Schermata 2019 03 06 alle 15.41.41La storia la scrivono sempre i vincitori e sono uomini. Se il vincitore è pure un politico e nel caso anche il marito, la verità diventa un miraggio.
Questa è la storia di Rosalie Montmasson, nome sconosciuto ai più, perché non compare neppure nei nostri vecchi sussidiari di storia che tanto amavano eroi e eroine. Per noi la sua storia inizia nello stesso anno, il 1849, in cui Anita Garibaldi muore nella pineta di Ravenna.
Ma non è il solo legame tra le due donne.
Perché Rosalie Montmasson fu l’unica donna a partecipare, per volontà del Generale alla spedizione dei Mille in Sicilia, nel 1860.
Il vincitore, suo marito, Francesco Crispi potente politico post Unità d’Italia, l’abbandonò, nascose le carte del matrimonio, rinnegando l’unione e condannò Rosalie all’oblio. Fu “ripudiata” con l’aiuto della magistratura, della chiesa cattolica e della nuova classe politica post unitaria.

Oggi Rosalie sembra, contro anche la sua volontà, poter rioccupare il posto che le spetta non solo nel Risorgimento Italiano, ma anche nella storia dell’emancipazione femminile, uscendo dalla polvere delle Enciclopedie storiche o dalle righe asettiche dei siti web. Procediamo con ordine, perché è una narrazione a puntate.
Ho conosciuto Rosalie scegliendo quasi a caso un libro “ La ragazza di Marsiglia” di Maria Attanasio, edito nel 2018 da Sellerio, non sicura anche dopo la lettura di diverse pagine, se avevo davanti una storia romanzata o una ricostruzione storica per addetti ai lavori.
I due protagonisti, Rosalie Montmasson e Francesco Crispi sembrano invenzioni di un feuilleton dell’ottocento e non due figure storiche.
Siamo nel 1849: Francesco è al porto di Palermo, rampollo di una borghesia altolocata, con la chioma “alla nazzarena” pronto ad imbarcarsi come esule alla volta di Marsiglia, dopo il ritorno dei Borboni, con il re Bomba, nell’isola.
Rosalie è un’intrepida ragazza che fugge dagli spazi angusti del suo paesino dell’Alta Savoia, dal lavoro massacrante in famiglia, vessata e maltrattata da padre e fratelli che già hanno fatto morire di fatica e botte la madre. Non è sprovveduta; sa leggere e scrivere, sa cucire, ricamare e gestire una casa. Ha accantonato un piccolo gruzzolo che le permetterà di affrontare i primi tempi.
Lei e Crispi si incrociano a Marsiglia e poi si rivedono entrando in Torino. Da qui inizia la loro storia, il cui racconto porta inevitabilmente traccia della lente con cui l’autrice Maria Attanasio, con la sua sensibilità femminile ha tirato le file e sottolineato il ripetersi di ingiustizie e discriminazioni di cui Rosalie fu vittima sino alla fine della sua vita, ma anche sino ai giorni nostri.
Attraversando tutte le tappe dell’Unità d’Italia la storia di Rosalie e Francesco si snoda su un binario fisso, in due grandi tappe : la prima dal 1849 a Torino al 1854 a Malta, la seconda dal matrimonio nell’isola al 1878, quando questo matrimonio fu dichiarato inesistente.
La coppia vive a Torino e la divisione dei “compiti” è sempre quella: Rosalie con la sua versatilità e intraprendenza- e la sua dedizione a Crispi- riesce sempre a trovarsi lavori di cucito, ricamo ma anche di lavandaia e stiratrice per mantenere sé e il compagno che pare non avere, proponendosi sempre come giornalista o uomo di penna, molte opportunità di guadagnare.
La loro casa è sempre un luogo di ritrovo e di lunghe discussioni su cui veleggia la figura del Maestro Giuseppe Mazzini di cui condividono l’anelito repubblicano. In questi incontri, con una certa supponenza intellettualistica, anche Rosalie è interpellata per dire la sua opinione da popolana, come “bocca della verità”.
Poi nel 1853 Crispi viene arrestato e trasferito prima a Genova poi a Malta. Rosalie lo segue ancora una volta, indispensabile perno della vita famigliare e qui avviene quell’evento che parecchi anni dopo, deciderà il corso della sua vita: il matrimonio.
La coppia fu espulsa da Malta per l’attività di propaganda mazziniana. Per la prima volta Rosalie rivendicò il suo diritto a veder riconosciuto il suo ruolo a fianco di Crispi: non più solo una compagna, ma una moglie. La cerimonia pur nella fretta e nella sua essenzialità, peraltro incardinata nella procedura della Chiesa cattolica, ebbe luogo prima della partenza.
Dopo la cacciata da Malta, comincia per Rosalie e Francesco una seconda vita da giramondo: Londra, Parigi, Creta e tutti quei luoghi in cui si formavano gruppi rivoluzionari attratti dalla dottrina di Mazzini.
Rosalie non era più solo il sostegno economico con i suoi lavoro muliebri, ma divenne la staffetta e la messaggera del movimento. Proprio perché donna, per di più chiaramente di bassa estrazione sociale- le sue mani ne erano testimonianza- poteva essere staffetta e portatrice di ordini e documenti, nei vari paesi, senza destare sospetti. Fu lei che portò in Sicilia la notizia della spedizione che si stava preparando a Genova per allertare le forze locali. Al momento di salpare però i partecipanti, per primo lo stesso Crispi, volevano impedire l’imbarco di Rosalie sulle navi e solo l’intervento di Garibaldi sbloccò la situazione autorizzando la partenza della donna.
Della sua presenza in quella spedizione è rimasto traccia solo in un volume scritto da uno dei partecipanti Giacomo Oddo (Bonafede) che parla di Rosalie “ la fiera savoiarda, disinteressata, piena di coraggio, ardita più di quanto in donna soglia accadere, dall’anima vivace, anzi di fuoco, dalla parola pronta, dall’animo schietto, nata alla libertà e all’indipendenza” e nell’elenco dei Garibaldini riconosciuti cui fu assegnata una misera pensione.
Questo forse è il più bell’omaggio che si può scrivere per Rosalie, che non perse mai questo suo tratto di spontaneità, di rigore e di lealtà, né quando frequentava gli ambienti degli intellettuali aristocratici, senza nascondere le sue mani “da lavandaia”, né quando fu cancellata dalla vita pubblica e dalla storia da Crispi.
Il focoso rivoluzionario repubblicano rincorse il potere diventando potente ministro post Unità d’Italia, mutò la propria fede sposando la causa monarchica, ma anche una giovanissima figlia della borghesia napoletana di cui si era innamorato in età ormai avanzata, in una cerimonia molto ristretta.
Quando come potente uomo politico fu accusato di bigamia, perché tutti sapevano del suo legame con Rosalie Montmasson, da scaltro avvocato valutò che l’unico modo per cavarsi dall’impiccio era quello di far intendere che il matrimonio di Malta era stata tutta una finzione, senza i crismi della legalità, e agì di conseguenza perché di quella cerimonia non rimanesse traccia. Da quel momento tramite i suoi uomini fece sì che tutti i testi di storia, i suoi scritti, il suo archivio, gli articoli di giornale, che parlavano della sua vita, compresa la spedizione dei Mille (riletta non tanto con gli ideali garibaldini ma con l’esaltazione della monarchia come fautrice e protagonista dell’Unità d’Italia) fossero depurati del nome di Rosalie. Persino dalla targa apposta nella casa di Malta dove vissero e si sposarono. 
L’egoismo di Crispi emerse in tutta la sua perfidia e grettezza perché sino all’ultimo si oppose, pur avendone la possibilità, a riconoscere un vitalizio a Rosalie ed anche trasferirle per la sua nuova modesta casa una parte dei mobili che avevano acquistato assieme, con il lavoro di lei a Parigi.
Rosalie pure se pressata per lasciare Roma, scomparve dalla scena politica ufficiale, ma rimase nella capitale sino alla morte, avvenuta nel 1904, quando qualcosa iniziò a trapelare sugli eventi a cui partecipò e sulle ingiustizie che subì dallo Stato, dalla Storia e dal suo Fransuà ( come lei chiamava Crispi, secondo la versione "amorosa" d Maria Attanasio).
Fu impegnata sino alla fine a diffondere l’idea Mazziniana- in manifestazioni pubbliche, lezioni nelle scuole e in scontri con la polizia e volle essere sepolta in una modesta bara con la sua camicia rossa da garibaldina.
Forse l’unica vera accusa di tradimento che sino all’ultimo non perdonò a Crispi fu di aver rinnegato l’idea mazziniana della repubblica.
Perché anche alle falsità diffuse sul matrimonio Rosalie non ribatté mai, per un senso di salvaguardia degli ideali condivisi con il marito.
I due ripresero i contatti tanto che Crispi commissionò ad uno scultore siciliano, Salvatore Grinta due busti commemorativi di marmo, uno suo e uno di Rosalie. Schermata 2019 03 06 alle 15.37.55Quanto la storia e gli uomini furono ingiusti con Rosalie lo testimonia anche la vicenda di questo busto. Solo lo scorso anno, forse per l’uscita dl libro di Maria Attanasio fu recuperato dagli scantinati del Comune di Pisa e ricollocato nell’atrio di Palazzo Gambacorti a fianco della carrozza usata da Garibaldi nella citta della Torre
Nel libro di Maria Attanasio, suddiviso in sei parti, si alternano la vita privata della coppia e quella pubblica che riporta tutti gli eventi della storia italiana ma anche europea degli ultimi cinquanta anni del secolo XIX.
La parte sesta incastona nella realtà odierna la storia di Rosalie Montmasson e Francesco Crispi.
Grazie alla sensibilità, passione storica e civile, culturale e umana dell’autrice, la stesura del libro diventa una ricerca storica ma anche investigativa, una continua attenzione per capire e dare spessore ai protagonisti, dimenticati o denigrati come Rosalie e come il prete che celebrò il matrimonio.
Le coincidenze in cui appaiono i suoi personaggi la aiutano a rileggere tutta questa storia privata e pubblica.
Maria Attanasio ha seguito le orme di Rosalie e Francesco in Sicilia e a Malta, cercando le tracce del loro passaggio.
Ha investigato per trovare documenti (anche sottratti dagli uomini di Crispi) e li ha individuati, proprio quelli di cui era negata l’esistenza per invalidare il matrimonio. Ha riscoperto piccoli libri locali, a Trapani, con cui nel 1989 uno scrittore locale ha ridato il suo posto nella storia a Rosalie.
Ha dato all’ingiustizia subita da Rosalie la voce de “L’urlo” di Munch.
E su questa ingiustizia subita dalla donna si documenta con gli scritti di Enzo e Nicola Ciconte che nel libro “Il Ministro e le sue mogli- Francesco Crispi tra magistrati, domande delle stampa e impunità” del 2010, analizzano quella sentenza faziosa, maschilista e asservita alla politica. I contenuti si sovrappongono, ma sono narrati con due registri diversi.
Maria Attanasio pur raccontando in terza persona sembra vivere ogni volta i sentimenti, le delusioni e le gioie di Rosalie perché tutti gli altri, compreso Crispi e gli altri personaggi che hanno fatto la storia dell’Italia dell’ottocento, sono rappresentati con le passioni civili, gli ardori libertari e i sentimenti amorosi di Rosalie, nel corso di tutta la sua vita, da quando scende dai monti della Savoia per diventare una donna innamorata, giramondo per la rivoluzione.

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