diana catellaniNella Genesi si legge : “Non è bene che l’uomo sia solo”….e Platone racconta il mito delle due metà che tendono a ricongiungersi…. Certo la solitudine è una condizione che solo alcuni scelgono, mentre molti sono costretti a subirla in alcuni periodi della loro esistenza.

A maggior ragione oggi, con i figli che si allontanano dalla famiglia di origine in cerca di lavoro.

Conosco ormai molte persone sole, o meglio rimaste sole dopo aver perduto il compagno o la compagna di una vita e ognuna di loro vive la propria condizione in modo diverso.
C’è chi limita i propri rapporti sociali a figli e nipoti e si dedica al giardinaggio, alla cura della propria casa e dell’animale domestico che gli fa compagnia, ma rifiuta qualsiasi altro contatto o altro impegno, che comporti l’apertura di questo cerchio magico in cui si è rinchiuso. E questo atteggiamento, a mio avviso, è molto pericoloso. C’è chi, al contrario, cerca di coltivare interessi, di prendersi degli impegni in ambito sociale per rendersi utile e sentirsi ancora in grado di dare il proprio contributo alla collettività.
C’è in questo atteggiamento anche un ritorno di soddisfazione, di gratificazione che è di grande giovamento: aiutare gli altri per aiutare se stessi? credo sia proprio così…. Ci sono tanti campi in cui impegnarsi e c’è la possibilità di scegliere ciò che più è in linea con la propria storia e le proprie capacità.

Bisogna dire che le donne, in genere, sanno adattarsi meglio ai cambiamenti e, dopo un periodo di disorientamento riescono a trovare soluzioni ai nuovi problemi che devono affrontare. Ho visto invece degli uomini precipitare in uno stato di vera e propria angoscia per non saper bastare a se stessi nella cura di sé e della casa, per non saper riallacciare vecchie amicizie o per non saperne cercare di nuove e per non aver mai coltivato interessi. Ho avuto modo di conoscere G. durante un breve viaggio. E’ un uomo di circa ottant’anni, vedovo da poco. L’ ho visto commuoversi al ricordo delle sofferenze della moglie e gli leggevo l’angoscia negli occhi quando alla fine del viaggio pensava a dover rientrare nella sua casa vuota. Diceva espressamente che avrebbe voluto trovare una persona che potesse avere per lui le stesse cure di cui era stato oggetto per tanti anni, ma si rendeva conto che era un sogno impossibile da realizzare.
C’è invece la signora A., ultraottantenne, sempre elegante e ben curata, che si prodiga ancora in mille attività e non disdegna il piacere di una risata o di una battuta. E’ rimasta sola da molti anni, ma non ha mai voluto dipendere dai parenti. Nessuno le darebbe gli anni che ha, anche se nel camminare non è più scattante come una volta.
Credo che sia importante per tutti imparare per tempo il maggior numero di cose possibili, per poter bastare a se stessi nel momento in cui la vita ci porrà di fronte alla solitudine, che ha molti svantaggi, ma anche i suoi lati positivi: consente una grande libertà.
Per concludere ricorro a Pasolini.


Pierpaolo Pasolini
Senza di te tornavo
Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d’esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m’hanno oscurato agli occhi l’erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c’è solo l’ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest’angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.

Biografia
Lista articoli

Utilizziamo i cookie per garantire le funzionalità del sito e per offrirti una migliore esperienza di navigazione. Continuando ne accetti l'utilizzo.
leggi la Nota Informativa Ok