rita rambelli“ L'insieme delle metodologie di analisi di grandi quantità di dati e le nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, offre grandissime opportunità per sviluppare nuove soluzioni per gli anziani e spingere la crescita. Puntare sugli anziani con servizi innovativi può essere un importante motore per rilanciare la crescita in un Paese che invecchia come il nostro “ lo dice Mariuccia Rossini, numero uno di Korian Italia, azienda francese quotata in borsa a Parigi, leader del settore in Europa, con un network di circa 700 strutture, 89 cliniche specializzate, e più di 3 miliardi di fatturato.

In Italia possiedono 61 residenze per anziani, oltre 6.200 posti letto, 8 cliniche specializzate, 9 mila assistiti a domicilio e impiegano oltre 6 mila persone, soprattutto donne, con una rete di 450 medici. E il mercato è in crescita.

Entro il 2030 il numero degli ultraottantenni triplicherà e in Italia oltre 500mila famiglie si sono già indebitate per sostenere le spese di assistenza ai propri cari non più autosufficienti mentre il fenomeno delle badanti sembra ormai l’unico modo per risolvere situazioni di cui le istituzioni non si occupano.
Riguardo all’invecchiamento demografico – destinato a peggiorare – Costa, presidente AUSER, ammonisce: “Come sempre si agisce solo per risolvere le eventuali emergenze. Mai per intervenire in modo strutturale e con una visione dell’oggi e soprattutto del domani”.
Le percentuali parlano chiaro: nel nostro Paese oggi ci sono 157,7 anziani ogni 100 giovani. L’Istat prevede che nel 2050 in Italia gli anziani saranno 21.775.809, il 34,3% della popolazione.
Il problema per l’Italia è che davanti a un quadro così chiaro nessuno, ad eccezione delle realtà private che hanno compreso il business, sembra occuparsene mentre sarebbero necessarie proposte chiare e concrete per la promozione di una cultura dell’invecchiamento attivo come prevenzione della non autosufficienza e un diverso modello di residenzialità nel territorio, aperto, solidale e inclusivo.
Le conoscenze avanzate nel campo della geriatria e delle scienze dell’invecchiamento sono giunte alla medesima conclusione che la “pensione” dovrebbe essere intesa solamente come “rendita” ma non come stile di vita e “meritato riposo” in quanto il non fare niente è assolutamente negativo.
Il Professor Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, afferma che se si trascorrono anche solo due anni di pensionamento nell’ozio, perdendo la voglia di fare, davanti alla televisione e con poca attività fisica, si diventa irrecuperabili.
Tutti gli studi dimostrano che gli stimoli fisici e mentali sono fondamentali per vivere a lungo.
Ma in una società con un rapporto così sbilanciato tra giovani e anziani nascono anche tutta una serie di problematiche economiche, sanitarie, assistenziali e previdenziali che pesano sulla spesa pubblica.
E’ per questo che si è iniziato a ragionare sulla cosiddetta “silver economy”, o terza economia, ovvero l’economia e il business che ruotano intorno alle molteplici esigenze della terza età, sempre più lunga e longeva.
Si moltiplicano così anche gli eventi dedicati, come il “Silver economy forum” di Genova, l’”Inno-Aging Expo Meeting” di Ancona e il “ Vitaletà festival” sull’Alpe Cimbra in trentino.
La conclusione cui sono giunti questi meeting è chiara: altro che peso morto, gli over 65, sempre più numerosi, longevi e in salute, sono in realtà una grande risorsa economica. L’aumento dell’aspettativa di vita ci ha portato ad avere cittadini che ai 70 anni di oggi sono come i 60 anni di ieri e l’unico modo per ribaltare il paradigma dell’anziano visto come peso è farlo diventare invece il volano per una nuova crescita.
Del resto già oggi l’impatto della 3° economia nel nostro paese vale 600 miliardi di euro e genera occupazione per 12 milioni di persone, indotto incluso. Nel 2016 la spesa media mensile per ogni cittadino over 65 è stata, tra le varie voci, abitazione, salute, spese sanitarie, ecc., di oltre 2.000 euro.
Si dovrebbe trovare il modo di utilizzare meglio le potenzialità degli anziani autosufficienti per produrre ricchezza a favore dei non autosufficienti.
Sarebbe interessante anche pensare a zone geografiche dell’Italia a tassazione speciale, per far si che i pensionati benestanti restino in Italia a spendere e a contribuire all’economia nazionale, mentre molti oggi emigrano all’estero, in luoghi di mare come Cascais in Portogallo, una bellissima cittadina dove c’è una tassazione favorevole, ma sicuramente resterebbero in Italia se potessero avere lo stesso trattamento fiscale in una qualsiasi zona d’Italia dove concentrare un turismo stabile durante tutto l’anno. Stimolare una residenza stabile in alcune zone turistiche a ciclo vitale solo estivo permetterebbe di sviluppare anche altre attività commerciali durante tutto l’anno con aumento dei posti di lavoro per attività e servizi.
In Italia invece la realtà è diversa e dai dati diffusi dall’Osservatorio dell’Inps, emergono al contrario due fenomeni che si stanno rafforzando, che vedono l’aumento di posti di lavoro solo a supporto della non autosufficienza. Diminuiscono colf e badanti straniere che prestano i loro servizi nelle famiglie e nell’assistenza alle persone anziane e aumentano gli italiani (in particolare donne) che non trovando altri lavori si offrono anche per gli impieghi domestici facendo concorrenza agli stranieri. Confermando una tendenza in atto ormai da anni, il numero dei lavoratori domestici continua, infatti, a calare: le colf e le badanti che nel 2017 hanno versato contributi all’Inps – anche se in questo settore purtroppo esiste una forte presenza di lavoro in nero – sono state 854.526, cioè l’1% in meno rispetto al 2016.
Tra i lavoratori domestici italiani sono in aumento soprattutto le badanti che hanno superato quota 88mila (+17,3%) mentre le colf sono 143.837 (+1,31%). L’onda lunga della “Grande Crisi” non si è esaurita e gli italiani tornano sui loro passi, anche rispetto a lavori che pensavano di avere scartato in modo definitivo. Aumentano i portieri, e aumentano anche le colf e le badanti.
L’aspetto negativo, piuttosto, è che mentre aumentano le italiane, diminuiscono i contributi versati. Come mai? Secondo Assindatcolf le lavoratrici in nero sono la maggioranza, il 53 per cento del totale. E questo significa una sola cosa: il lavoro domestico, colf o badante che sia, si sta allineando sempre più ai parametri della gig economy, l’economia dei lavoretti e quindi il trionfo del precariato. Quelli pagati spesso in nero, con tariffe sempre più basse e senza coperture assicurative e previdenziali.
Un morbo della nuova economia che coinvolge sempre di più anche le nostre famiglie strette nella morsa di far conciliare i problemi dei figli piccoli con quelli dei nonni anziani con il lavoro poco pagato e la costante mancanza di risorse sufficienti per vivere dignitosamente.


Utilizziamo i cookie per garantire le funzionalità del sito e per offrirti una migliore esperienza di navigazione. Continuando ne accetti l'utilizzo.
leggi la Nota Informativa Ok