I vecchi e il medico di Rosanna Vagge

I vecchi e il medico di Rosanna Vagge

il blog di Rosanna Vagge

rosanna vaggeL’epidemia di infezioni da Coronavirus, capace di monopolizzare pagine di giornali e social, mi ha aiutato a capire come sia difficile, per la pressoché totalità degli esseri umani dotati di intelletto, navigare nell’incertezza.
Quante volte, nel corso della mia vita professionale e non solo, i pazienti o i loro familiari, ma anche gli amici, i miei stessi parenti mi hanno rivolto domande del tipo: “Ce la farà a superare la malattia?- In quanto tempo?- Potrà fare quello che faceva prima? – Oppure rimarrà invalido per sempre? – Nel caso sarà capace di adattarsi al cambiamento?” e così via, tante e tante altre ancora.

rosanna vaggeEra il 19 maggio 2017 quando l’alluvione interruppe bruscamente al km 9 la faticosa corsa della maratona “Arco della vita” ed ora, finalmente, dopo una serie infinita di discussioni sul da farsi, è arrivata la notizia che si può riprendere a correre e che il percorso raggiunto sarà considerato valido.
Quasi 3 anni di stallo non è poco, gli anni passano e la forza viene meno, come è naturale che sia, ma l’esperienza ci induce a non cedere e la passione di perseguire l’obiettivo ci spinge ad andare avanti, non importa se a piccoli passi.
Sono successe tante cose in questi anni, il maltempo ha causato frane, smottamenti di terreni, esondazioni e le mareggiate hanno distrutto parte del litorale causando danni per milioni di euro. Come se non bastasse la corruzione e la disonestà dell’animo umano ha permesso che crollassero ponti e si sgretolassero le pareti delle gallerie provocando morti inaccettabili in un’epoca in cui la parola rischio è sempre sottolineata in grassetto per qualsiasi azione quotidiana si abbia da compiere.

rosanna vaggeIn un pomeriggio di una giornata di fine primavera, esattamente il 28 maggio dello scorso anno, giunse nel giardino di casa Morando un gattino, apparentemente giovane, ma piuttosto mal ridotto, magrissimo e molto spaventato. Dopo aver girovagato per qualche minuto nel cortile antistante, entrò all’interno della residenza e si rannicchiò in un angolo della sala da pranzo, seminascosto dalla carrozzina dove era seduta la centenaria Silvia e rimase a lungo in quella posizione, come fosse stremato da chissà quale viaggio.
Non si lasciava avvicinare, ma, osservandolo meglio insieme alla direttrice Maria Grazia, decidemmo che molto probabilmente si trattava di una femmina che si era persa o forse era stata abbandonata e per questo appariva stanca e affamata. Dovevamo darle un nome e scegliemmo Tinetta, dal momento che ci sembrava zoppicasse e che meritasse che il fisioterapista la sottoponesse al test di Tinetti per valutare equilibrio e andatura. Forse non a caso era approdata in una casa di riposo.

rosanna vaggeNell’articolo del mese scorso ho parlato di come i media tendano a pubblicizzare gli effetti benefici di pratiche sanitarie a soli scopi economici utilizzando la parola prevenzione, oggi tanto amata, come si usa, o meglio si usava, lo specchietto per le allodole.
Lungi da me l’intenzione di essere noiosa o, ancor peggio, polemica, ma ritengo fondamentale insistere su questo argomento per avvertire i cittadini che quando si tratta di salute è facile cadere nel trabocchetto e lasciarsi attrarre da ciò che ci viene presentato come lusinghiero rischiando di tralasciare, a scapito del buon senso, ciò che è davvero utile e soprattutto possibile fare in ogni diversa situazione.
L’articolo a cui mi ispiro è intitolato “Prevenire è meglio che curare: ecco come aiutare gli anziani” e la presentazione è la seguente: “Gli over65sono soggetti a cadute che possono anche invalidare, ma la tecnologia opera in loro soccorso”.
Il sentirmi parte in causa aggiunge forza alla mia testardaggine e, siccome, oltre ad appartenere alla categoria degli over 65, sono pure reduce da due cadute, a distanza di un mese l’una dall’altra, a seguito delle quali ho riportato, nella prima, una frattura costale, tutto sommato poco invalidante e, nella seconda, una frattura del malleolo esterno della caviglia, ben più limitante la mia autonomia di espressione corporea, mi comprenderete se a leggere certi articoli mi si accappona la pelle.

rosanna vaggeSono sempre stata attratta dal significato dei detti e proverbi che in famiglia venivano citati frequentemente, soprattutto da nonna Rosina, forse, penso ora in età ben più matura, per il fascino che suscita in me il sapere antico, basato sul buonsenso e sull’esperienza.
“Prevenire è meglio che curare” è senza dubbio tra i detti più popolari e, oserei dire, di una attualità sorprendente dal momento che viviamo in una società perseguitata e, talvolta ahimè paralizzata, dal rischio per qualunque cosa, al punto che la frase risulta tra le più gettonate negli slogan televisivi e negli articoli delle riviste di ogni genere. D’altra parte è pressoché impossibile non essere d’accordo su un concetto generale così realistico, espresso con un linguaggio chiaro e inconfutabile.

rosanna vaggeDopo la sentenza della Corte Costituzionale sull’aiuto al suicidio, i giornali hanno comunicato la notizia utilizzando parole e titoli molto variabili per intonazioni, dai più sobri ai più apocalittici, nel tentativo di trovare motivazioni per schierarsi da una o dall’altra parte.
Differente l’articolo intitolato “Una scelta di libertà sotto stretta sorveglianza”, pubblicato sul quotidiano Il Secolo XIX venerdì 27 settembre 2019 a firma Luisella Battaglia, docente di Filosofia Morale e Bioetica presso l’università di Genova e Napoli e Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Bioetica, articolo che mi ha offerto molti spunti di riflessione, essendo l’autrice capace di analizzare la questione per “le sue implicazioni tra la sfera della politica e quella della vita, tra polis e bios” e porsi una serie di domande di una complessità straordinaria.

rosanna vaggeAnche quest’anno sono stata invitata ai corsi di cultura di Chiavari in qualità di docente e il titolo che mi è stato proposto per la prima lezione ,”Nonni e nipoti oggi: una relazione speciale di crescita reciproca”, tocca una tematica che mi sta particolarmente a cuore, sia perché sono orgogliosa di essere nonna per ben tre volte, sia per il fatto che mi piacciono i vecchi e i grandi vecchi, capaci di sorprendermi ogni giorno per quello che sanno trasmettere.
Non credo proprio che qualcuno possa nutrire dubbi sul fatto che nonni e nipoti o più in generale vecchi e bambini, siano in grado di sviluppare una relazione speciale di crescita, ma oggi, con il cambiamento demografico e la crisi economica e morale che coinvolge la società intera e sovverte la struttura delle famiglie, è ancora possibile investire risorse affinché questa relazione sia mantenuta, se non implementata? È una domanda che mi desta grande preoccupazione.

rosanna vagge“Ti va di raccontarmi qualcosa della tua vita?” Chiedo a Pietro, seduto nel giardino della casa di riposo in un punto dove le correnti d’aria, incrociandosi, offrono un po’ di sollievo alla calura estiva.
“Certamente, mi fa piacere” mi risponde sorridendo e così mi sistemo accanto a lui, con in mano la scheda narrativa ancora intonsa.
Gli chiedo della sua famiglia di origine e Pietro, senza alcuna esitazione parla del padre Giacomo e della mamma Palmira, entrambi contadini, gran lavoratori, che , oltre l’orto e gli ulivi, accudivano anche tre vacche. Anche lui ha fatto il contadino e, nel poco tempo che gli rimaneva, persino lavorando di notte, ha aiutato amici e parenti a costruire case. Precisa che è un lavoro duro, soprattutto la raccolta delle olive e la produzione dell’olio, ma che la madre era sempre pronta a portare nei campi qualcosa da mangiare, come fagioli o zucchini bolliti, insieme ad un bel bicchiere di vino, e questo era davvero confortevole. Poi, puntando il dito indice verso di me e guardandomi fisso negli occhi, sentenzia con orgoglio: “Non si poteva dire: oggi non lavoro, altrimenti l’olio andava tutto in malora”.

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