ida accorsi“Il giornalino di Gian Burrasca” un classico della letteratura per ragazzi, una bella e divertente lettura che narra le avventure di un piccolo eroe scapestrato!
Tra il 1907 e il 1908 Gian Burrasca irrompe con le sue monellerie sul Giornalino della domenica, il giornale per bambini rimasto famoso per la bellezza delle illustrazioni. La serie delle puntate fu poi raccolta dall'autore, Luigi Bertelli, che firmò col nome di Vamba uno dei più divertenti libri per ragazzi.
Giannino Stoppani, detto Gian Burrasca, annota in un diario gli avvenimenti della sua vita e della vita della sua famiglia. Naturalmente, poiché è stato educato a non mentire mai, dice sempre la verità, anche quella che non dovrebbe o potrebbe dire, o che le sorelle e i loro fidanzati, poi mariti, non vorrebbero si sapesse, e combina un sacco di guai per merito dei quali viene chiuso nel collegio Pierpaoli dove non solo non si educa, bensì diviene l’anima di una ribellione contro la falsa e tirannica disciplina che vi è imposta da una ridicola ma prepotente coppia di proprietari-direttori. Il diario diviene così la protesta e la rivolta di un ragazzo contro il mondo conformista e soffocante dei “grandi".
Giannino Stoppani vive infatti in una società d’altri tempi in cui i grandi fanno da padroni: a casa il babbo con le punizioni, le sorelle a dargli del disgraziato, a scuola il professore di latino mentre urla “Tutti fermi! Tutti zitti!” e al collegio i perfidi Stanislao e Geltrude somministrano una brodaglia preparata con gli scarti della settimana. Però Giannino non si sottomette e osa comportarsi come ciò che realmente è: un bambino.

Il giornalino di Gian BurrascaTutta colpa della noia!
Se è vero che i soprannomi hanno senso, perché definiscono meglio l'identità di una persona, non si può certo dire che Gian Burrasca non sia azzeccato per Giannino Stoppani, ultimo nato in una tranquilla e benestante famiglia fiorentina, durante l'altrettanto tranquillo periodo storico dell'Italia al tempo di Giolitti. Con lui in giro, invece, non c'è mai da stare in pace: è capace di far esplodere camini, di nascondere anguille nel pianoforte, di pescare denti dalla bocca di signori decrepiti e appisolati, di distruggere a martellate orologi d'oro per fare giochi di prestigio. E si può cercare in ogni modo di tenerlo a bada, di rinchiuderlo in camera per punizione, di fargli saltare la cena, ma non c'è niente da fare: Gian Burrasca è sempre pronto a scappare dalla finestra, a mangiare dolci di nascosto, ad architettare gli scherzi più diabolici. E a raccontare le sue prodezze è proprio lui nel Giornalino, che praticamente è il suo diario segreto.
Non che sia cattivo; Giannino non vuole fare del male a nessuno, ma ha un nemico da combattere: la noia. Non è mica facile spassarsela in una casa dove sono tutti grandi e nessuno ha mai tempo per giocare, ma tutti ce l'hanno per dire cosa non si può e non si deve fare.
E a scuola non è certo meglio. Si può forse sopravvivere se si ha un minimo di spirito di avventura, se non si riesce a stare fermi più di cinque minuti, se si è sempre in cerca di sorprese? Il povero Giannino non ha oceani da attraversare, non ha giungle da esplorare, non ha pirati da combattere e deve in qualche modo arrangiarsi.
Ecco che allora si rifà al matrimonio di una delle sorelle, legando alla coda del frac del novello sposo un innocuo fuoco d'artificio, col rischio d'incendiare lui e il Municipio intero. Oppure s'inventa il gioco dello schiavo: coinvolge la piccola Maria, le tinge di scuro la faccia, le taglia tutti i ricci, la porta fuori di casa e la molla da sola per strada. Immaginatevi i pianti e la disperazione della bambina, e gli scapaccioni che ben presto arrivano.
Eppure a Giannino non sembra di fare niente di male: sono solo giochi, piccoli scherzi. E non è colpa sua se spesso questi si trasformano in disgrazie. Gli adulti li chiamano birbanterie e credono che lui lo faccia apposta. Ma in realtà lui dice che non lo capiscono. Ed è proprio questo il tema più importante del libro: ragazzi e adulti sembrano non capirsi mai. È come se vedessero il mondo con lenti diverse e ognuno si regola a modo suo. Prendiamo l'esempio più eclatante: gli adulti dicono che bisogna sempre dire la verità; Gian Burrasca obbedisce ma per questo combina sempre guai. Perché non bisogna dire alla zia Bettina che è meglio che torni a casa sua perché è insopportabile e rischia di rovinare le feste con i suoi vestiti ridicoli? Tutti in casa lo pensano ma nessuno lo dice! Per fortuna ci pensa Giannino. O ancora: perché non dire direttamente al vecchio signor Venanzio che tutti aspettano la sua morte per ricevere l'eredità? E che siccome non si decide mai a morire lo chiamano "vecchio spilorcio, sordo rimbambito, spedale ambulante"? Anche in questo caso è il nostro eroe che si sacrifica e dice la verità. Potete immaginare le conseguenze.
Il fatto è che spesso i grandi dicono una cosa e ne fanno un'altra: "È inutile: il vero torto di noi ragazzi è uno solo: quello di pigliar sul serio le teorie degli uomini … e anche quelle delle donne! In generale accade questo: che i grandi insegnano ai piccini una quantità di cose belle e buone … ma guai se uno dei loro ottimi insegnamenti, nel momento di metterlo in pratica, urta i loro nervi, o i loro calcoli, o i loro interessi!" -
La lettura è piacevole, consigliata, anche, per riflettere sull’importanza del rispetto delle regole, sulla modalità positiva del relazionarsi, per ragionare sugli effetti e sulle conseguenze di un’azione, per l’umorismo e l’ironia pungente, per lo stile scorrevole e incalzante, e per la presenza di comiche illustrazioni molto belle disegnate a mano. Lettura per ragazzi, per genitori, insegnanti, educatori, per tutti! I riferimenti storici e un’analisi delle dinamiche sociali conferiscono al libro uno spessore maturo, che non guasta.

Qualche frase tratte dall’incipit
“Mercoledì 20 settembre - Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d’oggi, che segna l’entrata delle truppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo. Questo giornalino che mi ha regalato la mamma e che è il migliore di tutti.
Ah si! La mia buona mamma me ne ha fatto uno proprio bello, dandomi questo giornalino perché ci scriva i miei pensieri e quello che mi succede. Che bel libro, con la rilegatura di tela verde e tutte le pagine bianche che non so davvero come farò a riempire! Ed era tanto che mi struggevo di avere un giornalino mio, dove scriverci le mie memorie, come quello cha hanno le mie sorelle Ada, Luisa e Virginia che tutte le sere prima d’andare a letto, coi capelli sulle spalle e mezze spogliate, stanno a scrivere delle ore intere. Non so davvero dove trovino tante cose da scrivere, quelle ragazze! Io, invece, non so più cosa dire; e allora come farò a riempire tutte le tue pagine bianche, mio caro giornalino? Mi aiuterò con la mia facilità di disegnare, e farò qui il mio ritratto come sono ora all’età di nove anni finiti. Però in un giornalino bello come questo, bisognerebbe metterci dei pensieri, delle riflessioni… Mi viene un’idea! Se ricopiassi qui un po’ del giornalino di Ada che giusto è fuori insieme alla mamma a far delle visite? “…
Nel 1964 il giornalino di Gian Burrasca è anche diventato uno sceneggiato televisivo a puntate trasmesso dalla RAI che ha riscosso un grande successo, con la presenza di un cast di attori bravissimi: Valeria Valeri, Ivo Garrani, Arnoldo Foa, Bice Valori e molti altri. Interprete nel ruolo maschile dello scatenato protagonista fu Rita Pavone, all'epoca da poco tempo affermata cantante di musica leggera. La regia della bravissima Lina Wertmuller, autore delle musiche, dirette da Luis Bacalov, il fantastico Nino Rota. Tra i molti motivi musicali lanciati dalla trasmissione la canzone più conosciuta Viva la pappa col pomodoro.
Una nota sull’autore: Luigi Bertelli (Firenze, 19 marzo 1858 – Firenze, 27 novembre 1920) è stato uno scrittore e giornalista italiano, educatore efficace, scrisse testi in prosa e in poesia per l’infanzia, nonché sonetti in vernacolo fiorentino umoristici e assolutamente irriverenti.
È più noto con lo pseudonimo di Vamba, nome del buffone di Cedric il Sassone nel romanzo Ivanhoe di Walter Scott.

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