Libri

Doris Lessing with 2007 Nobel Prize in LiteratureDoris Lessing e l’amore: tanti tipi di amore, che coinvolgono le donne anche nell’età che non è più nella società ritenuta conveniente o consacrata a questi sentimenti.
Ma Lessing, anticonformista e insofferente delle regole, non riducibile a dogmi e slogan, neppure a quelli del femminismo in cui non si riconosceva, ha sempre sparigliato le carte.
Chi ricorda le sue immagini, quando al ritorno dall’aver fatto la spesa, con la borsa in mano, trovò i giornalisti che le annunciarono che aveva vinto il Nobel (2007) e Doris commentò “ O Cristo!”.O tutti i suoi libri e sue relative foto con i gatti? Ho seguito questa traccia dell’amore o meglio dell’innamoramento delle donne in età avanzata per riprendere in mano alcuni suoi libri, alcuni già letti, altri legati da elementi editoriali.

Al giardino Pia peraIniziare a leggere il libro di Pia Pera “Al giardino ancora non l’ho detto” (Ponte alle Grazie, 2016) significa aver fatto una prima autoanalisi e deciso di procedere. Si conosce perfettamente “la Trama”: il diario di una persona che si racconta negli ultimi mesi della sua vita, sapendo di non aver scampo.
Tutti hanno parlato della pubblicazione, quando l’autrice era ancora in vita, perché uscì nel febbraio 2016 e Pia è morta di SLA nel luglio dello stesso anno.
Tutto di una drammatica realtà, una narrazione quasi in diretta. Poi cosa c’entra il giardino? Per chi non la conosce una corsa a leggere biografia e pubblicazioni. Si scopre che ha scritto tanto sul giardino e sull’orto, ma era anche docente di Letteratura russa all’Università di Trento.
Nel libro c’è tutta questa sua vita e ci sono questi suoi amori: le piante e i fiori del giardino, gli innumerevoli amici, di cui si perde il conto, che arrivano e partono dalla sua casa in Lucchesia, la cagnolina Macchia, il giardiniere singalese Giulio, Lenuca la donna delle pulizie.

Il rumore EvitaÈ una storia dolcissima, piena di tenerezza e di sogni, questa opera prima di Evita Greco “Il rumore delle cose che iniziano” (Rizzoli editore).
Ci sono due protagoniste, Teresa e Ada, nonna e nipote. Ci sono diversi ambienti nello sfondo: una casa con un ulivo, un ospedale con i suoi corridoi come tanti meandri da cui si scompare per finire in una qualche camera, c’è un loft, c’è una casa tanto perbene.
Ci sono degli altri comprimari, Matteo l’uomo del racconto, Giulia un’infermiera.
Ma è Ada un “piccolo principe” al femminile che nel suo viaggio da adulta incontra persone, pensieri, azioni che pongono tanti interrogativi alla sua immagine del mondo.
Ada è stata abbandonata dalla madre, che una mattina ha deciso che voleva fare altro e ha lasciato la figlia alla nonna Teresa, scomparendo.
Sarà questo senso di abbandono, di storie che finiscono, di paura di essere lasciata sola, che scolpiranno la sua vita sin dai primissimi anni.

Via Ripetta 155 di Clara SereniÈ uscito più di un anno fa, ma l’ho riletto perché trovavo una contiguità con i temi dell’abitare e delle scelte delle donne, di cui ho parlato presentando “Il terzo tempo” di Lidia Ravera.
“ Via Ripetta 155” (Giunti editore) di Clara Sereni parla di un modo di intendere la casa, ma soprattutto di ragazze, della loro crescita e sfida al mondo, dalla famiglia alle consuetudini, dalla politica ai rapporti sessuali, dalle relazioni interpersonali all’amicizia con ragazzi e ragazze. Sono gli anni che scorrono, dal 1968 al 1977, che tendono a essere dimenticati, ancor più spesso demonizzati, in blocco, quando invece ideali, sentimenti ed emozioni erano diversi in quel decennio. Mutarono dall’inizio quando si pensava di cambiare il mondo in una lotta collettiva alla fine quando iniziarono gli attentati, le gambizzazioni e i tragici eventi terroristici degli anni ottanta.

Ravera DEFA fine lettura di questo nuovo libro di Lidia Ravera “Il terzo tempo” (Bompiani editore, 2017) mi sono chiesta se Costanza, la protagonista avrebbe suscitato nelle donne adulte/anziane sensazioni condivise, possibili identificazioni, sentimenti di vicinanza.
Quando si legge un libro, che racconta, anche se in forma di romanzo, un periodo importante della storia personale e nazionale, entrano in gioco non soltanto i gusti letterari di ciascuno, le preferenze stilistiche, il rapporto che s’instaura con i personaggi.
C’è di più. Ci sono le proprie esperienze individuali, politiche, sociali che fanno da filtro. In questo libro ci si misura anche con questo soprattutto, quando, come nel mio caso non è primaria la recensione letteraria, ma la riflessione sul nostro essere donne in quel periodo e ora. Riflessione che credo anche l’autrice voglia sollecitare.
Costanza è una donna di 64 anni che, ereditando alla morte del padre un palazzo a Civita di Bagnoregio-uno di quei piccoli splendidi borghi di origine etrusca e medievale dell’Italia centrale che sta scomparendo - pensa di trasformarlo in una “comune”, riedizione moderna delle coabitazioni degli anni 60/70.

2017 Troppa MedicinaTroppa medicina” è il nuovo libro di Marco Bobbio, cardiologo, responsabile dei trapianti di cuore a Torino e primario di Cardiologia a Cuneo. Ora è segretario di Slow Medicine, un’associazione di cittadini, pazienti e professionisti che s’impegnano, dice il motto, per una medicina “sobria rispettosa e giusta”. Di questo poi parleremo alla fine.
Non è per Bobbio, questo tema, una scoperta dell’ultima ora. È un colloquio letterario, certamente, ma ai margini di un percorso di riflessioni ed esperienze professionali, iniziate quasi venticinque anni fa, quando uscì il libro “Leggenda e realtà del colesterolo. Le labili certezze della medicina”. Queste labili certezze nel secondo libro (2007) “ Il malato immaginato” sono diventate“ I rischi di una medicina senza limiti” per poi evolversi (per il momento) in “Un uso eccessivo può nuocere alla salute”.

Lha uciso leiDopo aver letto “Mia madre la mia bambina” ed ora “L’ha ucciso lei” (prima anche altri) mi sono chiesta come definire questo tratto lieve, empatico, che spinge Ben Jelloun a narrare storie di vecchi con un’attenzione e un’immedesimazione nella loro condizione che non è solo del letterato. Vi è la dolcezza con cui è stato vicino alla madre colpita da demenza e in “L’ha ucciso lei” il rispetto riservato a Mohamed, operaio in una fabbrica della banlieu parigina dopo essere stato costretto ad abbandonare il suo povero villaggio nel Sud del Marocco.
Conoscevo lo scrittore e il suo impegno sociale, ma non avevo mai letto la biografia per intero, se non quella molto sintetica, nascosta nella terza di copertina do ogni volume. Solo dopo ho capito.
C’è lo scrittore ma anche lo psicoterapeuta, formatosi per il dottorato negli ospedali francesi sulla solitudine e il disadattamento degli immigrati arabi.

la curiosita non invecchiaLa vecchiaia esce dagli studi demografici o medici, dai Piani sanitari e sociali nazionali e suscita la curiosità di studiosi diversi. Si aggiungono a quelle decine di persone che, confrontandosi con la malattia di Alzheimer di un parente, l’hanno raccontata, con esiti diversi, al pubblico in decine di libri pubblicati negli ultimi anni, nuovi diari di vita monotematici, per aiutare a metabolizzare.
Ci sono anche studiosi di discipline diverse dalla sociologia e della demografia che indagano, sentendosi prossimi a farne parte, su cosa è la vecchiaia.
Lo hanno fatto, tra gli altri, l’antropologo Marc Augè (qui) ed ora lo psicanalista Massimo Ammaniti, che si è sempre occupato dei temi della genitorialità, della maternità, dello sviluppo infantile e dell’adolescenza.
Perché questo interesse e come lo affronta Ammaniti?