"...Una parte dei nostri mali dipende dal fatto che troppi uomini sono oltraggiosamente ricchi o disperatamente poveri…….” da Memorie di Adriano

rita rambelliPochi libri del passato possono essere considerati così attuali oggi, come Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar perché gli argomenti che oggi sono al centro della cronaca sociale e politica in Italia e nel mondo, sono trattati in questo capolavoro con incredibile lungimiranza. Eppure Memorie di Adriano fu pubblicato per la prima volta nel 1951 e tratta della vita e delle opere dell’Imperatore Adriano, vissuto nel II secolo dopo Cristo. Molte però sono le pagine che ci trasmettono un messaggio forte e chiaro su temi che riguardano la nostra epoca: le cause dei conflitti umani, la difficile convivenza tra i popoli di diverse tradizioni e religioni, le eccessive differenze economiche tra gli uomini, il ruolo dell’arte e della bellezza per l’intera umanità, l’amore omosessuale, il significato della morte.

Il romanzo è diviso in sei capitoli nei quali Adriano è raccontato dalla Yourcenar partendo dalla sua vecchiaia: giunto alla veneranda età di 62 anni (a cavallo tra il primo ed il secondo secolo dopo Cristo invecchiare tanto non era roba da tutti i giorni) l'imperatore sente avvicinarsi la morte e decide di scrivere una lunga, lunghissima lettera al diciassettenne pupillo Marco Aurelio destinato a divenire Cesare solo nel 161 d.c., alla morte di Antonino Pio, che succedette proprio ad Adriano. La lettera è un poema d'amore per la vita, evoca ed esalta il vigore della giovinezza, fa risaltare nel ricordo i viaggi e le conquiste di un uomo assetato di conoscenza e "costretto" al comando:
“…Ogni legge trasgredita troppo spesso è cattiva; spetta al legislatore abrogarla o emendarla, per impedire che il dispregio in cui è caduta quella stolta ordinanza si estenda ad altre leggi giuste. Mi proposi di eliminare cautamente le leggi superflue e di promulgare con fermezza un piccolo numero di saggi decreti…”.
“…Una parte dei nostri mali dipende dal fatto che troppi uomini sono oltraggiosamente ricchi o disperatamente poveri…”.
Adriano, uomo di immensa cultura, amante del bello, dell'arte, della filosofia, curioso viaggiatore (trascorse gran parte del suo regno visitando tutte le provincie dell'Impero), grandissimo organizzatore della vita pubblica, Imperatore pacifico (combatté solo guerre di difesa dei territori, comprendendo che l'Impero era già troppo vasto per esser gestito efficientemente da Roma).
“...sapevo che il bene e il male sono una questione di abitudine, che il temporaneo si prolunga, che le cose esterne penetrano all’interno, e che la maschera, a lungo andare, diventa il volto. Dato che l’odio, la malafede, il delirio hanno effetti durevoli, non vedevo perché non ne avrebbero avuto anche la franchezza, la giustizia, la benevolenza, …….La pace era il mio traguardo, ma non il mio idolo; e persino la parola “ideale” mi spiace, perché troppo lontana dal reale.”
“ Humanitas, Felicitas, Libertas: queste belle parole incise sulle monete del mio regno, non le ho inventate io. Qualsiasi filosofo greco, qualsiasi romano colto si propone del mondo la stessa immagine che mi propongo io…”
La parte centrale del libro celebra l’amore di Adriano per il giovane e bellissimo Antinoo, la felicità dei sensi. La relazione tra i due dura per cinque anni, ma mentre si trova in visita in Egitto, durante un viaggio in barca lungo il corso del fiume Nilo, Antinoo misteriosamente muore. La disperazione dell’imperatore porta alla divinizzazione dell'amato il cui vuoto e incolmabile.
“ …Tutto crollò intorno a me, tutto sembrò spegnersi. Zeus Olimpico, il Salvatore del mondo precipitò: non vi fu più che un uomo dai capelli grigi che singhiozzava sul ponte di una barca...”
Ma il senso del dovere e dello Stato riescono però ancora ad avere il sopravvento sulle sue passioni e sulle sue sofferenze, perché dichiara:
“…Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo. Volevo che le città fossero splendide, piene di luce, irrigate di acque limpide, popolate da esseri umani il cui corpo non fosse deturpato né dal marchio della miseria o della schiavitù, né dal turgore di una ricchezza volgare; ... volevo che l’immensa maestà della pace romana si estendesse a tutti, insensibile e presente come la musica del firmamento nel suo moto; che il viaggiatore più umile potesse errare da un paese, da un continente all’altro, senza formalità vessatorie, senza pericoli, sicuro di trovare ovunque un minimo di legalità e di cultura………
A questo ideale, in fin dei conti modesto, ci si avvicinerebbe abbastanza spesso se gli uomini vi applicassero una parte di quell’energia che van dissipando in opere stupide e feroci”.

La Yourcenar ha la straordinaria capacità di narrare la vita di un grande della storia restando fedele ai fatti, pur condendo il tutto con la sua enorme sensibilità: e allora Adriano diventa un uomo vicino a noi, uno di noi, alla ricerca costante di un modo per conciliare felicità e dovere, intelligenza e sentimento, desiderio e volontà. E alla fine del romanzo viene dipinto con straordinaria abilità e delicatezza il tramonto di un uomo alle prese con la morte e tutto ciò che essa implica: il non poter più godere del profumo di un fiore, del sorriso di un bambino, di una bella giornata di sole. E così la storia di Adriano, vissuto duemila anni fa diventa uguale a quella di ognuno di noi: solo un uomo.

“ … ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti...".
Con questa poesia scritta realmente dall'Imperatore Adriano in punto di morte si chiude questo bellissimo romanzo. La tomba di Adriano fu, nei secoli, trasformata ripetutamente e oggi è uno dei monumenti più famosi di Roma: Castel Sant'Angelo, denominato anche Mole Adriana. Esistono teorie secondo cui il sarcofago in porfido dell'imperatore (in particolare il coperchio) sia stato riutilizzato come vasca della fonte battesimale di San Pietro in Vaticano.

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