È il racconto di un’esperienza, questo volume edito dai due partner promotori, l’INPS nell’ambito del suo progetto Home Care Premium (HCP) e l’Azienda Sanitaria provinciale di Catanzaro soggetto attuatore con altri enti e associazioni presenti nel territorio del distretto Catanzaro Lido, ma non solo. Lo scrive, con altri, il sociologo Franco Caccia, coordinatore del progetto, di cui ci illustra, con un contributo specifico per PLV, il percorso e i risultati.
Ho scelto di presentare il libro per tre motivi precisi:
• È la sintesi finale di un progetto conosciuto perché presentato in diversi convegni e iniziative in tutta Italia;
• È un prodotto specifico del progetto HCP attuato a Catanzaro;
• È per se stesso un “progetto” comunicativo, pensato e realizzato con alcune scelte editoriali e grafiche precise.

È un racconto condensato di cinque anni di attività, riflessioni, iniziative che sono state pensate e realizzate con “creatività” all’interno del progetto HCP a Catanzaro Lido.
Si avvale però di contributi e riflessioni di soggetti esterni, oltre che dei protagonisti interni, che danno un valore aggiunto al libro. Non si informa soltanto, ma si riflette anche su ciò che si è fatto, su cosa si dovrebbe fare e come sarebbe necessario procedere.
Questo spazio “seminariale” oltre che da Franco Caccia, coordinatore principale è condotto da Franco Prandi, sociologo, esperto di formazione e organizzazione dei servizi socio-sanitari, già direttore amministrativo dell’azienda sanitari di Reggio Emilia, da Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del Lavoro presso l’Università “La Sapienza” di Roma, dove è stato preside della facoltà di Scienze della Comunicazione, che interviene nella prefazione e con una postfazione. Nel confronto scritto intervengono anche rappresentanti dell’ASP e dirigenti di altre associazioni coinvolte, illustrando e commentando le singole attività maturate nel corso dei cinque anni di lavoro.
Da queste riflessioni iniziali traggo alcuni spunti partendo dalla prefazione di Franco Prandi che parla di conoscenza che permette di recuperare le connessioni, prevedere sconfinamenti tra saperi per aggredire la complessità e renderla qualità positiva e stimolante.
Ancora, dalle parole di Prandi, da questa propensione si possono raccogliere i diversi punti di vista e maturare quelle responsabilità condivise che da consigli e apporti individuali fa emergere il valore della comunità e dell’insieme, valorizzando un capitale sociale.
L’esperienza di Catanzaro può essere la premessa per un nuovo welfare che nasce dal basso, una proposta di cambiamento che tiene conto della sostenibilità e delle ricadute, che individua concetti diversi del lavoro e nuove categorie professionali, che vanno oltre le prestazioni. Dell’esperienza di Catanzaro che Prandi ha seguito con attenzione, recupera alcune parole chiave: Istituzioni, persone, comunità, ma anche reti, relazioni, luoghi di scambio per eccellenza, in condizione paritetica, per aver cura delle persone e delle loro necessità.
Prandi lancia anche alcune “provocazioni” quando parla della salute come “bene comune” con tutte le sue implicazioni non ultima quella che si riflette e si proietta anche sulle istituende “Case della salute”, interrogandosi su finalità e funzionamento, sulla loro “anima” come ho scritto in altra parte.
De Masi fornendo alcuni numeri sulla situazione economica italiana, passata e presente (nonché futura) si chiede se non diventa quasi necessario e obbligatorio prevedere in ogni famiglia un Piano B di sopravvivenza, qualora si andasse incontro a una decrescita economica che cambierebbe tutta l’attuale struttura sociale, il “fondamentalismo umanista basato sull’equità dello Stato sociale”, come costruito nell’Europa del secolo scorso, che ha anche rappresentato la sua più significativa conquista di civiltà. Conclude : questa istituzione socioeconomica, la più nobile che sia stata concepita, merita di essere adeguata, non soppressa. I tentativi di un welfare diverso che nasce dal basso possono assumere una grande importanza.
Del contributo di Franco Caccia, ripreso anche nell’articolo, riprendo due parole chiave : la CASA, che è entrata nello slogan promozionale del progetto “perché non c’è posto migliore della tua casa” (esplicitando e alleggerendo il messaggio in inglese del progetto INPS!) in un’idea di welfare di comunità e “creatività” che ritorna più volte nei diversi capitoli.
Nel suo ruolo di coordinatore del progetto, ma anche di dirigente dell’U.O. Servizi sociali dell’Azienda sanitaria di Catanzaro alla fine del libro si interroga sulle prospettive, partendo da uno scopo iniziale di una rielaborazione collettiva dell’esperienza progettuale sia per i processi e le procedure attivate, nonché per le aspettative create nella comunità, nelle famiglie, nei beneficiari diretti, nei lavoratori e negli enti coinvolti.
In particolare sottolinea il valore di questa esperienza in termini di cura/occupazione , di valorizzazione delle professioni presenti, più o meno visibili, nel lavoro di cura (urgente è la collocazione dell’assistente famigliare nell’abito della cura), di ripensamento del welfare, che nasce dal basso, in un nuova idea di salute come bene comune e di comunità sostenibile, anche se, pur essendo un progetto all’interno di un ASL, è molto in ombra il legame con i servizi sanitari, dal medico di medicina generale sino ai servizi specialistici e ospedalieri.
Mi interessa in questo spazio parlare del libro anche come strumento di comunicazione e di confronto. In questa ottica è stato inserito come prodotto progettuale.
Questo volume è un racconto popolare iconografico, una storia del territorio, della sua gente e della sua cultura.
Il libro raccoglie immagini diverse: persone, luoghi, momenti di attività e di tutti i materiali di promozione e di diffusione utilizzati per informare, coinvolgere e promuovere.
Credo possano divenire anche un oggetto specifico di studio della comunicazione all’interno di un ente pubblico, in particolare in campo sociale.
Purtroppo nei servizi alla persona troppe volte si ha l’idea che parlando di sociale si parli solo di povertà e disgrazie e forse anche a cittadini di serie B che devono prendere ciò che viene loro offerto, senza interrogarsi in merito.
In questo caso i contenuti di progetto sono illustrati, spiegati con modalità diverse, in cui foto di persone singole o in assemblea si affiancano alle diapositiva di lavoro, a volantini, manifesti , ritagli di giornale e infografiche, monumenti storici e fotogrammi della comunità Arbarëschë a proverbi in dialetto e piatti tipici.
Im primo impatto, lo confesso, lascia un po’ perplessi, perché non si sa bene su cosa concentrarsi se sulla foto che colpisce immediatamente o sul testo scritto. Poi si colgono le scelte stilistiche adottate, anche nei caratteri e nell’impaginazione e tutto diventa più chiaro. Mi permetto solo di osservare che forse proprio nel testo scritto- caratteri, formattazioni, colori- più uniformi avrebbero aiutato la lettura e la collocazione dei paragrafi nello spazio giusto.

NB. Chi è interessato può farne richiesta all'ASP di Catanzaro

Caccia HCP


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