diana catellaniNon ho mai conosciuto i miei nonni (maschi), entrambi portati via dalla spagnola; ho conosciuto però le mie nonne.
Una nonna Carolina, viveva nel paese vicino al mio e me la ricordo solo nel momento in cui, già molto anziana, è venuta per un periodo in casa nostra. Ricordo solo che allora verso sera l’ accompagnavo sulla strada a passeggiare un po’, ma la sua scomparsa non mi ha colpito molto: i nostri rapporti erano stati radi e poco profondi.
L’ altra, la nonna Marcellina, abitava accanto a noi, ma era sempre molto preoccupata per tanti problemi e per quel suo gran mal di testa che spesso le faceva dire: “So che morirò presto….”. Poi quel suo mal di testa sfociò in un ictus, cui sopravvisse in condizioni gravemente menomate e allora di lei ricordo le volte in cui si soffermava davanti allo specchio per salutare quella signora così gentile che vi vedeva riflessa.


Mia madre l’ha accudita per 15 anni e capitava anche a me di aiutarla a vestirsi o a pettinarsi e ricordo quando di notte (dormivamo nella stessa stanza) venivo svegliata e dal suo ansimare faticoso e dalle sue mani che annaspavano in cerca dell’interruttore della luce.
Di entrambe però non ricordo gesti di particolare affetto (da noi le smancerie erano ritenute poco dignitose), o momenti particolarmente significativi, forse perché avevano molti nipoti e sarebbe stato molto arduo coccolarli tutti.
A quel tempo in ogni famiglia c’erano molti bambini e quindi li si trattava anche con maggiore distacco; inoltre si diventava nonni ancora molto giovani, tra i 40 e i 50 anni, quando c’erano ancora tante cose da fare e non si poteva dedicare molto tempo ai nipotini.
Non ho perciò mai conosciuto il modello della nonna che fa le torte, che racconta le favole, che regala le caramelle, che sferruzza per i più piccoli. Non ho quindi particolari ricordi legati alle attenzioni delle mie nonne per me.
Quando sono diventata nonna, ho pensato che io volevo essere una nonna da ricordare, anche se non potevo essere molto presente nelle vite dei miei nipoti, vista la distanza che mi separa da tutti quanti. Diventare nonna per me è stato come se mi fosse stata offerta un’opportunità per reinventarmi.
Ricordo la nascita della prima nipotina….
La gravidanza era stata difficile, ma ormai volgeva al termine. Le preoccupazioni dei mesi precedenti per i vari disturbi, avevano lasciato il posto ai timori per il momento che si stava avvicinando: mia figlia era lontana da me e ci tenevamo in contatto con frequentissime telefonate.
Una sera, verso le 11 l’ annuncio: “Stiamo andando in ospedale!”. Non so quante cose mi sono passate per la testa in quel momento! Seguivo col pensiero le fasi di ciò che stava accadendo, ma quando ci si sente così lontani e impotenti a recare aiuto, viene spontaneo pregare. Il tempo passava lentissimo, era inutile telefonare: gli apparecchi vanno spenti in certe zone degli ospedali.
A un certo punto mi sono messa a fare dei solitari con le carte, per tenere le mani impegnate …I timori che qualcosa di imprevisto potesse capitare si affacciavano in modo molesto, ma cercavo di allontanarli subito… Finalmente, era quasi l’alba, squillò il telefono… era Michele che con voce commossa comunicava che tutto era andato bene, che la piccola Elisa era bellissima e che lei e la sua mamma stavano bene. E continuava a ripetere: “È bella, è molto bella…”.
Tutta la tensione si sciolse e potei andare a riposare. Quando la vidi per la prima volta, Elisa era veramente perfetta e sebbene fosse molto tempo che non prendevo in braccio un neonato, fu così naturale occuparsi di lei, coccolarla e appoggiare le mie guance alle sue così lisce e morbide. Sentii in quel momento una strana sensazione: tutta la mia vita assumeva ora un significato nuovo, non era più solo la somma di vicende più o meno positive, di sacrifici, di lavoro, di preoccupazioni era il presupposto perché lei potesse nascere così come mi appariva: un miracolo!
Da allora sono nati altri quattro nipotini, tutti maschi : Davide , alla nascita il più grassottello, Samuele, il più lungo, Giovanni, il più insonne, e infine Gioele, nato pochi giorni fa e già appare come il più tranquillo.
I miei nipoti abitano tutti lontano da me, ma io cerco di essere il più vicina possibile a tutti loro, tenendo sempre a portata di mano una valigia per andare a trovarli o tenendomi in contatto con le nuove tecnologie che, fortunatamente accorciano le distanze. Cerco anche di creare le occasioni perché questi cuginetti si possano incontrare e conoscere , aprendo loro la mia casa per i momenti in cui sono liberi dalla scuola e da altri impegni.

Nipoti DianaPer questo in questi giorni sono qui con me i tre nipoti più grandi: non è facile tenerli a bada, soprattutto i due maschietti che amano fare la lotta a ogni momento e rischiano anche di farsi male, ma mi compensa il fatto che li vedo stare bene insieme e che si creano spesso situazioni che li aiutano a trarre beneficio dalla reciproca vicinanza e a crescere nel rispetto delle differenze individuali, Non è raro che mi chiedano di raccontare loro degli episodi di quando loro erano piccoli o di quando io ero piccola come loro e allora ricorro al blog in cui ho annotato i momenti più significativi della loro vita e i miei ricordi d’infanzia: passiamo così momenti molto sereni e spesso capitano anche occasioni per riflettere insieme su tante cose.
Nelle nostre giornate c’è sempre un po’ di tempo dedicato ai compiti e allo studio e allora il fatto di aver preso dimestichezza con le nuove tecnologie e l’aver intrapreso lo studio dell’inglese risultano scelte vincenti: posso essere utile a tutti nel risolvere parecchie situazioni problematiche e questo mi gratifica molto
Spero che i miei nipoti possano ricordare questa nonna, quando non ci sarò più, non solo come nonna biologica di cui portano tracce fisiche come la forma della testa o come quella certa “rosa” nei capelli, ma soprattutto per il ricordo di momenti significativi vissuti insieme, o per le volte in cui magari abbiamo combinato qualche pasticcio e ci siamo messi a ridere a crepapelle .

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