Una curiosità per una donna, una storia, un paese di cui non so nulla, come forse molti altri. Le notizie sono sempre state confuse, se non manipolate, da parte dei governi degli ultimi settanta anni e delle forze politiche di qua e di là della Muraglia Cinese.

Poi se la storia riguarda una donna di grande potere sempre le alterazioni interessate dei tempi coevi e per lunghi anni successivi sono da mettere in conto.

Per questo l’apparire sugli scaffali della biblioteca del libro “L’imperatrice Cixi- la concubina che accompagnò la Cina nella modernità” (edizione Longanesi) della scrittrice nata in Cina poi fuoriuscita Jung Chang ha acceso una grane curiosità, anche per la splendida foto di copertina. Sì l’impetrice Cixi, che governò la Cina dal 1861 al 2008 è stata più volte fotografata, anche se lei, nel suo lungo periodo di reggenza per il figlio e il nipote minorenni, non ha mai potuto parlare direttamente né con i funzionati e i ministri del suo impero, né con i diplomatici e rappresentanti delle nazioni straniere.
Il libro, di oltre 400 pagine a cui si aggiungono altre 80 di note, bibliografia ed indici, oltre alle note esplicative di fondo pagina, si legge come un romanzo sino quasi alla fine, in cui gli eventi bellici e di palazzo si accatastano facendo un po’ perdere il filo e la memorizzazione di nomi, di personaggi e di ruoli.
Per dare un aggancio che molti possono ripescare, bisogna memorizzare il film di Berbardo Bertolucci “ L’ultimo imperatore” quando si vede il piccolo Puyi, di tre anni, che incontra la vecchia donna che l’ha appena nominato imperatore e che morirà il giorno seguente.
Questo libro è stato un piccolo squarcio su una storia millenaria di un paese che all’epoca di Cixi aveva già circa 400 milioni di abitanti, di cui conosciamo i nomi delle dinastie che datano splendidi capolavori artistici dai vasi agli arazzi, dall’esercito di terracotta alle sete, ma di cui poco sappiamo della vita quotidiana, dell’organizzazione dello Stato nelle sue diramazioni, delle condizioni di vita dei suoi abitanti. Miseria sommosse e catastrofi naturali hanno sempre imperversato nel paese. La vita degli imperatori e dei dignitari di corte tutta all’interno dei propri mura, di cui le più famose sono quelle della città proibita ha generato tra gli amministratori imperiali che reggevano il paese la diffusione di una corruzione e di un malgoverno di cui gli imperatori si disinteressavano, garantiti solo dal continuo afflusso di tasse e rendite che garantiva loro una vita di lussi, sprechi, protocolli, riti e tradizioni fermi da secoli, compresa quella tragica degli eunuchi.
Poi arriva Cixi, concubina di basso rango tanto che poco o niente si sa di lei prima dell’entrata nel palazzo imperiale, nel 1851. Si sa che era nata nel 1935, apparteneva all’etnia Han, maggioritaria in Cina, ma che venduta diverse volte, entrò a far parte di un clan Manciu, proveniente dalla Manciuria, che era allora a capo dell’impero cinese, come dinastia Quing. Poi nel 1856 diede alla luce il primo figlio dell’imperatore Xianfeng, che alla morte del padre nel 1961, divenne a cinque anni lui stesso imperatore. Qui inizia la storia di Cixi.
Non è possibile riassumere gli avvenimenti di oltre 40 anni di regno, con tutte le manovre in atto nel mondo in quel periodo. Né sono in grado di dare un giudizio storico sull imperatrice, che pare stia uscendo da quella interpretazione negativa di monarca assoluta e spietata che la caratterizzava, sia perché donna, sia perché alla sua morte i diversi capovolgimenti della storia offuscarono le sue scelte, sia perché sia durante il periodo del Kuomintang che di quello maoista, nessuno aveva interesse a ricerche e studi più approfonditi su questa strano intermezzo femminile, in una società violenta e maschile.
Cixi era figlia di quel tempo e di quella società medievale e – ache per calcolo politico- raramente infranse le tradizioni anche più crudeli, ad esempio sulle pene e le condanne o sui cerimoniali di corte. Era pure molto superstiziosa.
Aveva un forte senso dell’indipendenza dell’ impero dei Quing dall’eterno nemico giapponese che molte volte fu messa in pericolo dall’imperatore Guangxu, il nipote da lei indicato per tale carica come da Puyi, l’ultimo imperatore appunto, reggente pagliaccio per conto degli invasori giapponesi.
Sono descritti molto bene alcuni avvenimenti decisivi nella storia di quel paese e di cui avevo solo orecchiato.
Ne cito alcuni:la guerra dell’oppio, quando la Cina fu costretta dall’Inghilterra ad importare, pur sapendo dei disastri che avrebbe provocato tra la popolazione, l'oppio coltivato nell’india appena conquistata dagli inglesi, la cessione dei suoi porti più attivi alle potenze occidentali, i pesanti risarcimenti per presunti danni di guerra che Francia, Inghilterra e Germania imposero alla Cina, sapendo di strozzarne l’economia e la capacità di sopravvivenza del popolo. Il diciannovesimo secolo vide la Cina sempre stretta tra l’espansionismo giapponese e la conquista di nuovi mercati coloniali delle potenze occidentali.
Cixi dietro al paravento dovette confrontarsi con questi drammi, ma fu anche il primo imperatore che introdusse l’elettricità, le ferrovie, i nuovi metodi estrattivi, l’istruzione nella popolazione. Quando morì era alle prese con la trasformazione dell’impero cinese in una monarchia costituzionale sul modello di quella inglese, governata dalla regina Vittoria. Due donne molto diverse avevano sotto di sé gran parte della popolazione mondiale tra sudditi in patria e sudditi nelle colonie.
Cixi però era anche una donna, molto curata e attenta, che abolì l’obbligo di fasciatura dei piedi per le donne Han, mentre lei come donna manciù camminava su calzature alte 15 centimetri a dimensione quadrata. Amava la musica e la danza, era allegra ma con un grande controllo formale delle emozioni e dei sentimenti. Ebbe un grande amore, concluso tragicamente che le procurò una crisi fisica e depressiva da cui pareva non risollevarsi. Poi come fece, per tutta la sua vita, superò anche questa tragedia e riprese in mano le sorti del suo paese sino al giorno della sua morte.

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