diana catellaniAveva allevato cinque figli e due nipoti, aveva accudito per 16 anni la madre colpita da ictus, poi suo marito aveva cominciato a presentare segni evidenti di morbo di Alzheimer, malattia che lo portò poco dopo a rimanere incapace di camminare e ad aver bisogno di cure 24 ore su 24. Non si era mai persa d’animo e lo aveva accudito fino all’ultimo giorno, nonostante la sua età avanzata.

Rimasta sola a quasi 87 anni, si sentì smarrita: non aveva più nessuno cui dedicarsi. Che senso poteva mai avere ormai la sua vita? Tutto il coraggio e la forza di cui aveva sempre dato prova, svanirono e lei mostrò tutta la sua fragilità sia fisica che psicologica. Avrebbe voluto che uno di noi figli potesse trasferirsi da lei, ma questo non era possibile per nessuno ….Provò a stare un poco in casa dei figli che abitavano lì in paese, ma si sentiva a disagio e le mancava la sua casa. Si pensò allora a una badante.

In paese c’era chi s’incaricava di contattare le agenzie, che si occupano di reclutare il personale di assistenza e ci proposero una giovane senegalese, un po’ chiassosa e dal fisico giunonico. Mia madre che aveva visto solo in TV gente dalla pelle nera, ne aveva timore e dovemmo cercare un’altra soluzione.
Arrivò una signora polacca di mezza età, che parlava abbastanza bene l’italiano perché aveva già acquisito una pluriennale esperienza come badante nel nostro paese. Aveva modi garbati e mia madre, che nel frattempo si rattrappiva sempre più per l’artrosi, riuscì ad accettarla di buon grado. Quando ormai si era stabilito un rapporto di fiducia, Maria, così si chiamava la signora polacca, forse stanca dopo tanti anni di lontananza da casa, ci disse che sarebbe venuta al suo posto Dana, sua figlia.
Era una brava ragazza, piena di buona volontà. In breve imparò la lingua italiana e portò con sé un ‘atmosfera più vivace, ma mia madre aveva quasi novant’anni ormai e, non avendo mai accettato l’idea di aver bisogno di aiuto, sperava solo in una morte liberatrice. Quando la fine sopraggiunse, mia madre apparve a tutti bella e serena come non la si vedeva più da tanto tempo.
Penso sempre con gratitudine a Maria e Dana, che hanno rappresentato per mia madre la possibilità di finire i suoi giorni in casa sua, tra le sue cose e i suoi ricordi e per noi figli, sparsi per il mondo , hanno rappresentato la tranquillità di sapere che persone fidate e per bene stavano offrendo quell’assistenza che noi non potevamo assicurare.

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