Qualcuno crede di essere il solo a ragionare, di saper parlare e capire come nessun altro. Ebbene, persone così, se le apri, sono vuote. Sofocle

ferdinando schiavoChe ci fanno insieme Andrea Camilleri, Carlo Verdone e i 50 anni di Woodstock, l’attrice americana Gwyneth Paltrow e infine Tom Nichols, americano anche lui, professore di National Security Affairs all’US Naval War College di Newport e cattedra alla Harvard Extension School ed autore del libro La conoscenza e i suoi nemici. L'era dell'incompetenza e i rischi per la democrazia?
Fanno semplicemente parte delle mie letture di questa estate ancora in corso, ed in comune hanno… la mia faziosità. Anzi, chiamiamola pure “bias di conferma”: descrive la tendenza a cercare solo informazioni che confermano ciò in cui crediamo, ad accettare soltanto fatti che rafforzino le spiegazioni che preferiamo e a scartare i dati che mettono in discussione ciò che già accettiamo come verità. È la definizione che appare sul libro di Tom Nichols, il quale aggiunge di suo pugno che… “tutti lo facciamo”.
Gli altri di questa estate.

Andrea Camilleri, amato e saggio maestro di vita, pochi mesi fa in un’intervista a D di Repubblica ha detto: “Non ho mai avuto paura di niente. Anzi si: mi terrorizza il fesso, l’ignorante senza dubbi”
Carlo Verdone, intervistato da Stefano Massini su Repubblica questo mese, raccontando della sua esperienza a Woodstock 50 anni fa e ripensando con evidente nostalgia alla sua giovinezza, ha confessato che “c’era ancora un senso dell’ascolto, dalle incisioni si apprezza fortissimo l’incredibile silenzio della moltitudine durante ogni esibizione. Oggi non troveresti traccia di quel silenzio, avresti anzi il pubblico che dà le spalle al palco per farsi un selfie… A Woodstock condividevamo con chi era lì, non c’erano individui col proprio cellulare che condividevano con chi non c’era! C’era un’umanità, c’era, appunto, condivisione”.

GuinnethInfine, Gwyneth Paltrow: Vita, opere e miracoli economici di Ms Paltrow. Gwyneth Paltrow SpA… è il titolo di copertina di D di Repubblica di qualche settimana fa. Nell’articolo ben curato da un economista, Ettore Livini viene descritto l’impero economico creato dall’attrice (forse oramai miliardaria ex attrice?), questa sua creatura commerciale di successo che si chiama Goop e che rappresenta la nuova bibbia del benessere femminile.
Ed è anche di questa neo guru che parla con disappunto (disprezzo?) anche Tom Nichols ad un certo punto del libro…
L’autore descrive come il grande sviluppo tecnologico della nostra era ci abbia regalato l’accesso a una quantità di informazioni senza precedenti. Tuttavia, questa incredibile numero di dati che il progresso ci ha messo a disposizione ha creato la falsa convinzione che un clic possa sostituire lo studio, la competenza, e aggiungerei ancora una parola oramai desueta, il sacrificio.
Il risultato, però, non è stato l’inizio di un nuovo illuminismo bensì il sorgere di un’età dell’incompetenza in cui una sorta di egualitarismo narcisistico e disinformato sembra avere la meglio sul tradizionale sapere consolidato. Medici, professori, professionisti e specialisti di ogni tipo non sono più visti come le figure a cui affidarsi per un parere qualificato, ma come gli odiosi sostenitori di un sapere elitario e fondamentalmente inutile.
E, a pensarci bene, da qualche anno sono cominciati pure gli attacchi, persino a livello fisico, contro qualche rappresentante di questa nebulosa condizione elitaria.
Il libro offre una chiara analisi della crisi del sapere corrente negli USA (e da noi?), sottolineando l’arroganza della “società degli ignoranti”, basata sulla faciloneria, sulla approssimazione e sulla eccessiva semplificazione di chi contrappone credenze e personali “sensazioni” alla scienza, in una guerra snervante contro i tecnici e gli esperti. Tratteggia la nascita del distacco sempre più ampio tra tecnici del sapere e cittadini, in cui il mantra “uno vale uno” (al di là dei facili accostamenti politici italiani attuali) si allarga di fatto a ogni campo.
L’ignoranza è sempre esistita, anche nelle società più colte e istruite. L’ignoranza non si può eliminare in quanto gli esseri umani non sono perfetti e alcuni sono portati ad abbracciare la conoscenza più di altri. La differenza tra ieri e oggi sta nel fatto che oggi tendiamo a celebrare l’ignoranza anche perché abbiamo a cuore il concetto di “autenticità” e in tal modo la stupidità giuliva o arrabbiata ci appare più autentica e onesta del linguaggio freddo e distaccato della competenza.
Come è potuto accadere tutto ciò? Fino al 1975 gli esperti erano rispettati perché stavano costruendo (o ricostruendo) il mondo distrutto dalla seconda guerra mondiale, dalla fame, da malattie, dalla stessa ignoranza che aveva favorito l’emergere di un populismo nazista. Dopo di allora lentamente è nata una sorta di strana ribellione, il sospetto nei riguardi della élite intellettuale e persino degli esperti… “I primi anni ‘70 del secolo scorso sono stati caratterizzati non solo dalla perdita di fiducia della gente nella maggior parte delle istituzioni governative: questo periodo fu ‘il decennio dell’Io’ ed è caratterizzato dalla comparsa di quella specie di narcisismo che ha prodotto persone che si sentono più intelligenti degli esperti e hanno fatto assurgere a virtù l’incompetenza per non sentirsi inadeguate”.
Sempre secondo Nichols, alla radice di tutti i nostri problemi, compreso il declino delle competenze, c’é il benessere. “Nei paesi sviluppati il tenore di vita è così alto che non ci rendiamo più conto di quanto siano difficili anche le cose più piccole. Come dico ai miei studenti, ogni volta che aprite il rubinetto e sgorga acqua pura e pulita, non dovreste considerarla come una cosa normale, ma come un miracolo.”
Che succede dunque? Spesso, sebbene la gente abbia a disposizione grandi quantità d’informazioni e accesso all’istruzione, si rifiuta di credere a tutto ciò che contraddice le convinzioni radicate. Non contano i fatti e le loro ragionevole interpretazione: contano i propri “sentimenti”, le proprie sensazioni, le personali emozioni al di là che indichino il vero o il falso, in un’esplosione di moderno narcisismo che in qualche modo appaga il senso eroico di essere soli contro tutti, tenutari di una conoscenza segreta che fa sentire superiori agli altri. Una sorta di delirio ipocondriaco!
Non leggo, così mi faccio un’idea solo con la mia testa…
Sono “figo” perché io solo ho capito! Non ho più bisogno dell’esperienza, non mi serve più il nonno: vado su Google e trovo tutto!
Questi cambiamenti in gran parte sono, appunto, da attribuire all’avvento dell’era dell’informazione. Prima tutti avevano chiaro il concetto della categoria del lavoro “fisico”, cioè del lavoro di persone che potevano costruire delle cose, mentre il ventunesimo secolo sembra appartenere sempre più a coloro che sono in grado di comprendere e manipolare le cose immateriali come i dati e l’informazione, un’abilità che non rientra nelle precedenti classiche categorie. Ciò ha creato un divario fra le persone che capiscono come funziona oggi il mondo e quelle che si sentono lasciate indietro da un mondo che, solo venti o trent’anni fa, erano in grado di comprendere.
A differenza di campi come lo sport agonistico, in cui l’incompetenza è manifesta e innegabile, in altri distretti l’incompetenza si manifesta in maniera sfacciata. E ciò accade poiché a queste persone manca una competenza che si chiama “metacognizione”: si tratta della capacità di capire quando non si è bravi in qualcosa, di sapere arretrare di un passo. "La perplessità è l'inizio della conoscenza" afferma Kahlil Gibran in "Le parole non dette".
E poi c’è l’effetto Dunning-Kruger! Sono i nomi dei due psicologi della Cornell University che hanno studiato quanto sia altamente improbabile che persone disinformate o incompetenti riconoscano la propria o l’altrui ignoranza o incompetenza. Lo studio è del 1999 ed in sintesi descrive il fenomeno per cui più si è ottusi e più si è convinti di non esserlo: “non solo giungono a conclusioni erronee e compiono scelte infelici, ma la loro incompetenza li priva della capacità di rendersene conto”.
Nichols analizza e svolge il suo tema su svariati fronti e capitoli, che sintetizzo:
- “Il cliente ha sempre ragione” in cui si sofferma sui problemi dell’istruzione superiore: “… la visita a un campus è un buon esempio del rituale di “acquisto” che insegna ai ragazzi a scegliere un college in base a tutta una serie di motivi, tra i quali non è contemplata l’istruzione. Ogni primavera ed estate le autostrade si riempiono di ragazzi in viaggio coi genitori, diretti non verso istituti nei quali i giovani “clienti” sono stati accettati, ma presso i quali stanno pensando di presentare domanda sulla base di fattori diversi rispetto alla qualità del percorso didattico… Le scuole lo sanno e puntano su cose che importano ai ragazzi… Gli istituti promettono un’esperienza piuttosto che una istruzione… È come se un ospedale invogliasse un malato di cuore a fare un intervento di bypass coronarico perché la struttura prepara buoni pasti…”
E ancora: “questi ragazzi hanno ricevuto voti destinati a far crescere la propria autostima piuttosto che a stimolare il conseguimento di risultati…. Lodi immeritate e successi di poco conto costruiscono negli studenti una fragile arroganza.”
- “Esperti e cittadini”: in cui tratta delle persone mediocri che credono di essere pozzi di scienza, gli “spiegatori”, autodidatti sprezzanti dell’educazione formale e che tendono a minimizzare il valore dell’esperienza… “Nessuno è esperto di tutto, siamo vincolati dalla realtà del tempo e dai limiti innegabili del nostro talento”.
A livello politico, dibattito che sta sorgendo anche in Italia, Nichols nutre delle forti perplessità sugli “elettori a basso tasso di informazione”. E non manca nel contempo di lanciare strali avvelenati contro l’ex candidata repubblicana alla vice-presidenza degli USA Sarah Palin, protagonista di discussioni polemiche su una inesistente nuova legge dei “comitati della morte” (su quali pazienti meritassero di vivere in base ad una decisione burocratica).
“La competenza è una di quelle cose difficili da definire, ma di solito la riconosciamo quando la vediamo all’opera” …
- “L’ho letto sul giornale”. “C’è troppo di tutto” … “La crescita di nuove tipologie di media e il declino della fiducia sono entrambi strettamente collegati alla fine della competenza. In un mondo di informazione costante, consegnata ad alta velocità e disponibile ventiquattro ora al giorno, ormai il giornalismo a volte contribuisce alla fine della competenza. Questa fusione di intrattenimento, notizie, saccenteria e potente partecipazione dei cittadini (e del relativo adeguamento dei media ai desiderata del pubblico) è un garbuglio caotico che non informa la gente ma crea bensì l’illusione di essere informati. Stiamo annegando nei dati…
Oggi centinaia di emittenti soddisfano le agende politiche e i pregiudizi più meschini. Questa mentalità, e il mercato che la sostiene, crea nei profani una miscela di sicurezza infondata e di profondo cinismo, abitudini mentali che sconfiggono anche i migliori sforzi degli esperti per educare i loro cittadini”.
- In “Quando gli esperti si sbagliano” si parla in maniera garbata e realisticamente scientifica persino di false notizie sulle uova…
- In “Ora lo cerco su Google” analizza lo “spiluccamento su internet: “… danno una rapida occhiata alla prima riga o alle prime frasi e poi passano oltre. Sembra quasi che vadano online per evitare di leggere nel senso tradizionale”.
Si accenna all’effetto boomerang”. “E’ meglio non ripetere affatto le comuni opinioni errate. Dire alla gente che Barack Obama NON è musulmano non può far cambiare idea a molti, perché spesso la gente ricorda tutto quello che si è detto tranne la parola fondamentale: NON!”
Aggiungo: discutere con costoro? Neanche per sogno! Confrontarsi con loro è come giocare a scacchi con un piccione: butta giù i pezzi, sporca, vola via… e tu devi pulire!
- E concludendo in “Cosa fare” si esprimono le quattro raccomandazioni di Nichols per i lettori: “siate più umili, ecumenici, meno cinici e molto più selettivi”.
Recito un mea culpa per il mio sciatto ecumenismo mancato: l’invito dell’autore è di leggere anche i giornali di tutte le tendenze politiche. Ci riesco con infinita fatica e solo raramente!
Infine, nelle conclusioni, Nichols dà voce a quello che chiama il suo più grande timore: il rifiuto delle conoscenze finirà solo quando si verificherà un disastro, una grande depressione, una guerra o una pandemia”. Ma ci lascia anche una speranza: “impareremo la lezione prima che ciò accada staccando i fatti dai sentimenti”.

Nichols.La conoscenza

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