TEM 14 Auge S 800x800Ce lo siamo regalate questo libro per il compleanno, io e una mia amica, in ricordo del nostro soggiorno primaverile a Parigi. Era l’ultima settimana di ottobre. Letto velocemente, assaporando tutta la capacità dell’etnologo di cogliere sentimenti e pensieri delle persone, con una buona dose di ironia e autoironia e una punta di malinconia, perché Augé, come già scritto qui, vive così la sua vecchiaia. Dopo la strage di Parigi, l’ho riletto perché è la fotografia in prosa di cosa i terroristi vogliono colpire.

Tragico e inconsapevole cantore Marc Augé con il suo “Etnologo al bistrot” del panico e dell’ossessione che i criminali del Daesh vogliono inculcare, della paura del “sentimento del meraviglioso quotidiano” di Louis Aragon, nel frontespizio del libro.
Le origini della parola, le sue diverse declinazioni, le parole similari ma non identiche, i caratteri che distinguono sono l’avvio: caffè è un luogo d’incontro elegante e colto, bistrot è per operai e paysans, brasserie quando si serve qualcosa al tavolo.
I bistrot sono la “ linea della vita” di Augé: le fughe adolescenziali per rivendicare l’autonomia da adulto, lo studente della Normale in perenne confronto, il militare al ritorno dall’Algeria, il docente e presidente dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, il pensionato trasferitosi fuori città che ritorna casualmente.
Il bistrot, anche se diverso, è sempre lì, disponibile nel tempo, aperto dalla mattina alla sera, “fraterno e amabile”.
Anche per questo si trasforma in contenitore adattabile: per introdurre i seminari dell’Ecole, per concludere poi le discussioni.
Risponde ad un bisogno di contatto, specie per i vecchi, che lo frequentano al mattino.
Il bistrot come ogni luogo magico non sono quattro muri: ha una sua dimensione spazio- temporale, un suo cerimoniere, il gestore-qui è Francois- psicologo e analista, vigile e accomodante, a testimoniare che serve molta professionalità, per stare dietro al bancone.
Il bancone è l’essenza del bistrot, ancor più se quello di zinco, su cui si appoggiano i gomiti, uno spazio pubblico in cui macchina del caffè, spillatrice di birra e scorci sulla cucina, tutto sotto l’occhio di Francois, l’officiante.
Se poi è anche tabaccheria, ricevitore di scommesse ha il brusio febbrile della “povertà impaziente”.
Ce n’è uno vicino a casa mia, gestito ormai da tre generazioni della stessa famiglia. Assomiglia tanto a quei bistrot, ma la sua “terrasse”, il suo protrarsi all’esterno, avviene sotto un portico medievale.
Poi nel suo spazio e tempo l’etnologo apre un altro capitolo: la musica nel bistrot, dove tanto è andato perduto. Non c’é più il pianista seminascosto dal bancone e neppure la musica assordante dei juke-box, ma solo musica registrata, che viene riversata sull’orecchio dei clienti. Guai a chiedere di abbassare la musica, al massimo si concede di silenziare la televisione, lasciando il balletto delle silhouette taciturne.
Niente succede a caso nel bistrot e l’organizzazione del suo spazio risponde a una convenzione in cui il bancone, il simbolo, deve essere concepito per essere di tutti e di nessuno, perché si entra per allacciare rapporti, anche se in modo inconsapevole, in una presenza/ assenza modulabile, anche solo, in questi ultimi tempi, per uscire a fumare una sigaretta e poi risedersi al proprio tavolo (insuperabile la descrizione dell’andirivieni dei fumatori).
Andare al bistrot è un rito, un riappropriarsi di uno spazio ogni volta, uno spazio in movimento, dove i clienti assegnano ai tavolini funzioni diverse, perché il bistrot è un porto di pace, dove spazio e tempo sono in armonia.
In questo spazio importante, rituale, i rapporti non sono superficiali, ma di superficie, non profondi, perché le parole sono importanti perché scambiate e non per il loro contenuto.
Non potevano mancare i personaggi letterari o reali che si associano al bistrot: Maigret “il poliziotto di sogno”, Aragon e Breton, Mallarmé e Rimbaud.
Costruendo questa sua mappa dei bistrot Augè ci riporta ai giorni nostri con le ultime considerazioni.
Certi i bistrot sono legati a tanta parte della storia sociale e culturale di Parigi, ma sono anche attuali, pronti ad accogliere chi vede la strada come un’avventura, chi non vuole dimore fisse, ma occasioni d’incontro e di esperienze umane variegate, quelli che ad iniziare da Baudelaire furono definiti i “flaneurs”, con l’amore per la strada e il contatto visivo con gli altri, anche nella solitudine. Perché gli altri ci sono e s’incontrano al bistrot: rifugio e avventura, persone e solitudine. I bistrot sono romanzeschi e, detto da Augé, il teorico dei “nonluoghi”, ancor più ha senso, sono luoghi nel senso compiuto del termine, perche sono il teatro della vita, la rappresentazione del quotidiano. Al loro interno la gestione dello spazio è prioritaria e il tempo è un valore, sia che siano i pettirossi ( i parigini) a frequentali, sia che siano gli albatros, i turisti , perché i bistrot respirano. Occupano un posto nel paesaggio urbano, perché sono sempre rivolti all’esterno, anche se solo con qualche sedia impagliata, per richiamare lo sguardo di chi passa.
Chiude con un appello Augé, a se stesso per rigettare le malinconie della vecchiaia e a tutto il mondo, agli scrittori e ai visitatori a buttarsi anima e corpo nella città ad inseguire il suo segreto.
Ho presentato questo libro, decidendolo all’ultimo minuto, dopo il 13 novembre tragico di Parigi, ma prima tutti gli altri eccidi, sempre accanitisi contro i luoghi e gli spazi del ritrovo delle persone, teatri, bistrot, mercati, piazze.
L’ho fatto riutilizzando quasi letteralmente le frasi e le considerazioni dell’autore, perché altro non avrei potuto fare per parlare dei bistrot e del loro valore per l’incontro e le chiacchiere tranquille tra le persone, proprio ciò di cui oggi ci vorrebbero privare.,

Per acquistare direttamente cliccare sulla copertina

 

TEM 14 Auge S 800x800

Biografia
Lista articoli

Utilizziamo i cookie per garantire le funzionalità del sito e per offrirti una migliore esperienza di navigazione. Continuando ne accetti l'utilizzo.
leggi la Nota Informativa Ok