Libri

Copertina LonganesiFiori sopra l inferno PIATTOCi sono tanti protagonisti in questo libro “Fiori sopra l’inferno” che sta riscuotendo tanto successo. È alla sesta edizione a poco più di sei mesi dalla pubblicazione.
In un paesaggio montano affascinante, bucolico ma spesso incombente e pauroso, rilassante ma anche misterioso, si muovono tanti protagonisti, ognuno con un ruolo specifico nella storia.
Ci sono gli abitanti di questo paesino, Travenì, un nome inventato, ma simile a tanti altri dell’alta montagna del Friuli, una comunità chiusa, ostile, non preparata ai cambiamenti, spaccata al proprio interno tra i cittadini, le istituzioni, i rappresentati delle Forze dell’ordine, ma omertosa nel coprire, anche i comportamenti più spregevoli. La frattura più pesante, anche se nascosta o ignorata è tra gli adulti e i bambini, che difendono la propria sopravvivenza alleandosi e sostenendosi tra loro.

manuela vaccariIL TEMPO DELLA CREAZIONE***
Quando ho saputo [1] che mia figlia aspettava un bambino, la gioia è stata per lei: sentivo che finalmente realizzava ciò che desiderava, che aveva conferma della sua integrità, della sua salute e della sua capacità generativa. Per me ho provato il sentimento della fine di un’epoca: come un completamento, un ciclo che si chiude. Ho pensato a un passaggio storico, al compimento della mia opera di madre, perché da ora mia figlia si sarebbe trovata al mio posto e io in una nuova posizione. Grazie a Francois Fleury [2] , etnoterapeuta e studioso di culture, ho ritrovato questa visione rappresentata tra le donne Kabil, dell’Algeria. Hanno un proverbio che recita: l’opera di una madre si conclude quando la figlia diventa madre a sua volta[3] .

I dirittiÈ la nostra un’età dei diritti, in cui più soggetti si affacciano al mondo rivendicando una loro visibilità, una loro individualità, il loro esserci in questa società e quindi un loro diritto a poter fruire e reclamare - indipendentemente dalla situazione personale, intellettiva, sanitaria, sociale, anagrafica - della considerazione, protezione e difesa da parte dell’assetto istituzionale e giuridico del loro paese.
Se alcune di questi individui/ cittadini hanno, per ragioni diverse, meno possibilità, opportunità, strumenti per veder rispettati dignità, salute, integrità, benessere è la società nel suo insieme che deve fornire le ancore di salvataggio e in questo caso diritti e istituti che garantiscono condizioni uguali di partenza.

“Legami di cura” rimandano subito ad altre situazioni: relazioni, confronti, contaminazioni, intrecci tra le persone, servizi, tradizioni, prestazioni.
In questo nuovo libro sui temi della longevità e della comunità, dopo “Abitare l’invecchiamento” Rosita Deluigi, mantenendo il suo sguardo pedagogico sul tema, mette sotto i riflettori le badanti, questa figura sempre un po’ trasparente, delineata per ciò che fa e mai per ciò che è.
Esistono tanti libri sulle badanti, in particolare per sottolineare, come madri, il dramma che hanno alle spalle dei figli abbandonati, “gli orfani bianchi”. Oppure il libro “meravigliato” di qualche buona penna che, per esperienza diretta, scopre che dietro la badante c’è la persona. Pochi sono quelli sulla donna, la lavoratrice, la migrante, l’essere umano.

 È il racconto di un’esperienza, questo volume edito dai due partner promotori, l’INPS nell’ambito del suo progetto Home Care Premium (HCP) e l’Azienda Sanitaria provinciale di Catanzaro soggetto attuatore con altri enti e associazioni presenti nel territorio del distretto Catanzaro Lido, ma non solo. Lo scrive, con altri, il sociologo Franco Caccia, coordinatore del progetto, di cui ci illustra, con un contributo specifico per PLV, il percorso e i risultati.
Ho scelto di presentare il libro per tre motivi precisi:
• È la sintesi finale di un progetto conosciuto perché presentato in diversi convegni e iniziative in tutta Italia;
• È un prodotto specifico del progetto HCP attuato a Catanzaro;
• È per se stesso un “progetto” comunicativo, pensato e realizzato con alcune scelte editoriali e grafiche precise.

Quattro testi s’interrogano sulla vecchiaia, ognuno con una prospettiva diversa: due " I nuovi anziani" e  "Inventare la vecchiaia"sull’identità del nuovi anziani e su una vecchiaia da inventare; due, il primo e l’ultimo, " Il vecchio e il ladro" e  Pedagogia dell'invecchiare"nell’ordine di pubblicazione, sull’educazione e formazione di una persona anziana o in procinto di diventarlo.
Sono stati scritti da Sergio Tramma, pedagogista, docente di Pedagogia generale e Pedagogia sociale presso l’Università degli Studi di Miano Bicocca
Dopo decenni di immersione nel tema “anziani”, mi continuo a chiedere perché non solo in Italia, ma qui più che altrove, la vecchiaia risulta solo una condizione negativa, quasi sempre sinonimo di tristezza, fragilità, deficit e menomazioni. Storie diverse assumono solo il significato di “eccezioni che confermano la regola”. Si prospetterebbe il prossimo trentennio come un mondo tristissimo popolato per oltre un terzo solo da sofferenti, apatici e “parassiti”, con disturbi cognitivi galoppanti. Se la depressione è uno dei sintomi più influenti sul decadimento cognitivo, la cultura imperante ne diventa l’untore incontrastato.

Negli occhi di chi cura Edizioni EricksonUno spaccato, anche angosciante, sul mondo sommerso e sconosciuto delle RSA e di altri presidi assistenziali residenziali, qualunque sia il loro nome e chiunque siano i loro ospiti.
Chi a vario titolo frequenta questi spazi coglie, purtroppo sempre più spesso, che c’è una cappa che opprime tutti: lì si va per morire.
Questo è l’impatto iniziale nel leggere le prime pagine del libro “Negli occhi di chi cura- L’accompagnamento nelle ultime fasi della vita in RSA” di Loretta Rocchetti, pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Erickson.
Loretta Rocchetti è un medico e ha raccolto i materiali per il libro dai corsi di formazione, promossi in Trentino dall’UPIPA (Unione Provinciale Istituzioni per l’Assistenza) per operatori di RSA che si sono sviluppati per quattro anni in 12 edizioni.
Però leggendolo e immedesimandosi nel rapporto tra quegli anziani e quegli operatori si è investiti dalla ricchezza e dall’umanità che in esso sono riversate, ben oltre le prestazioni tutelari e sanitarie che sono erogate.

patrizia taccaniQualche volta per classificare nella propria mente un libro tornano utili delle parole-chiave. Chiuse le pagine del romanzo di Kent Haruf, “Le nostre anime di notte”, mi sono venute alla mente queste: tenerezza, pudore, rispetto, empatia, fiducia, semplicità, quotidianità, cautela, calma; ma anche coraggio, determinazione, forza, anticonformismo, eccezionalità, audacia, ardore. Sono termini riferiti a caratteristiche dei due personaggi principali, Addie Moore e Louis Waters, ma forse ancor più ai loro comportamenti, alle loro azioni, al modo con cui creano il loro rapporto.

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