rita rambelliRisistemando alcuni libri mi è tornato tra le mani un vecchio libro, La Bôrga, colloqui ottocenteschi ravennesi, scritto da Guido Umberto Majoli, grande studioso della storia di Ravenna, e pubblicato a Ravenna nel 1959, a sue spese, come dice lo stesso autore.
Come negli altri libri dello stesso autore, il tema di fondo è la storia di Ravenna, ma in questo libro, ormai vecchio e solo, lui parla proprio con Lei, la sua cara Mamma Ravenna.
Sono colloqui pieni di tenerezza e di nostalgia e ho pensato di condividerne con voi alcuni brani, anche perché questo libro non è più in vendita e difficilmente riuscireste a leggerlo.

PRIMA SETTIMANA
“Colloqui con chi? Mah!...Un po’ con tutti: vivi e anche morti, secondo i casi. Ed anche con me stesso, non di rado…. In prevalenza però colloqui con la mia vecchia: anzi vecchissima, sebbene sempre in gamba: la mia Mamma Ravenna, che degli anni ne ha almeno cinquanta volte i miei. Anche se sono già vicinissimo a quel passo estremo generalmente tanto temuto….
………Mi avviene dunque che- dopo finito il mio sollecito pranzo solitario e dopo essermi lavato il piatto in gran fretta (se no il municipale acquedotto diventa inservibile per eccesso di pressione) e a volte anche un paio di calzettini messi a bagno con Omo la sera prima- passo a sedermi nella poltrona a rotelline …..con davanti un ottimo caffè, il migliore che costi meno….
…Dopo venti, trena minuti di pisolino dei soliti muscoli, arriva sempre la mia Vecchia e si mette a parlare a bassa voce, seguitando quei miei pensieri che da soli si sono formati nel cervello non appisolato.
Al sussurro, aspro gli occhi senza meraviglia, e così incominciamo i nostri colloqui o soliloqui che durano piacevolmente per tutto il pomeriggio. Tanto piacevolmente che quasi sempre li riprendiamo dopo cena fino a un par d’ore, per solito dopo mezzanotte.
….. E qui forse, converrà spiegare, al lettore che non lo sappia, che da poco meno di vent’anni mi trovo a dover vivere solo, Ma solo nel senso letterale, e direi tragico della parola solo. Senza più moglie, inghiottita all’improvviso …da un destino maligno: senza più le due creature che per la mia gioia mi aveva generate; chè entrambe le mie figliole seguirono giovanissime la loro mamma al di là di quella muraglia mistica che circonda noi vivi ancora; dove ogni spoglia resta immobile nel buio, senza cadere né in basso né in alto né a destra né a sinistra; perché basso, alto, destra, sinistra, non hanno più senso alcuno nel vuoto senza dimensioni e, come spoglie medesime, senza materia…”immuni dalla gioia e dalle strazio”.
….Non posseggo né radio né tanto meno televisore; prima di tutto perché non ho i soldi per pagarle ( una cambiale? Nel 1910 mi giurai che mai più avrei firmato cambiali! E fino ad oggi mi sono mantenuto il giuramento. …
…..Questo tuo libro, dicevo, lo hai chiamato col nome curioso La bôrga. Ora io che sono vecchia so benissimo cosa sia questo cestone, presente in tutti i solai, quando le case disponevano ancora di questa polverosa bellezza riposata….Dentro alla borga, dunque, le nostre mamme mettevano ogni sorta di cose o parti di cose smesse, guidate dal solo criterio economico che < e’ po’ avnì bon..> E alla borga ricorrevano- magari rovesciandola sul pavimento- quando si presentava qualche problemino domestico che si poteva risolvere da sé senza altra spesa che un po’ di impazzimento: tagliare un dito di un guanto di pelle per proteggere il taglio o la scorticatura di un ditino; rifare un piglia-ferro da stiro; trovare un cencio che si accompagnasse mica male per il rappezzo di un paio di calzoncini o il gomito logoro di una giacchettina…
- Nèca incù!!( Anche oggi……..)
- Credo però che per la grande maggioranza della gente d’oggi questa parola sia morta e seppellita con la cosa, che hai voluto tirare fuori per il tuo amore al dialetto…
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Da anni ed anni dentro questa scatola son venuto cacciando ogni sorta di fogli, foglietti, sbrendoli di carta scarabocchiata con idee, spunti di idee, venutemi o leggendo o fumando la pipa, o aspettando che palpebre, un paio d’ore dopo mezzogiorno e dopo mezzanotte, tirino giù invincibilmente :………

 SECONDA SETTIMANA
Io non ho letto quel libro di Cicerone, De Senectute, perché il latino io non lo so (…finite le elementari andai alle Scuole Tecniche e non al Ginnasio, come mi sarebbe piaciuto, perché tra compagni si diceva che al Ginnasio di doveva studiare “ la lengua d’i prit!..” ) So però che Cicerone vi dice un mondo di bene della vecchiaia: a me basta questo per affermare, con buona cognizione di causa, che ha ragione lui: e con lui gli altri che della vecchiaia han detto bene.
C’è intanto da osservare subito che nei vecchi è subentrata alla tormentosa scontentezza che è di tutti i NON vecchi, una placida e cosciente indifferenza che non significa affatto egoismo. La sopportazione tranquilla del poco, egualmente che del troppo….
- In altre parole significa essere entrati in possesso della virtù dell’asino, che sotto la pesante soma cammina al passo senza bisogno di bastonate, come al passo cammina da scarico, malgrado le bastonate. E’ questo che vuoi dire??
- Precisamente… e ti sembra poco? C’è poi da considerare in più che, dopo gli ottanta, noi vecchi si diventa dei bambini che crescono all’indietro; e questa seconda fanciullezza a noi presenta le ultime scene di una lunga commedia tanto sconclusionata che è meglio cali presto il sipario….”
-
TERZA SETTIMANA
- Lo senti che caldo fa? C’è da morire!
- Guarda! il termometro segna appena 31-
- …..Ma lo so già da un pezzo per te il caldo non esiste; senti solo freddo….Scommetto che sotto la camicia hai pure la maglia a manica lunga.
- Ne ho due; e tutte e due di lana: eppoi ho anche una bella pancera pure di lana e a tutto tondo-
- Sei straordinario! Io, vecchia come sono, porto appena quel po’ che la decebza rende obbligatorio; ma sento egualmente un caldo da morire….Un’idea: andiamo a Porto Corsini!...
- Porto Corsini? Vorrai dire Marina di Ravenna….
- No, no: ti propongo di accompagnarmi a Porto Corsini di cinquanta, sessant’anni fa, quando Marina di Ravenna non c’era ancora……
-………..e va bene tornerò a Porto Corsini e tornerò a dire che per andarci, alla fine dell’800, l’unico mezzo di trasporto economico collettivo erano le batane, delle barcacce a fondo piatto, usate normalmente per il trasporto di materiali poveri come la canna palustre, la ramaglia di pino, o anche di mattoni dalle fornaci che si trovano a destra del Candiano.
Tutti gli anni una o anche due di queste batane venivano attrezzate per il trasporto di passeggeri, a incominciare dal primo di luglio fino – e mai oltre- il 10 agosto: San Lorenzo.
- San Lorenzo! ….che l’acqua del mare ha la virtù….
- Già; e i più ci credevano alle sue molte virtù- qualcuna anche un poco..oscena- proprio e solo il giorno di San Lorenzo; specialmente poi se si facevano sette bagni nel solo pomeriggio…..
- ……………………………………………………
Il libro ovviamente continua in questo viaggio di ricordi che si conclude il 26 luglio 1959 Sant’Anna.

Barga

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