 il progetto di legge base per il provvedimento sull’Amministrazione di sostegno- Cura la rivista www.personaedanno.it - Coordina la c.c. scuola triestina, che ha "inventato" il danno esistenziale, figura centrale della nuova responsabilità civile 


Nella sua storia personale e professionale ci sono coincidenze o segni del destino o più razionalmente esperienze e frequentazioni di luoghi, che hanno attraversato la sua adolescenza ma poi indirizzato i suoi interessi di studioso.
Ne cito due che lei menziona e descrive: le visite, per le responsabilità dirigenziali di suo padre all’economato della Provincia di Venezia, al manicomio maschile nell’isola di San Servolo e la conoscenza diretta dei ricoverati. L’altra pietra miliare, come lei racconta, sono state le visite, da docente di diritto privato al Centro ex manicomio di San Giovanni di Trieste dove Franco Basaglia, cominciò la sua demolizione non solo dei luoghi di segregazione, ma anche di una cultura che emarginava i diversi.
Come riassumerebbe queste due tappe della sua vita?

rosita deluigiRosita Deluigi- Professore Associato di Pedagogia generale e sociale presso l’Università degli Studi di Macerata– Dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni Culturali e del Turismo 

Questo colloquio riprende una riflessione che sto conducendo su PLV, iniziata con lei in una intervista quasi tre anni fa a margine di un suo libro “Abitare l’invecchiamento” . È proseguita cercando di dare una identità agli anziani di oggi. Ora vorrei inserire, letti sempre con una visione pedagogica, temi nuovi presenti nella sua recente pubblicazione Legami di cura - Badanti, anziani e famiglie”.
Iniziamo cercando di definire un lessico diverso nel riferirsi a una fascia di persone: vecchiaia/ longevità, processo/ fase, invecchiamento attivo/ cura, dignità-progettualità/ fragilità che lei cita. Qual è la cultura che ci sta dietro e cosa c’entra la pedagogia?

sergio trammaSergio Tramma- Professore di Pedagogia generale e sociale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Sull’invecchiamento ha pubblicato tra l'altro:  Il vecchio e il ladro, Guerini, 1989, Gli anziani nelle strutture residenziali  ; Inventare la vecchiaia, 2000; I nuovi anziani, 2003; Pedagogia della vecchiaia, 2017.

La vecchiaia dai titoli di sue pubblicazioni: “Il vecchio e il ladro”, “Inventare la vecchiaia”, I nuovi anziani, e da ultimo, a quindici anni di distanza “Pedagogia dell’invecchiare”. Sono due filoni intrecciati: cosa è la vecchiaia e come vivere (bene) la tarda età. Iniziamo dal primo: cosa è la vecchiaia, una categoria anagrafica, una condizione fisiologica, una storia personale con esperienze, scelte, opportunità?
La vecchiaia è tutte queste cose insieme, e forse anche qualcosa in più: è una categoria anagrafica, ma una categoria della quale risulta sempre più difficile individuare l’inizio; è una condizione fisiologica che è molto mutata nel corso degli ultimi decenni; una storia individuale sì, ma collocata all’interno di molte e diverse storie collettive. In altri termini, è difficile identificare, descrivere e definire la vecchiaia, anche se questa è una tentazione, forse un’esigenza, diffusa tra le persone, magari solo per capire se si è già, o non si è ancora, in un’età che, ancora oggi, è ritenuta problematica. L’incertezza attorno alla vecchiaia è dovuta anche ai cambiamenti sociali che si sono verificati negli ultimi anni.

loretta rocchettiLoretta Rocchetti-  Medico. Diploma di Specialità in Medicina del Lavoro. Diploma in etica e filosofia della medicina, Fond. Internazionale Fatebenefratelli, Roma- PhD Santé publique (Bioéthique) "magna cum laude" Facoltà di Medicina dell'U.C.Lovanio - Bruxelles- Formatrice-  Membro dell'Organismo provinciale trentino di coordinamento della rete per le cure palliative.

Dopo quattro anni di corsi sull’accompagnamento alle ultime fasi della vita, rivolti agli operatori delle RSA- in prevalenza infermieri e operatori sociosanitari- ha preso corpo questo libro (qui), dove la narrazione è di chi nella pratica quotidiana accompagna, oltre che con attività assistenziali- con uno sguardo, una carezza, una presenza silenziosa, un ascolto disponibile- il fine vita degli ospiti. 

giorgio bertGiorgio Bert- Medico, specialista in medicina interna e cardiologia, libero docente in semeiotica medica presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Torino. Tra i fondatori  dell’Istituto di Counselling Sistemico CHANGE (1989), fondatore e primo presidente (1988-2003) della Società Italiana di Counselling  Sistemico (SICIS).I suoi attuali ambiti di studio sono la narrazione e l’autobiografia applicate alla formazione dei medici e degli altri professionisti della cura

Di medicina narrativa ora si parla spesso, forse con idee diverse. Provando un po’ a chiarire, cosa è la “medicina narrativa” e cosa non è. Perché costruisce una relazione terapeutica e di cura?

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