ida accorsi“C'era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome Mastr’Antonio, se non che, tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura

Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto, e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce: - Questo legno è capitato a tempo; voglio servirmene per fare una gamba di tavolino. Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo; ma quando fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina sottile, sottile che disse raccomandandosi: - Non mi picchiar tanto forte! - Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
Inizia così il piccolo–grande libro "Le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi.
Pinocchio libro antico, la sua storia e la sua vitalità sono più che centenarie. Questo personaggio, bambino e burattino insieme, con il fascino della materia resa miracolosamente vivente, ha attraversato i decenni, i confini geografici e culturali, amato da bambini ed “ex bambini” di tutto il mondo.
Pinocchio 1883Il 7 luglio 1881 iniziò la pubblicazione a puntate de "La storia di un burattino" di Carlo Collodi, sul “Giornale per i bambini”, uno dei primi settimanali italiani per l’infanzia.
La storia si interruppe – dopo quasi 4 mesi e 8 puntate – al capitolo XV, lasciando Pinocchio impiccato ad un ramo della Quercia Grande, e forse moribondo.
A grande richiesta, da parte dei lettori, le puntate ripresero il 16 febbraio 1882 con il titolo “ Le Avventure di Pinocchio” con il quale il racconto proseguì fino al termine, nel gennaio del 1883. Subito dopo la comparsa dell’ultima puntata, "Le avventure di Pinocchio" uscì in volume nel febbraio dello stesso anno. Nel 1890, anno della morte di Carlo Collodi, aveva già raggiunto la quinta edizione, e da quel momento la diffusione di Pinocchio, in tutto il mondo, è continua e inarrestata.
La storia di un burattino, romanzo per ragazzi, che Benedetto Croce definì: «il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l'umanità» e  lo  reputò una fra le grandi opere della letteratura italiana, racconta le esperienze accidentali - dannose e crudeli, ma attraenti e ricche di colpi di scena - di una marionetta animata, Pinocchio, prediletto da suo padre, Mastro Geppetto, un povero falegname. Molto più di un burattino che vuole diventare bambino, più di un volto tondo nasuto di legno, più del protagonista di un libro "morale", Pinocchio è un'icona universale e una metafora della condizione umana. Il libro - che si presta a una pluralità di interpretazioni - è un capolavoro mondiale che ha ispirato centinaia di edizioni, traduzioni in 260 lingue, trasposizioni teatrali, televisive e animate, come quella di Walt Disney. 
Il romanzo ha come protagonista un personaggio di finzione, Pinocchio, (che l'autore chiamò burattino pur essendo morfologicamente più simile a una marionetta), al centro di celeberrime avventure, burattino umanizzato nella tendenza a nascondersi dietro facili menzogne e a cui cresce il naso in rapporto a ogni bugia che dice.
pinocchio prime edizioniBenché sia stato scritto nel 1881, il romanzo è ambientato nel passato, presumibilmente all'epoca del Granducato di Toscana, come si può notare anche dai riferimenti ai quattrini, soldi e zecchini d'oro che vengono citati nella storia. Durante il periodo di Leopoldo II (1824-1859) gli zecchini d'oro corrispondevano a 80 crazie o a 400 quattrini, mentre un soldo era pari a 3 quattrini.
Ogni favola ha una sua morale, e anche Pinocchio ha la sua. Qualcuno potrebbe obiettare che Pinocchio non è esattamente una favola. In realtà, non lo è per niente. È più che altro il viaggio del singolo alla conquista della sua umanità. Il percorso di un individuo - burattino degli eventi e del destino - che cerca la dignità di uomo. Ma poi c’è quell’elemento fantastico, quel pezzo di legno che urla quando viene levigato, quel naso che si allunga al suono di ogni bugia, e quella fata che si trasforma ma rimane, sempre turchina... E allora si pensa che queste siano pagine per bambini, che la realtà sia decisamente più in là, che la vita vera sia tutta un’altra storia, non certo quella di Pinocchio. L’elemento fantastico rende sempre tutto più leggero e surreale, e permette di non spaventarsi anche se quel gatto e quella volpe ci ricordano tanto qualcuno che abbiamo incontrato. Anche se tante volte ci siamo sentiti appesi per il collo. Anche se dentro la pancia di quel pescecane abbiamo perso la speranza e siamo rinati mille volte.
La morale di Pinocchio, è che nella vita bisogna sempre essere buoni figli. Però, non basta essere buoni e non basta essere figli, bisogna scegliere un padre e seguire quello che dice per essere degni di diventare uomini, o per sempre saremo a metà, burattini senza fili, ma pur sempre burattini. Il paese dei Balocchi sarà sempre lì ad aspettarci, e per quanto ne conosciamo le conseguenze rimane comunque la tentazione di chiudersi lì e pensare che è tutto a posto, che il mondo non ha bisogno di noi e che alla fin fine meglio divertirsi oggi perché “del doman non v’è certezza” è sempre lì rimane la tentazione di credere che ci sia un modo o un luogo – reale o virtuale – in cui seminare quattro monete e raccoglierne intere ceste. Ma se tra tutte queste tentazioni non ci fosse il desiderio di far contento quel nostro babbo che ci ha forgiati con tanta cura e con tanta cura ci ha vestiti, se non ci fosse l’aiuto materno di una fata sempre disponibile ad aiutare ma non a farsi prendere in giro, cosa ne sarebbe dell’uomo? Per quante notti rimarrebbe impiccato al ramo di un albero? E da quanti pescicane dovrebbe venir divorato per farsi togliere di dosso quella pellaccia d’asino?
Lo stile del romanzo è estremamente versatile, molti dei personaggi sono divenuti per antonomasia modelli umani tipici, ancora oggi citati frequentemente nel linguaggio comune, come ad esempio:
"Mangiafuoco" per indicare un tipo burbero e irascibile,
"Il Gatto e la Volpe" per indicare una coppia di elementi poco affidabili,
"Lucignolo" il modello di ragazzo ribelle e scapestrato,
"Grillo Parlante" per indicare chi si prodiga a dare consigli saggi ma rimane inascoltato o, peggio, viene considerato un seccatore,  "Pinocchio", è divenuto ormai sinonimo di "bugiardo".
L'accoglienza riservata all'opera non fu immediatamente cordiale: l'allora imperante perbenismo, rappresentato dalla moderata critica letteraria allora avvezza a testi più borghesi, ne sconsigliò, addirittura, la lettura ai ragazzi "di buona famiglia" (per i quali, taluno soggiunse, poteva trattarsi di una perniciosa potenziale fonte d'ispirazione)
Su tutt'altro versante, le istituzioni rabbrividirono nel vedere, per la prima volta, dei carabinieri coinvolti in un'opera di fantasia, e reagirono ricercando eventuali motivazioni per il sequestro del libro, scoprendo però che non ve ne era alcuna.
Il libro incontrò invece un successo popolare di difficile paragone.
Pinocchio ” è un ricco mix di fiaba, commedia dell’arte, favola, realismo e romanzo di formazione. È stato interpretato, analizzato e sezionato in modi letterari, religiosi, politici, economici e psicoanalitici. È in grado di essere tutto a tutti, perché Pinocchio è l’uomo comune, e la sua lotta per essere reale è affascinante, metafora senza tempo per la condizione umana.
Nel 1936 Aleksej Nikolaevič Tolstoj scrisse una versione alternativa della storia in russo, intitolata La piccola chiave d'oro o Le avventure di Burattino. La storia parte in modo molto simile a quella di Pinocchio ma dopo l'incontro con i burattini di Barabas (Mangiafuoco) la trama diverge completamente. Questo libro è stato tradotto in italiano con il titolo Il compagno Pinocchio (pubblicato nel 1984 da Stampa Alternativa). Da quest'opera sono stati tratti anche due film di animazione: Zolotoj ključik (La chiave d'oro, 1939), regia di Aleksandr Ptuško e Priključenija Buratino (Le avventure di Burattino, 1959) di Ivan Ivanov-Vano.
pinocchio Rodari VerdiniAnche un grande della letteratura come Gianni Rodari, insieme ad un amico illustratore, Raul Verdini, un giorno hanno deciso di “tradurre” la storia di Pinocchio in filastrocca!
Gli autori hanno pubblicato questa versione del celebre “Pinocchio” a puntate, tra il 1954 e il 1955, sul giornale per ragazzi “Pioniere”. In seguito il testo è stato pubblicato sotto forma di libro (dopo averne riadattato leggermente i testi).
Questa divertente filastrocca non vuole essere altro che una fedele traduzione in immagini e poesia del famoso racconto collodiano. Una semplice interpretazione, un omaggio a Collodi (e in alcuni versi anche un omaggio al signor Bonaventura!).
Nel Pinocchio di Gianni Rodari, è la fiaba che si fa filastrocca, è il confronto fra Collodi e Rodari, e fra l’Ottocento e il Novecento.
La musicalità della poesia, la ritmica cadenza di rime e parole, dona alla fiaba una rinnovata armonia e pare guidare Rodari a dialogare con la fiaba di Collodi e, insieme, a dare al povero Pinocchio, burattino di più di cent’anni, le armi e la possibilità di vivere e sopravvivere nel mondo di oggi.
Non più “c’era una volta” e nemmeno più Mastro Ciliegia, dal grosso e buffo nasone, il padrone di casa diviene Geppetto.
Con lui, come con tutti i personaggi della filastrocca, Rodari non si farà dispensatore di descrizioni, lascerà che a parlare di loro siano le rispettive azioni e le illustrazioni che sovrastano ogni coppia di versi, perché in un mondo frenetico e caotico come quello di oggi questo è ciò che conta.
E proprio soffermando lo sguardo sulle scenette disegnate con cura e attenzione per i particolari, ci accorgiamo che il mondo di Pinocchio è divenuto colorato.
L’alternanza di bianco e nero che contribuiva a mostrare la netta divisione tra bene e male e che veniva abbandonata solo per descrivere il Paese dei balocchi, svanisce nel caotico rincorrersi di colori e fantasie, che le immagini della Filastrocca paiono regalare ad ogni situazione.
Al ribaltamento del problema della coscienza nella riscrittura di Rodari, si affianca quello della conoscenza, tutti conoscono Pinocchio e le sue peripezie prima ancora di incontrarlo.
Pinocchio stesso conosce il soprannome di Geppetto prima ancora di nascere.
Nessuno conosce più di ciò che vede con i propri occhi, perché questo è quello che pare voglia insegnarci il nuovo secolo.
Ma non solo.
La conoscenza, nel mondo fiabesco di Pinocchio, sembrava fondarsi sulla certezza della perfetta rispondenza, sul piano morale, tra colpa e pena.
Dopo ogni sbaglio, Pinocchio recitava orazioni di pentimento e aspettava con pazienza di scontare la sua pena.
Nella filastrocca di Rodari il burattino si è fatto furbo, compie le sue monellerie, poi si gira verso di noi e ci strizza l’occhio, come a dirci che a essere furbi si può anche cavarsela.
L’antico e, a volte feroce, pedagogismo ottocentesco che faceva aspettare Geppetto mezza giornata prima di ricostruire al figlioletto i piedi andati a fuoco, perché imparasse il pentimento e l’esame di coscienza, si dissolve in un mondo in cui i ragazzi vanno incontro alla moderna tentazione del ‘tutto e subito’.
L’insegnamento che Collodi pretendeva che Geppetto desse a Pinocchio, che il proprio dovere è sempre quello di lavorare e che la condizione della mendicità, non priva affatto di dignità, è cosa riservata a coloro che per vecchiaia e incapacità non possono far altro, si perde nell’indifferenza di Pinocchio di fronte al Gatto e la Volpe, ormai ridotti in miseria.
La conclusione della storia rimane la stessa.
Il burattino diventa un bambino vero.
Ma la domanda forse è: che tipo di bambino è diventato? Cosa avrà pensato vedendo le sue spoglie di legno accanto al letto?

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Note
Tra le altre "riscritture" di autori italiani sono da considerare:
Commento alla vita di Pinocchio di Luigi Compagnone (Marotta, 1966);
La vita nova di Pinocchio (Vallecchi, 1971; Baldini Castoldi Dalai, 2004) e La ballata di Pinocchio (Stampatori, 1980; Mondadori, 2002);
La filastrocca di Pinocchio di Gianni Rodari e Raoul Verdini (Editori riuniti, 1974);
Pinocchio con gli stivali di Luigi Malerba (Cooperativa scrittori, 1977, Mondadori, 1988);
Pinocchio: un libro parallelo di Giorgio Manganelli (Einaudi, 1977; poi Adelphi 2002), riscrittura tra racconto e saggio.
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Breve biografia di Carlo Lorenzini o Carlo Collodi
Nato il 24 novembre 1826 a Firenze. Presta servizio nell’esercito toscano nel 1848 e nel 1860 durante le guerre italiane d’indipendenza riveste un ruolo attivo nelle questioni politiche. Ha iniziato la sua carriera di scrittore come giornalista nel giornale satirico La Lanterna. Ha deciso di concentrarsi sulla scrittura per i bambini alla fine del 1870 e l’inizio del 1880. Mostrando l’orgoglio e l’affinità per la madre, l’autore sceglie il suo pseudonimo in base al paese toscano del luogo di nascita di sua madre, “Collodi”. Come  contesto interessante in cui leggere Pinocchio, è importante notare che Collodi non ha mai avuto figli e ha trascorso la sua infanzia per le strade piuttosto che in una classe. E anche se ha iniziato la sua carriera di scrittore, drammaturgo con racconti per adulti, Collodi commuta alla letteratura per ragazzi nel 1875 dopo l’Unità d’Italia, sostenendo che “gli adulti sono troppo difficili da accontentare”. Ovvio che questo cambiamento è stato alla fine una decisione intelligente. Collodi ha scritto testi scolastici didattici – come “L’abbaco di Giannettino”, “La geografia di Giannettino” “Il viaggio per l’Italia di Giannettino”- solo a pochi anni dalla morte ha pubblicato, “Le avventure di Pinocchio”. Collodi, che non ha mai avuto i soldi, non ha condiviso il successo finanziario del libro ed è morto senza sapere che un giorno ci sarebbero state centinaia di traduzioni del suo libro in più di 100 lingue.
Il 26 ottobre 1890, a un mese dal compimento del suo sessantaquattresimo anno, Collodi, mentre sta rientrando, è stroncato, probabilmente da un infarto, proprio sull’uscio di casa.


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