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Lisa
Orlando

Voci dalla rete

Perlungavita.it diventa grande, si fa nuovi amici, li accoglie in casa propria, li ringrazia per aver accettato l’ invito a costruire una preziosa rete di persone che guardano alla vecchiaia in modo positivo. Tutte le persone che fanno parte di queste “Voci” hanno già scritto per PLV dalla loro finestra aperta.

  • Ivano Baldini, presidente dell’Associazione AlzheimER Emilia Romagna, ha già raccontato, oltre alla sua vita, cosa è, cosa fa questa organizzazione. Su PLV ci farà conoscere esperienze nuove promosse dai familiari.
  • Diana Catellani ha accettato di aprire un altro suo blog, oltre a quello personale “nonnaonline” per raccontare il suo percorso con gli strumenti digitali, tra ostacoli e soddisfazioni.
  • Rita Rambelli è stata l’apripista, per testimoniare che gli anni sono una convenzione anagrafica, ma che si può andare “ Oltre l’età” per continuare ad essere curiosi del mondo.
  • Rosanna Vagge, anche lei già collaboratrice, medico e amante della scrittura , racconta le sue esperienze e la sua vita accanto ai vecchi delle residenze protette, ma non solo. In questa piacevole compagnia continuo le mie riflessioni sulla qualità della cura nei servizi, parlando di assistenza domiciliare.
  • Lisa Orlando, architetto, con una tesi sulla casa  idonea per gli anziani con l'Alzheimer, amante della lettura della montagna, ma anche della gioia dello scrivere: poesie, articoli, libri.Nel frattempo ha ottenuto un master in Comunicazione.
  • Ida Accorsi, insegnante di asilo nido in pensione, appassionata di Gianni Rodari e di confronti intergenerazionali coltiva i suoi interessi con l'aiuto del web.

rosanna vaggeLe parole mi piacciono, sono una chiacchierona e, per logica conseguenza, mi escono dalla bocca in modo piuttosto fluido e talvolta ingombrante. Pregio o difetto che sia, non intendo interrogarmi su questo, ma riflettere sul significato, sostanziale, completo che ogni parola sottende e sulla relazione che esiste tra parola-pensiero-azione.
In un mio precedente scritto dal titolo “La gerarchia delle parole”  pubblicato su questo blog nell’aprile 2017 mi sono centrifugata il cervello nel chiedermi “se le parole hanno un qualche ordine che le rende diverse e diversificabili che condiziona in qualche modo il passare dal dire al fare”, articolo che consiglio di leggere, nel caso decideste di proseguire, in quanto utile premessa a questo che sto per scrivere.
Ebbene, mi sono imbattuta casualmente in una poesia di Vittorio Lingiardi, psichiatra, tratta da “Alterazioni del ritmo” ed ecco scatenarsi in me un groviglio di pensieri, strampalati in maniera inversamente proporzionale al rigore che caratterizza il metodo delle scienze esatte.

rita rambelliChe ci piaccia o no è sempre più chiaro a tutti che quello delle “badanti”, quasi sempre straniere, è un modello che ha colmato un grande vuoto organizzativo da parte delle istituzioni e che si è diffuso a causa anche degli alti costi e insufficienza di posti nelle strutture residenziali.
Risulta però altrettanto evidente che questo modello va ripensato perché il sistema assistenziale basato sulle badanti vede tutto il “peso” sia economico, sia morale che organizzativo, interamente sulle spalle delle famiglie che stanno autonomamente cercando altre soluzioni che se non riducono i costi rispetto alla badante, abbassano almeno lo stress organizzativo (ferie, assenze, festività, ecc.) e questo spiega il dilagare in alcune zone dell’Emilia-Romagna delle case-famiglia.
La sfida oggi quindi è innovare e in particolare migliorare i servizi pubblici che devono essere più veloci, più comodi e sempre più personalizzati.
Accanto alle necessità assistenziali non devono sfuggire all’attenzione i nuovi bisogni legati alla vita sociale, alla necessità di sentirsi attivi ed utili: le persone che mantengono autonomia e capacità di condurre una vita attiva anche a tarda età sono sempre più numerose e ad esse deve essere data l’opportunità di viverla pienamente.
Alcuni Comuni si sono attivati per sperimentare nuove modalità di sostegno alle famiglie, finalizzato a ridurre i costi e nello stesso tempo cercando di dare un aiuto alle persone anziane senza sostituire completamente le loro capacità residue.

ida accorsiDopo decenni di principesse che aspettano il principe azzurro e il suo bacio salvifico, sembra che qualcosa stia cambiando. Persino da Disney se ne sono accorti e qualche anno fa hanno prodotto Frozen, storia animata in cui il personaggio principale, Elsa, è sì una principessa, ma deve imparare a salvarsi da sola e a gestire il proprio potere magico. Ad aiutarla non c’è nessun principe, ma la sorella Anna Frozen.
Un cambiamento abbastanza importante, anche perché era dai tempi di Mulan, la guerriera cinese che si travestiva da uomo per entrare nell’esercito, che un personaggio femminile così “forte” non faceva breccia nei cuori delle piccole spettatrici. Di mezzo c’era stata la principessa Merida di The Brave – Ribelle, il cui successo tuttavia non è paragonabile a quello di Elsa.
Anche nei libri per ragazzi e bambini si sta dando sempre più spazio a storie di personaggi femminili che si salvano da soli. E spesso si riscrivono le storie di figure storiche: regine, principesse, ma anche pittrici, atlete…
Negli Stati Uniti è stato pubblicato l’abbecedario Rad American Women: a ogni lettera corrisponde una donna americana che è entrata nella storia per le proprie gesta.
Si passa dalla musica allo sport, fino ai diritti civili.

diana catellaniSono interminabili le sere di novembre: il buio arriva prestissimo e, dopo aver preparato la cena (si fa per dire, molto spesso apro il frigo alle 19 e tiro fuori qualcosa di veloce, o termino ciò che mi è avanzato a mezzogiorno e consumo il mio lauto pasto guardando il programma preserale), mi restano da riempire 4/5 ore di solitudine, dato che, andando a letto presto, finirei poi con lo svegliarmi nel cuore della notte senza poter più riaddormentarmi.
Mi sono di grande aiuto il computer, che mi permette di collegarmi coi miei figli lontani o con gli amici reali e virtuali tramite i social-network, e la televisione.
Da quando sono sola però non riesco più a seguire i talk-show che parlano di politica: mi innervosisco e non c’è nessuno con cui dividere la mia rabbia e la mia indignazione. Per questo preferisco sintonizzarmi sui canali che trasmettono vecchi film.
Controllo prima di tutto il cast: la presenza di grandi attori è sempre una garanzia; poi leggo la trama: scarto senz’altro i film dalla comicità troppo facile, i film western, il genere horror e la fantascienza. Amo le storie vere o verosimili, che parlano di situazioni contemporanee o storiche e mi piacciono i gialli. Detto questo si può ben capire che, avendo una normalissima antenna e nessuna pay-tv, la rosa delle possibili scelte è molto ristretta.

rita rambelliContinua l’impegno di Bill Gates nella ricerca scientifica sull’Alzheimer, infatti lo scorso novembre il fondatore di Microsoft aveva investito in prima persona, donando 50 milioni di dollari al Dementia Discovery Fund (seguiti da altri 50 per startup del settore) e nel luglio scorso ha inoltre annunciato che si unirà ad altri imprenditori e filantropi per un investimento di oltre 30 milioni di dollari nel Diagnostics Accelerator, un nuovo fondo che supporterà la ricerca sulla diagnosi precoce della malattia. Dietro la sua scelta c’è anche una motivazione personale, come ha spiegato perché suo padre, 92 anni, soffre di Alzheimer.

diana catellaniSi avvicinava il centenario della fine della Grande Guerra e per questa ricorrenza il gruppo culturale cui appartengo aveva previsto di organizzare un evento che ricordasse a tutti come la pace non sia un bene così scontato.
Volevamo rievocare i tempi in cui le cartoline di precetto seminavano periodicamente il panico nelle famiglie, che si vedevano strappare i propri figli con la prospettiva di non vederli più tornare.
Ma quale evento poteva essere più efficace? Abbiamo deciso alla fine che si poteva organizzare una mostra di foto, cimeli, documenti, lettere di soldati di entrambe le guerre mondiali che hanno insanguinato il secolo scorso e di intitolarla “Mai più la guerra…”.

rosanna vaggeE’ fuori di ogni dubbio che il crollo del ponte Morandi ha lasciato una ferita aperta nel mio cuore di genovese.
Quando ero adolescente, lo zio Ercole, macchinista delle Ferrovie dello Stato, amico e collega di mio padre, ci portava con la sua auto che aveva acquistato dopo il pensionamento, ad ammirare la magnificenza del ponte, appena costruito, capace di unire la zona ovest a quella est della città. Eppure non erano certo da poco i disagi che la costruzione dell’opera aveva provocato al suo appartamento, sito ad un piano alto delle cosiddette “case dei ferrovieri”, dove risiedeva con l’anziana madre e due sorelle, entrambi zitelle. Infatti uno degli enormi piloni che sorreggevano il Morandi passava davanti alle finestre di due stanze attigue affacciate sulla via principale ed era talmente vicino che, sporgendoti, lo potevi toccare con una mano. Così la luce penetrava a fatica e la vista del cemento sopra la testa non aveva proprio nulla di spettacolare.

ida accorsiPer la prima volta Rodari affronta il meraviglioso mondo della mitologia greca e racconta, con la sua consueta maestria, la storia di un personaggio femminile, l’eroina per eccellenza della produzione Rodariana, ovvero, la sua più completa rappresentante di un nuovo modello femminile, capace di lasciare il segno anche nell'immaginario dei lettori di oggi.
È un altro piccolo capolavoro dell'irrefrenabile fantasia di Gianni Rodari. (Atalanta . Atalanta Ed. Einaudi ragazzi (Storie e rime), 2009

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