diana catellaniEra inverno e durante una riunione del gruppo culturale parrocchiale, del quale facevo parte da poco tempo, un’amica propose di preparare una mostra di vecchie fotografie, quelle che si trovano nei vecchi album o in qualche cassetto di ogni famiglia. L’idea era di restringere il campo al territorio della parrocchia, per dare modo ai giovani di conoscere modi di vivere ormai dimenticati e ai nuovi parrocchiani, quelli venuti ad abitare in zona recentemente, di accostarsi alla storia locale, per meglio comprendere l’oggi e favorire l’integrazione nel tessuto civile e sociale in cui si trovano a vivere.
La proposta non fu accolta all’unanimità, ma io e altri due ci schierammo per il sì.

Dopo qualche tempo, tramite Facebook e i giornali locali abbiamo diffuso l’appello a rintracciare le vecchie foto di famiglia e a consegnarle in parrocchia, se foto cartacee, o a spedirle a un indirizzo internet se digitalizzate.
Per molto tempo il materiale arrivato era così scarso che pensavamo di dover accantonare l’idea della mostra. Poi a termini ormai scaduti ecco che sono cominciate ad arrivare buste piene di immagini un po’ ingiallite o sbiadite, ma forse proprio per questo cariche di poesia.
Il primo problema è stato quello di catalogarle e raggrupparle: secondo i soggetti o secondo la suggestione evocata dall’immagine? A questo punto ci sono venuti in soccorso degli aforismi trovati su internet, riguardanti i ricordi, le memorie, la fotografia….e abbiamo raggruppato intorno a queste frasi il materiale pervenuto. In questo modo ogni scatto acquistava nuovi significati e poteva essere interpretato in una luce nuova.
Un secondo problema ancora più difficile da risolvere è stato: come renderle fruibili, visto che molte erano di dimensioni estremamente ridotte? Abbiamo provato a rivolgerci al “centrocopie “ di Erba, ma il lavoro da fare avrebbe richiesto troppo tempo e quindi troppi soldi……che scarseggiano sempre…. E qui è entrata in gioco Luciana, architetto membro del “comitato mostra” e abituata a manovrare i programmi per la digitalizzazione e l’elaborazione delle immagini.
Forse nemmeno lei pensava che il lavoro fosse tanto gravoso, ma una volta iniziato non si poteva certo lasciare le cose a metà, ed è così che per giorni e, a volte, anche per notti intere si è messa al computer, ingrandendo e ritoccando immagini che acquistavano nuova vita. Una volta digitalizzate, le foto sono state stampate, ma sono arrivate a ridosso dell’inaugurazione prevista per il 19 giugno alle ore 11:30.
Solo alle undici di quella mattina abbiamo finito di appendere i cartelli, tuttavia il lavoro era incompleto e lo stiamo completando in questi giorni, arricchendo le foto con l’indicazione del periodo in cui sono state scattate.
Con le immagini digitalizzate, invece, si sta preparando una proiezione delle stesse su schermo a parete e su un “totem” (un grande cubo con uno schermo su ogni lato su cui compaiono le immagini in successione).
Come ho già detto, l’inaugurazione è avvenuta domenica scorsa e sono venute tantissime persone. Al loro ingresso consegnavamo un foglietto e una matita e dovevano votare la foto preferita; in questo modo sono stati invogliati a guardare con più attenzione e con più senso critico.
Era bello sentire la gente che si sorprendeva di riconoscersi in certe foto o di ritrovare visi di amici e parenti ormai scoloriti anche nella loro memoria.
C’è una foto di un camion stracarico di gente e noi non capivamo bene di cosa si trattasse e un’anziana visitatrice ci ha spiegato che quello era il modo, nei primi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, di portare i parrocchiani in gita: alcune panchine trasformavano il cassone del camion in autobus: i posti a sedere per i più anziani e i più “gagliardi” ammassati gli uni sugli altri……Altri tempi, davvero!!!
MostraPer dare un titolo a questa mostra, ci siamo ispirati a una foto e a un’annotazione nel “Chronicum” parrocchiale , che ricordavano come nel 1943 le campane del nostro campanile fossero state requisite per essere fuse e diventare cannoni e come solo nel 1947 esse poterono ritornare al loro posto. Pertanto abbiamo scelto questo titolo " 1947: le campane erano nuove".

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