Mille parole per l'eguaglianza

a) La parola del Festival della Filosofia 2019 di Modena sarà “persona, una categoria di lunga durata della cultura europea, fondamento dell’autonomia individuale e dei diritti umani. Sempre immersa in una rete di reciprocità, alla persona si riconduce il principio di dignità, sia nel campo sociale e politico (come per esempio nel caso del lavoro), sia nelle questioni bioetiche di inizio e fine vita. Si indagherà anche il modo in cui l’essere persone passi attraverso il riconoscimento e la messa in scena del sé, in cui si esprime la soggettività di ciascuno” (Comunicato del Comitato scientifico).
“…il concetto di persona- completa Remo Bodei, Presidente del Comitato - è una piattaforma che regge l’umano, dall’aspetto biologico ai suoi diritti, partendo dalla stessa costituzione”.

Doveva essere un aggiornamento di Perlungavita.it in sintonia con le “ferie d’agosto”: presentazione di qualche libro ed eventuali annunci di eventi sui temi della vecchiaia e della cura.
Poi ci sono state iniziative su alcuni temi che, parlando di vecchiaia, di prevenzione, ritengo basilari: i diritti degli anziani, nel più ampio quadro dei diritti più deboli, la costruzione di reti e di comunità solidali in cui i vecchi sono partecipi e protagonisti attivi, la declinazione di un’idea dell’invecchiare bene non legata solo ai paradigmi della salute fisica, psichica, cognitiva propria della sfera sanitaria, la disparità di trattamento e di cura nei confronti delle donne rispetto agli uomini, che si accentua con la vecchiaia e la non autosufficienza.

Nelle  "Mille parole "di aprile annotavo alcune riflessioni: gli anziani sono spaventati da mille malattie, in primo luogo la demenza. La maggioranza di loro scruta e interpreta ogni mutamento nelle loro prestazioni quotidiane, come un avviso di morbo di Alzheimer.
Come e da chi gli anziani sono informati sul tema “demenza”?
Quali sono le domande a cui non ricevono risposta o che hanno coraggio di porre? Quali sono, in una società che invecchia le condizioni culturali e ambientali, oltre che sociali, di cui il sistema nel suo complesso si deve fare carico? È sufficiente una città “amica” della demenza o serve una comunità informata?

Il diritto può essere declinato in diverse accezioni: come norma di tutela della convivenza, come statuizione di un accordo raggiunto, come riconoscimento di una necessità/bisogno di una condizione individuale da tutelare ogni qualvolta si presenti.
La lettura del libro di Paolo Cendon, con relativa intervista, il titolo di questa rubrica “ Mille parole per l’eguaglianza” mi hanno riportato ai diversi momenti in cui mi sono ritrovata a operare perché l’esercizio di un diritto rivendicato da fasce di cittadini o loro rappresentanti diventasse norma o se già riconosciuto fosse rispettato. È stata un’opportunità utile e stimolante.

A volte la casualità assume funzione stimolatrice.
Mi sono giunti contemporaneamente due libri- che presento a latere “ Legami di cura”- Badanti, anziani e famiglie” di Rosita De luigi, e “Una buona pratica di cura della non autosufficienza” di Franco Caccia.
Non so se Rosita e Franco si conoscono perché i punti di contatto non finiscono nell’uscita contemporanea dei due libri, pur con editori diversi. Nei loro testi ci sono riferimenti comuni ad alcuni concetti:

Ho chiamato questo sito Per lunga vita, “per meglio vivere vecchiaia, disabilità e cronicità” per inviare un messaggio  sereno e obiettivo.
Poi le informazioni e notizie che circolano nei media e nei social, nei congressi, nelle chiacchiere al mercato trattano solo di demenze, fragilità, cronicità con due rimedi: la medicina (visite e farmaci) e lo stile di vita individuale, poi la rassegnazione.
Se si parla di povertà e vecchiaia, il rimedio è un piccolo incremento delle pensioni. Analisi giuste, soluzioni anche corrette, ma sono le sole risposte alla vita delle persone anziane?
C’è un’immagine reale dell’anziano e dell’anziana odierni? Qual è il loro profilo?

Il welfare ha tanti nomi dietro cui si nascondono concezioni, finalità, attori, procedure con interessi diversi, alcuni dei quali, anche se a volte camuffati, non s’indirizzano  esattamente agli interessi generali della collettività.
Ho contato in un utile sito web, (qui), 24 diverse accezioni di welfare, tralasciando sottocategorie o denominazioni sovrapponibili. Alcune si possono integrare tra loro, con indubbi vantaggi, non essendo incompatibili, altre sono a poli opposti, perché con l’offerta di un vantaggio immediato, senza affermarlo, erodono o aggirano le finalità del welfare universalistico con un ruolo di garante dello Stato contro le diseguaglianze sociali.

È una campagna elettorale strampalata, a metà tra una fiera di paese dove gli imbonitori lanciano le loro offerte e sui palchi i guardiani dell’ortodossia economica spiegano le loro ricette “ineludibili”, come se tutti noi non fossimo ancora memori della crisi degli anni passati.
Pur nella necessaria sintesi e chiarezza di messaggi di una campagna elettorale, tutto sembra muoversi sulla contingenza, sui temi che occupano le pagine dei giornali.

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