Il rumore EvitaÈ una storia dolcissima, piena di tenerezza e di sogni, questa opera prima di Evita Greco “Il rumore delle cose che iniziano” (Rizzoli editore).
Ci sono due protagoniste, Teresa e Ada, nonna e nipote. Ci sono diversi ambienti nello sfondo: una casa con un ulivo, un ospedale con i suoi corridoi come tanti meandri da cui si scompare per finire in una qualche camera, c’è un loft, c’è una casa tanto perbene.
Ci sono degli altri comprimari, Matteo l’uomo del racconto, Giulia un’infermiera.
Ma è Ada un “piccolo principe” al femminile che nel suo viaggio da adulta incontra persone, pensieri, azioni che pongono tanti interrogativi alla sua immagine del mondo.
Ada è stata abbandonata dalla madre, che una mattina ha deciso che voleva fare altro e ha lasciato la figlia alla nonna Teresa, scomparendo.
Sarà questo senso di abbandono, di storie che finiscono, di paura di essere lasciata sola, che scolpiranno la sua vita sin dai primissimi anni.

La nonna che veglia sulla nipote con attenzione, ma anche con tanto amore e sensibilità le offrirà un’ancora cui aggrapparsi, uno stratagemma cui ricorrere per cogliere il bello là dove pare che tutto scompaia. Perché quando c’è una fine, c’è sempre qualcosa d’altro che incomincia. C’è il rumore delle cose che iniziano e che occorre saper ascoltare, cogliere e amare: “Il rumore di un’orchestra quando gli strumenti vengono accordati, un attimo prima che il concerto inizi. Quello che fanno le foglie quando si alza il vento.”
Leggendo la biografia dell’autrice si apprende che Ada porta con sé qualcosa d’importante della sua creatrice: la dislessia. Per Ada sarà uno scoglio molto duro, un ostacolo sempre frapposto tra lei e gli altri: i compagni di classe, le maestre, i colleghi di lavoro.
La presenza e la protezione della nonna a un certo punto vengono a mancare, perché Teresa è colpita da un tumore ed entra in ospedale.
Finisce quella loro convivenza fatta di complicità anche nelle difficoltà, di aiuto e di gesti quotidiani rassicuranti, di condivisione delle proprie debolezze e delle proprie forze, che la stessa casa con il suo ulivo tutelava.
Iniziano nell’ospedale, come la nonna ha insegnato, con un rumore da saper e dovere cogliere, delle altre cose. L’ingresso nella loro vita dell’infermiera Giulia e di Matteo, un “informatore scientifico” che pure frequenta quei luoghi.
Riparte per Ada una nuova sfida per conquistare l’amore e mantenere amicizie per lei importanti.
La morte della nonna, il suo funerale squarciano il mondo di Ada: finisce un affetto importante, il rumore del nuovo sembra allontanarsi e affievolirsi.
Ada e Teresa sono cuore, anima e mente di questo libro, che, come ne “Il piccolo principe” raccoglie tante piccole immagini, pensieri leggeri che volano, atti di affetto e di simpatia. Il rossetto, le scarpe rosse da ballo, i cartoncini su cui la nonna raccoglie frasi che l’hanno colpita, senza sprecare carta, il rito dell’acconciatura dei capelli di Ada, lo sguardo sulle foglie dell’ulivo che cresce. Dall’inizio si ha l’impressione che Ada sia quasi infantile, svagata e trasognata, anche nel suo rapporto rituale con la nonna. Ma ha una sua attenzione continua verso gli altri. Ha sempre un piccolo dilemma da risolvere per non ferire una persona. Se cammina dietro a due vecchie persone- le capita spesso in ospedale quando accompagna la nonna alle visite- come sorpassarle senza offenderle?
Poi emerge la sua forza, forgiata dalla sicurezza che la nonna le ha trasmesso, invitandola a guardare sempre avanti e ad avere fiducia, la sua caparbietà nel difendere il suo amore, la trasparenza e la coerenza del suo pensiero.
Gli altri protagonisti del libro Giulia e Matteo pur essendo presenti sin dall’inizio, sono poco più che abbozzati nella personalità e nei caratteri. Paiono vivere di una qualche autonomia, solo come luce riflessa quando s’intrecciano con Ada. E solo da questo rapporto sembrano alla fine trarre spessore.
2431321 1704 evitagrecoPer Evita Greco la sua battaglia contro la dislessia, vinta in tante tappe durante la scuola e gli impegni lavorativi conquista un traguardo importante con la pubblicazione di questo libro.
La sua pagina finale di ringraziamenti è un diario di un percorso difficile.
Tra i destinatari della sua riconoscenza, per averla spinta a scrivere, vi è anche Mattia Signorini, fondatore e conduttore della scuola di scrittura Palomar, nome di una pensione, filo narrativo anche di un suo libro “Le fragili attese” che ho presentato su queste pagine.
In quell’occasione mi auguravo che questi giovani e promettenti scrittori uscissero dalle strettoie tecniche della bella scrittura per mostrare talento e pathos.
Evita Greco in Ada e Teresa ha concentrato un talento narrativo, ma anche una capacità di coinvolgere ed emozionare.