rita rambelli“ La casa è dove si trova il cuore” Plinio il Vecchio 23-79 d.c.

L’obiettivo del concetto di domiciliarità è quello di favorire, per quanto possibile, la permanenza nel proprio domicilio delle persone anziane o con disabilità ed è uno dei diritti fondamentale di ogni persona. Ognuno nel corso della vita si costruisce la sua “domiciliarità” ed è compito delle Istituzioni sostenerla perché rimanere nella propria abitazione consente di vivere una vita più serena e con maggiore benessere. Dai dati più recenti però emerge che in Italia l’assistenza domiciliare è largamente insufficiente e poco efficace per risolvere i problemi che impediscono di rimanere nella propria abitazione.

I bisogni delle famiglie sono cambiati e oggi non chiedono più interventi sporadici per momenti legati ai bisogni acuti, ma hanno necessità di assistenza continuativa e quindi è necessario progettare nuovi servizi.
Se pensiamo che gli anziani residenti in Emilia-Romagna sono oltre un milione, pari al 23,2% del totale della popolazione regionale e sono in costante aumento, la promozione della cultura della domiciliarità deve diventare un progetto politico per le comunità locali e occorre investire sul mantenimento dell’autonomia delle persone con una conseguente riduzione dei costi sanitari e sociali. Bisogna costruire un sistema di attività, servizi e politiche che porti a casa delle persone tutta una serie di sistemi di aiuto per la gestione della quotidianità: alzarsi, vestirsi, mangiare, lavarsi, camminare, curarsi, ecc. A questi servizi si aggiungere oggi la necessità di aiutare la famiglia o la persona ad imparare l’uso di nuovi strumenti multimediali come il telesoccorso, la telemedicina o la domotica.

In alcune città come Bologna e Milano, sono state avviate nuove sperimentazioni per servizi domiciliari innovativi che sicuramente devono essere monitorati e sviluppati. Tra le iniziative più interessanti c’è la figura della “badante di condominio “, che opera stabilmente nel palazzo e suddivide le ore di lavoro tra più famiglie, parcellizzando il contratto domestico di colf e badante in quote.
A Bologna è una realtà da 5 anni e, grazie al progetto lanciato da Confabitare, sono 53 i condomini che hanno aderito all’iniziativa che, dopo Bologna, si è diffusa in altre città, tra cui Milano, Torino, Verona, e Firenze.
Come funziona?
L’Associazione convenzionata con il Comune si occupa, sulla base di regole concordate, del reperimento delle badanti, del loro coordinamento, oltre che delle pratiche relative all’assunzione. Ogni famiglia paga le ore della badante pro quota, per cui a fine mese il costo per ciascuno è pari a circa 200-250 euro contro gli 800-1.000 euro di un impegno a tempo pieno, spesso non necessario. Praticamente l’intera giornata lavorativa della badante è fatta da tanti part time quante sono le persone per cui lavora.
Ancora oggi le donne che si offrono e che vengono selezionate per questo servizio sono prevalentemente moldave e ucraine ma qualcosa sta cambiando, tanto che a Bologna tra le new entry ci sono anche ragazze italiane. Per tutte la giornata viene suddivisa tra un pianerottolo e l'altro dello stesso stabile e mentre l'inquilino del primo piano schiaccia un riposino si somministrano i medicinali alla signora di fronte, al secondo piano si prepara una minestra calda dopo aver fatto la spesa per l’utente della scala B. La situazione in teoria è perfetta ma poi la realtà tipica dei condomini è quella fatta di esigenze che si sovrappongono e a volte alimentano le liti condominiali. Però nonostante le inevitabili difficoltà, che in questa fase sperimentale vanno gestite, questa sembra essere la strada da seguire con i necessari aggiustamenti e controlli, facendo attenzione anche a sviluppare i buoni rapporti tra le famiglie.

Anche il comune di Milano ha istituito lo sportello CURA-MI a cui si rivolgono sia le persone che chiedono di essere inserite nell’Albo comunale delle badanti e babysitter, sia le famiglie che cercano un supporto per l’individuazione di personale specializzato, in particolare assistenti familiari per anziani con problemi di Alzheimer o demenza senile. Vi è una richiesta anche per aiuti domestici o per una generica compagnia. Lo sportello offre ai cittadini anche il servizio della “badante condominiale”, per seguire più anziani alla volta, oltre alla possibilità di avere pasti caldi a domicilio e servizi di teleassistenza. Il servizio oggi segue oggi 15.000 anziani.
Gli interessati possono consultare l'elenco di assistenti «doc», e il nuovo sistema di ricerca, formazione e offerta di assistenti familiari garantirà alle famiglie l'impiego di personale qualificato, adeguatamente formato e adattabile alle esigenze, in termini di numero di ore e possibilità economiche. Dall'accompagnamento, all'assistenza domiciliare, chi avendo un reddito superiore al limite non ha diritto ai servizi gratuiti ma non ha nemmeno un reddito così alto da permettersi l'assistenza privata, potrà rivolgersi al Comune per ottenere i servizi attraverso il pagamento di una quota commisurata al reddito. A questo progetto si accompagna un'altra piccola rivoluzione: addio alle autocerificazioni per i servizi, dal 2015 il Comune di Milano richiede sempre la dichiarazione Isee per assegnare servizi e sussidi, in modo da garantire massima trasparenza e controllo sui beneficiari.
Chi oggi è seguito dai servizi sociali gratuitamente, continuerà ad esserlo, chi invece, con un reddito superiore oggi è escluso dai servizi e si affida a quello che trova sul mercato, potrà rivolgersi al Comune e avere i medesimi servizi pagando in base alle proprie possibilità. Per essere inseriti nelle banche dati comunali è necessario effettuare un colloquio per definire le proprie capacità e competenze oltre a possedere alcuni requisiti, tra cui la frequenza di appositi corsi di formazione professionali. Questo progetto è stato affidato nella prima fase a 14 cooperative accreditate che hanno aderito alla sperimentazione. Un gruppo di lavoro specifico si occuperà del monitoraggio della sperimentazione e valuterà le mansioni e il tempo dedicato ad ogni assistito, la qualità dell’assistenza erogata, l’appropriatezza dei diversi interventi e l’integrazione del lavoro delle assistenti familiari nel progetto complessivo di intervento domiciliare del Comune. Saranno valutati anche la qualità percepita dagli utenti, i carichi di lavoro, l’adeguatezza dell’impegno orario dell’assistente familiare, la relazione con altre figure professionali.

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