diana catellaniMia figlia era partita qualche anno prima per un master di sei mesi e non era più tornata a casa se non per qualche breve periodo di vacanza. Una sera ricevo una telefonata: la sento angosciata …..quanto è brutto sentire il dolore uscire da una cornetta di telefono e non poterlo consolare se non con qualche misera parola.
Decido su due piedi: voglio partire il giorno dopo e fare quel viaggio che ho sempre rimandato per vari motivi. Mio figlio mi acquista il biglietto on line e il mattino dopo sono all’ aeroporto.

 Non ho mai volato prima, sono sola e sono un po’ nervosetta, ma per fortuna so leggere (!!!) e seguendo le indicazioni riesco a espletare tutte le formalità della partenza senza troppi problemi.

Non nego di avere un po’ di tremarella al momento del decollo, ma cerco di immergermi in un difficilissimo schema di parole crociate con definizioni alla rinfusa, tanto non si vede nulla …ci sono solo nuvole…
Poi l’ aereo scende piano piano , me ne accorgo dal fastidio alle orecchie e guardo fuori.
La prima immagine dell’ Inghilterra è la bellissima campagna inglese, col verde smagliante dei prati interrotto dal verde cupo dei boschetti e delle siepi ; piccoli villaggi e fattorie dalla tipica architettura spuntano qua e là coi loro tetti scuri e le finestrelle dipinte di bianco.
A terra trovo mia figlia e andiamo al bus. Che strano vedere il traffico che gira al contrario: se sono soprappensiero , mi piglia un accidente ogni volta che alzo lo sguardo sulle auto che ci sorpassano da destra….. perché qui si ostinano a fare tutto in modo diverso dal resto del mondo?
Arrivata a casa, mi sorprende l’ uso smodato della moquette…anche in cucina e in bagno???? Non è possibile!!
Usciamo per una visita al centro meritatamente conosciuto per il fascino dei suoi monumenti e dei ponti che portandoti da una riva all’altra ti fanno saltare da epoche remote a atmosfere avveniristiche con grattacieli dalle forme più inaspettate. A ogni semaforo il pericolo è in agguato per chi non è abituato alle regole del traffico locale, per fortuna trovi sempre scritto a terra a grandi lettere : guarda a sinistra….guarda a destra…
Passiamo davanti a un negozio di frutta e verdura: noto un cartello che spunta sopra a un’ arancia e dico: - Non sono poi tanto care le arance, le paghiamo così anche in Italia….- E mi sento rispondere che il prezzo non si riferisce a un chilo di arance, bensì a quell’arancia che fa bella mostra di sé in vetrina !!!
Trovo comunque che i trasporti pubblici sono molto efficienti e consentono anche ai forestieri di spostarsi senza troppe difficoltà.
Mi ero sempre immaginata Londra come una città grigia e triste, invece la trovo piena di fiori coloratissimi sia nei giardini sia in vasi appesi ai lampioni, o posti sulle lesene dei palazzi , sui balconi, sui davanzali , sulle ringhiere che delimitano i marciapiedi o i passaggi pedonali. Tanti colori anche per le strade dove si aggira un’ umanità variegata che porta abiti di tutte le fogge, sapendo che non deve temere critiche ….
Da allora sono andata parecchie altre volte a Londra a fare la nonna . L’ aereo non mi emoziona più, ma se c’ è bel tempo mi commuove sempre la vista delle Alpi innevate o delle navi che solcano lil Canale della Manica (fine 1° parte).

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