Mille parole per l'eguaglianza

Riprendo dal saggio e dall’intervista ad Alessandro Rosina su “ Il futuro non invecchia”: “Nessuna generazione può stare meglio contro le precedenti e senza le successive” ed ancora “La civiltà umana inizia quando …. Si trova ad escogitare qualcosa che nessuno altro essere vivente aveva fatto prima. Anziché andare a cercare il cibo inizia a portare il cibo a se.....Diventa progressivamente stanziale, costruisce abitazioni in villaggi sempre più ampi e cinti da mura sempre più alte e solide”. Rosina cita un grande scrittore Italo Calvino che 46 anni prima di lui, nel suo libro “Le città invisibili” parla della città di Melania ove la popolazione si rinnova , non tutta contemporaneamente, ma in un susseguirsi continuo.

All’inizio dell’anno in corso si erano ripartiti gli stanziamenti previsti nel FNA per il 2018 e si erano avviati gli incontri per la definizione dei criteri per gli stanziamenti nel 2019 di 573 milioni che avrebbero dovuto, secondo gli impegni del Governo allora in carica, essere alla base di un Piano nazionale per la non autosufficienza, (disabili e anziani), punto di riferimento e cornice per gli interventi regionali. Di norma in questo Fondo è stanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche speciali una quota di circa 10 milioni dedicata alla ricerca di progetti e azioni per la vita indipendente, parlando di disabili.
Il Piano potrebbe/dovrebbe essere occasione per ridisegnare i contorni di una linea di politiche sociali e sanitarie, finora assente, che prenda atto del mutato quadro demografico, sociale ed economico di questo Paese per il crescente aumento di persone ultra65enni (o ultr75enni, se piace di più).

Una notizia è apparsa sui giornali a fine agosto. Una coppia di anziani, lui 74 anni, lei 67, lui ammalato di tumore, lei di SLA, si sono suicidati in una stanza d’albergo a Carpi (Modena). Ha suscitato per qualche giorno alcuni commenti, poi tutto è finito lì.
Quella tragedia è stata solo l’ultima di una serie di ritrovamenti di corpi di coppie anziane, che decidono di porre fino alla propria esistenza, o con un doppio suicidio o qualche volta un omicidio/suicidio, perché non hanno più le forze e la volontà di continuare quella vita che immaginavano per loro nei giorni a venire.
Ho fatto una breve ricerca in internet. A luglio a Ivrea una coppia di anziani è stata trovata morta a diversi giorni dal decesso, avvenuto probabilmente per cause naturali, senza che nessuno se ne accorgesse.
A Roma altra coppia di anziani (74 e 77 anni) è stata trovata senza vita, in questo caso un omicidio/ suicidio, causa forse le difficoltà economiche che avrebbero impedito di pagare ancora l’affitto.
Poi, solo perché non sono risalita oltre, a Milano a marzo ancora una coppia, due architetti, di 87 e 75 anni hanno messo fine alla propria vita. L’ipotesi anche in quel caso omicidio/ suicidio.

Recupero dal testo di luglio queste parole: “mutamenti demografici, ageismo, spesa pubblica e privata, cronicità, vecchiaia e le integro con “longevità, etica, responsabilità, nuovi anziani, società futura”.
È un secondo capitolo sul tema dell’invecchiamento, integrato con gli stimoli da letture (qui) più o meno (qui) e (qui) recenti.
Affiancare alle ricerche, magari con aggiornamenti e investimenti, sulla non autosufficienza e sulle demenze una riflessione estesa ad un campo ampio di interlocutori attuali e futuri, consueti o inusuali, aiuterebbe ad alzare la testa per fare dei problemi anche drammatici attuali (assistenza, caregiver, costi delle famiglie, assenza di terapie risolutive per le demenza) un’occasione per esplorare altri percorsi.
In mancanza di politiche nazionali condivise e con la frammentazione esasperata di quelle regionali, l’assistenza e la cura delle persone rischiano di avvilupparsi su sé stesse, riproponendo, come un mantra, le esperienze anche interessanti sinora maturate, “sdrammatizzando” le demenze con iniziative pubbliche “popolari” e/o cesellando l’agire pratico, anche con brillanti intuizioni, che si ripeteranno per un periodo imprevedibile nei prossimi mesi/anni.

Si pubblicano quotidianamente sul tema “anziani” numerosi articoli. Quasi tutti hanno come argomento “la salute” anzi la “cattiva salute”. Parole ricorrenti “cronicità, invecchiamento della società, denatalità” accompagnate ovviamente dai dati economici sulla spesa che è/sarà/ dovrebbe essere sostenuta dal SSN e dalle famiglie (ISTAT-qui).
Con una quasi ovvia conclusione: gli anziani ultrasessantacinquenni malati cronici (l’80% dell’intera categoria di pazienti cronici) non si curano più per ragioni economiche, ma anche per gli ostacoli, le procedure amministrative respingenti, il difficile accesso ai servizi.(Osservasalute qui).
Abbondiamo di numeri e informazioni, anche se spesso differiscono solo per la metodologia di rilevazione e non per la ricerca di indicatori significativi (rischiando anche di essere noiosa cito sempre la condizione della donna in generale e quella anziana in particolare, in tutti i campi esaminati) su due macro aree: il quadro demografico e la salute, sempre intrecciate e sempre testimonianza di un peggioramento della situazione. L’aumento della speranza di vita diventa una sciagura per il paese, per di più riguarda le donne “notoriamente” non protagoniste e produttive nella vita del paese.

Girata la boa dei sessanta anni, uno più o uno meno, quali prospettive ha una donna, quali esperienze spera o s’immagina di poter ancora vivere, quali spazi nuovi può conquistare, mantenere e/o difendere?
Esiste un terzo tempo, dopo la gioventù e la maturità, prima di diventare “vecchi” che, secondo gli ultimi proclami sanitari, potranno dirsi tali solo dopo i settantacinque anni? Questo terzo tempo per i “giovani anziani” sarà diverso per gli uomini e per le donne?
Nel giro di pochi mesi si sono sommati alcuni eventi editoriali, che non possono essere solo coincidenze: Lidia Ravera promuove e dirige una collana editoriale, “Terzo tempo” (qui) dopo la pubblicazione del suo ultimo libro (qui) “L’amore che dura”.
Ilaria Tuti esce con “Ninfa dormiente” una nuova indagine di Teresa Battaglia, una commissaria sessantenne in lotta perenne con i primi sintomi dell’Alzheimer.
In questi libri, pur nella forma di romanzo, si parla di donne sessantenni e di voci centrali per la vita di una persona: l’amore, la salute, gli affetti.

Si conclude una campagna elettorale condotta e costretta tra i temi imposti dei migranti, della sicurezza e da ultimo di una emergenza droga mal identificata.
Questa contemporaneità tra elezioni europee e amministrative ha offerto pochi dibattiti sullo stato delle politiche sociali (sanitarie, assistenziali, scolastiche) italiane, se si escludono due temi: il reddito di cittadinanza anche nell’accezione di lotta alla povertà e “la quota 100” dei pensionamenti.
C’è un corpo elettorale di oltre 51 milioni di elettori; tra questi quasi 20 milioni, il 40%, sono chiamati a pronunciarsi per gli enti locali, dalla Regione Piemonte ai piccoli comuni di poche decine di abitanti, passando tra sei capoluoghi di regione e 21 di provincia.

Manteniamo, come “promemoria” iniziale, l’interrogativo, sempre più preoccupante, che ricorre in tutte queste mie note: i vecchi dove li metto?
È una campagna elettorale continua che ha avuto un inizio lontano nel tempo e non si sa quando mai finirà- con tutte le scadenze previste anche quest’anno- che condiziona ogni azione di governo, a livello nazionale e regionale, dalle leggi ai Documenti di programmazione economica finanziaria (DEF), dagli investimenti (quei pochi che ci sono) ai progetti.
Dei vecchi però non si parla mai, se non per sottrarre dalle loro pensioni i contributi per rispettare le promesse elettorali.

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