Mille parole per l'eguaglianza

Girata la boa dei sessanta anni, uno più o uno meno, quali prospettive ha una donna, quali esperienze spera o s’immagina di poter ancora vivere, quali spazi nuovi può conquistare, mantenere e/o difendere?
Esiste un terzo tempo, dopo la gioventù e la maturità, prima di diventare “vecchi” che, secondo gli ultimi proclami sanitari, potranno dirsi tali solo dopo i settantacinque anni? Questo terzo tempo per i “giovani anziani” sarà diverso per gli uomini e per le donne?
Nel giro di pochi mesi si sono sommati alcuni eventi editoriali, che non possono essere solo coincidenze: Lidia Ravera promuove e dirige una collana editoriale, “Terzo tempo” (qui) dopo la pubblicazione del suo ultimo libro (qui) “L’amore che dura”.
Ilaria Tuti esce con “Ninfa dormiente” una nuova indagine di Teresa Battaglia, una commissaria sessantenne in lotta perenne con i primi sintomi dell’Alzheimer.
In questi libri, pur nella forma di romanzo, si parla di donne sessantenni e di voci centrali per la vita di una persona: l’amore, la salute, gli affetti.

Si conclude una campagna elettorale condotta e costretta tra i temi imposti dei migranti, della sicurezza e da ultimo di una emergenza droga mal identificata.
Questa contemporaneità tra elezioni europee e amministrative ha offerto pochi dibattiti sullo stato delle politiche sociali (sanitarie, assistenziali, scolastiche) italiane, se si escludono due temi: il reddito di cittadinanza anche nell’accezione di lotta alla povertà e “la quota 100” dei pensionamenti.
C’è un corpo elettorale di oltre 51 milioni di elettori; tra questi quasi 20 milioni, il 40%, sono chiamati a pronunciarsi per gli enti locali, dalla Regione Piemonte ai piccoli comuni di poche decine di abitanti, passando tra sei capoluoghi di regione e 21 di provincia.

Manteniamo, come “promemoria” iniziale, l’interrogativo, sempre più preoccupante, che ricorre in tutte queste mie note: i vecchi dove li metto?
È una campagna elettorale continua che ha avuto un inizio lontano nel tempo e non si sa quando mai finirà- con tutte le scadenze previste anche quest’anno- che condiziona ogni azione di governo, a livello nazionale e regionale, dalle leggi ai Documenti di programmazione economica finanziaria (DEF), dagli investimenti (quei pochi che ci sono) ai progetti.
Dei vecchi però non si parla mai, se non per sottrarre dalle loro pensioni i contributi per rispettare le promesse elettorali.

Marzo è per antonomasia il mese in cui la Festa dell’8 marzo induce a riflettere sulle conquiste di questi oltre settanta anni di lotte per l’emancipazione, i diritti e la libertà delle donne.
Quest’anno purtroppo in Italia e nel mondo un vento di restaurazione e arretramento, un terribile coagulo di tutte le spinte più retrive contro le donne e più in generale i“diversi”, sta suscitando indignazione e preoccupazione.
Non si fermano i femminicidi: nel 2018 sono state uccise 121 donne. Al momento in cui scrivo, metà marzo, sono già 15 le morti violente dall’inizio dell’anno, un dato in continuo tragico aggiornamento.
Lo scenario è un film degli orrori: dai femminicidi quasi sempre da parte di persone con cui esiste o esisteva una relazione, agli stupri e alle violenze sessuali, ai maltrattamenti nei luoghi di cura e assistenza, alla riproposizione delle “case chiuse”.

Cinque articoli selezionati sui giornali di febbraio.
Due sono di “cronaca”: scoperta l’ennesima casa-lager per anziani, nell’Appennino Bolognese; il presidente Mattarella grazia due anziani ultra ottantenni che avevano ucciso la moglie con demenza ( il terzo ottuagenario graziato aveva ucciso il figlio tossicodipendente).
Tre sono di varia classificazione, sul nostro futuro prossimo, molto prossimo.
La prima. In Giappone gli anziani soli e poveri compiono qualche piccolo crimine per poter andare in prigione dove cibo e cure sono garantiti, anche con un certo confort, anche se hai l’Alzheimer.

Sempre più spesso appaiono sui giornali notizie di abusi e violenze su anziani non autosufficienti, all’interno di appartamenti- perché non si possono chiamare servizi!- allestiti “clandestinamente”.
Sono definiti come “case famiglie”, spazi alloggiativi che pur citati tra i servizi socioassistenziali hanno una fisionomia approssimativa. Non sono previste autorizzazioni per il funzionamento ma solo una semplice comunicazione di avvio dell’attività al Comune di ubicazione, lasciata nei fatti alla volontà del gestore.
Ciascun Comune si è dotato o avrebbe dovuto farlo, di un regolamento in cui prevedere i documenti necessari, i requisiti e le modalità di funzionamento e gestione, le forme di controllo e di vigilanza.

Può essere vero che parlare di vecchi soli, di nonne che aiutano i nipoti autistici, di anziani colpiti da demenza in questa contingenza economica e politica, può essere una non-notizia.
È però, pure vero che gli ultimi a veder riconosciuti diritti e opportunità rischiano di più nelle crisi perché depauperati di supporti specie per il decrescere delle risorse pubbliche.
Rischiano di più perché si stanno impoverendo le reti di solidarietà, si abbassa il livello di accettazione del diverso, qualunque sia la diversità rilevata.
Per paradosso, per non confrontarsi con la diversità s’individua “l’untore”, il portatore di disgrazie, in primis, in un “vaccino”, chiamato in causa come responsabile, che sostituisce “l’ira degli dei”, ovviamente scatenata dai pro vaccino.
Tutte le patologie, tra cui l’autismo, che ancora non hanno avuto una soluzione dalla scienza sarebbero da attribuite ad un “entità” manipolata da forze occulte, da qualcosa /qualcuno non controllabile, come le divinità antiche.

Si sono conclusi i diversi programmi promossi in settembre per ricordare Alzheimer e demenze.
Forse eventi e confronti si sono ridotti, anche nelle realtà più attive e hanno prevalso iniziative ludiche o mirate su tecniche e proposte di cura e aiuto come “marchi proprietari”.
Le aziende farmaceutiche abbandonano la ricerca,  il Piano nazionale demenze è nel limbo, la legge sui caregiver è affossata, le  risorse degli enti pubblici territoriali al lumicino: lo scenario futuro è incerto.

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