diana catellaniQuasi trentacinque anni fa, nel giorno di S. Giovanni (24 giugno 1980) sono venuta con la mia famiglia ad abitare in quella che è stata, ed è tuttora, la nostra casa (era un periodo piovosissimo e abbiamo fatto quasi tutto il trasloco con una Peugeot familiare di cui non ricordo il modello....quanti viaggi con la macchina stracarica !!!).

Era una delle nove casette a schiera che sorgevano in una zona della città abbastanza vicina al centro; era circondata da prati e da un boschetto di robinie, che ora è scomparso per fare posto ad altre costruzioni.

Eravamo nove famiglie con bambini piccoli, che trovavano nell'ampio cortile condominiale uno spazio sicuro per i loro giochi ed era bello vederli divertirsi insieme nei momenti di libertà dalla scuola e dagli studi: le loro voci e le loro risate mettevano allegria. L'amicizia tra i bambini non favoriva però le instaurarsi di rapporti altrettanto amichevoli tra gli adulti: tutti alle prese con la fatica di far fronte alle esigenze familiari e lavorative, nessuno aveva troppo tempo da dedicare ai vicini e, anzi, non era raro che sorgessero le solite questioni derivanti dalla difficoltà di convivere fianco a fianco.
Poi i figli diventarono grandi e a poco a poco lasciarono il cortile e si sparpagliarono per il mondo inseguendo le loro strade. Il cortile divenne silenzioso, troppo grande e vuoto....finché non arrivarono dei nipotini a ravvivarlo saltuariamente...
Ora siamo tutti in pensione e alcuni se ne sono andati per sempre. Tra di noi, quelli che hanno la fortuna di vivere ancora in coppia, continuano la loro esistenza di sempre, invece chi è rimasto solo (o meglio sola, infatti siamo oramai in quattro ad essere rimaste vedove) scopre le proprie nuove fragilità e la necessità di riorganizzare la propria esistenza e le proprie relazioni.
E' così che si sta formando una specie di condominio solidale, in cui, dimenticati gli eventuali piccoli contrasti dei tempi passati, si cerca di darsi una mano quando è possibile.
C'è chi non usa l'automobile e a volte ha bisogno di un passaggio o di essere accompagnata a fare un po' di spesa o a fare un controllo medico; a volte ci si confronta per districarsi nelle pratiche burocratiche; chi utilizza il computer cerca informazioni utili sulla rete per risolvere i problemi più disparati o scarica i risultati delle analisi effettuate nei giorni precedenti; se si va in vacanza, si lasciano le chiavi alla vicina che si occuperà di innaffiare orti e giardini o di controllare che tutto sia in ordine.
Se capita di avere qualche indisposizione ci si telefona e ci si offre reciprocamente la disponibilità ad accorrere in aiuto in caso di bisogno e si cerca di trovare ogni tanto un momento per tenersi compagnia e scambiare quattro chiacchiere. Nelle sere d'inverno, anche un' incombenza semplice come portare fuori la pattumiera, può rappresentare una difficoltà per chi teme di scivolare o non si sente bene ed ecco che c' è chi si offre di portare via due sacchi anziché uno solo. C’è tra di noi chi lavora nello studio del medico di base e porta le ricette a casa di chi non può recarsi in ambulatorio. L'anno scorso abbiamo unito le forze per mettere in ordine un giardino che attendeva da anni un po' di cure.
Anche andare a Messa insieme o andare insieme a uno spettacolo teatrale può aiutare a sentire meno la solitudine.
Ho sentito che in alcune città si stanno sperimentando condomini solidali in cui famiglie con difficoltà varie si trovano a offrire la loro disponibilità ad assistere nelle piccole incombenze di ogni giorno i coinquilini più anziani. Noi, nel nostro piccolo, stiamo realizzando una specie di condominio solidale, spinte solo dalla constatazione della nuova realtà che ci sta di fronte, consapevoli che, come sempre, l'unione fa la forza...

 

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