Libri

Filosofia per i professionisti della curaHo ripreso in mano, a distanza di qualche anno, il libro di Roberta Sala “Filosofia per i professionisti della cura”, (Editore Carocci Faber-2014) per cercare di orientarmi su alcuni interrogativi che la lettura di “Immortali” mi ha suscitato.
Con la velocità delle ricerche e delle scoperte scientifiche, con le conoscenze acquisite negli ultimi decenni anche in territori inesplorati dell’uomo e della sua vita, con l’intreccio formatosi tra dati, ricerca, finanza sembra improrogabile il confronto per una cornice etica che metta al centro sempre l’uomo e sappia valutare i risultati della ricerca, ma anche gli eventuali limiti.
I professionisti della cura non sono più solo coloro che immaginiamo con un camice bianco, magari attorno ad un letto con paziente disteso, ma in senso traslato pure tutti quegli studiosi e ricercatori- biologi e psicologi, ingegneri e fisici, chimici e informatici- impegnati nella ricerca della longevità. Per tutti questi, in maniera diretta e indiretta, in una fase iniziale, intermedia o finale si proporranno degli interrogativi sull’eticità del loro lavoro e sulle conseguenze, nonché sulle scelte da compiere.

ImmortaliHo acquistato “Immortali” di Nicola Palmarini (Egea edizioni, giugno 2019) con alcune perplessità, perché il sottotitolo “Economia per nuovi highlander” mi richiamava le campagne pubblicitarie per acquisire nuove fasce di consumatori da parte delle multinazionali di creme di bellezza o integratori alimentari o abbigliamento per crociere.
La seconda di copertina sembra anticipare questi contenuti con qualche accenno agli stereotipi.
Alla fine la curiosità ha prevalso, anche per alcuni interrogativi che mi sorgono sulle attuali politiche (o assenza di politiche) a fronte dell’andamento demografico dell’Italia.
Il libro offre diversi piani di lettura.

Qualcuno crede di essere il solo a ragionare, di saper parlare e capire come nessun altro. Ebbene, persone così, se le apri, sono vuote. Sofocle

ferdinando schiavoChe ci fanno insieme Andrea Camilleri, Carlo Verdone e i 50 anni di Woodstock, l’attrice americana Gwyneth Paltrow e infine Tom Nichols, americano anche lui, professore di National Security Affairs all’US Naval War College di Newport e cattedra alla Harvard Extension School ed autore del libro La conoscenza e i suoi nemici. L'era dell'incompetenza e i rischi per la democrazia?
Fanno semplicemente parte delle mie letture di questa estate ancora in corso, ed in comune hanno… la mia faziosità. Anzi, chiamiamola pure “bias di conferma”: descrive la tendenza a cercare solo informazioni che confermano ciò in cui crediamo, ad accettare soltanto fatti che rafforzino le spiegazioni che preferiamo e a scartare i dati che mettono in discussione ciò che già accettiamo come verità. È la definizione che appare sul libro di Tom Nichols, il quale aggiunge di suo pugno che… “tutti lo facciamo”.
Gli altri di questa estate.

Il dialogo e la cura2019 07 08 alle 19.59.26Mi sono seduta dalla stessa parte, sulla stessa sedia per leggere “Il dialogo e la cura- Le parole tra medici e pazienti”, (Il pensiero scientifico editore, 2019) e per preparare l’intervista (qui) all’autrice Silvana Quadrino.
Potevo solo vestire i panni di una paziente, che assiste ai dialoghi tra la formatrice e i medici, tra i medici e i malati, tra i medici, i malati e i famigliari.
Alla fine tutti, poco o molto, per malanni di stagione o malattie importanti, per sé stessi o per un famigliare abbiamo incrociato un medico, abbiamo dialogato o cercato di farlo, abbiamo tratto delle impressioni o dei giudizi da quei colloqui.
Perché, come dice Quadrino, la comunicazione medico/paziente è un intervento professionale, in cui due diverse entità e identità si parlano, il medico ha di fronte “l’altro che è un altro”.
Come si pone nei confronti di questi? Con distacco o con generosità? Perché l’altro è un insieme di organi e parole, ma anche di storie vissute, di emozioni e di sentimenti e di ricordi, che sono parte integrate del passato ma anche del presente e del futuro con la malattia protagonista. Questa sua esperienza s’incontra con quella del medico.
Perché un dialogo è definito da una conversazione a due o più voci e da un ascolto, non formale ma interessato da parte di tutti gli attori in scena. C’è un altro soggetto, infatti, che entra nella cura in questi nostri tempi: il famigliare, deputato per ruolo e/o per necessità a prendersi cura del paziente.

la ragazza con gli occhi di cartaC’è stato un trailer atipico, su carta, per l’esordio di Teresa Battaglia, la commissaria con l’Alzheimer, prima di comparire in “Fiori sopra l’inferno” (2018).
L’ho ritrovata in un racconto breve dell’autrice, Ilaria Tuti, “La ragazza dagli occhi di carta” pubblicato nel 2015 da Nero Press Edizioni, disponibile in ebook. Ci sono gli stessi protagonisti, (il commissario e la sua squadra) con qualche contraddizione temporale rispetto alla pubblicazione del libro successivo, gli stessi luoghi, il tema ricorrente della violenza sulle donne che Teresa conosce in prima persona, un intreccio tra realtà quotidiane ed avvenimenti, tra l’horror e fantascientifico.

Il sogno della macchinaLa “macchina da cucire” un sogno, un riscatto, un totem al centro della cucina.
Non avevo letto altri libri di Bianca Pitzorno, che conoscevo più come autrice di romanzi per bambini.
Poi mi è capitato tra le mani “Il sogno della macchina da cucire” (Bompiani editore-2018) e mi ha fatto fare un balzo all’indietro di sessanta e forse più anni quando la macchina da cucire (o la macchina da maglieria) stazionavano al centro della cucina in casa mia come in tutte le altre abitazioni del carpigiano e in tutta la bassa provincia modenese.
Dopo aver letto il libro di Bianca Pitzorno ho ripensato a quanta strada è stata fatta dall’ottocento ad oggi, ma quanti buchi neri sono ancora aperti o si riaprono continuamente per la conquista dei diritti al lavoro e alla libertà per le donne.

Ninfa dormienteÈ tornata Teresa Battaglia, il commissario di polizia, specializzato in profiling che lotta con il morbo di Alzheimer, con una nuova indagine “Ninfa dormiente” (editore Longanesi).
La sua creatrice Ilaria Tuti, è stata intervistata da PLV dopo il suo romanzo d’esordio “Fiori sopra l’inferno”, già tradotto in vari paesi europei, dalla Scandinavia alla penisola iberica, in Turchia e in Israele, negli Usa e in Canada, selezionato dal Times come “Crime Book of the month” nel marzo 2019
Ilaria ha già inventato il suo stratagemma per fare di Teresa un’investigatrice con un futuro. Indagherà sui “cold case”, i delitti irrisolti, per non vivere l’ansia che le defaillance della sua memoria per la patologia incombente, possano ritardare la scoperta del colpevole in un crimine “caldo”.

Lamore che duraSe mi si chiedesse a chi vorrei assomigliare tra le varie figure femminili che Lidia Ravera ci propone nei suoi libri non avrei dubbi: Emma, la protagonista di “L’amore che dura” l’ultimo romanzo pubblicato (2019-editore Bompiani).
Ho letto il libro tutto d’un fiato, aiutata dalla struttura narrativa e dalla attrattiva dei protagonisti
Non mi aveva convinto Costanza, la protagonista di “Terzo tempo” (qui) e avevo espresso le mie perplessità sia nell’intervista con l’autrice, sia nella presentazione del libro. Elisabetta de “Gli Scaduti”(qui) scompariva, con il marito in quell’ angosciante racconto di rottamazione.
Avevo ammirato Iris di “Piangi pure”,(qui) una figura poetica di un tempo passato, ma che con i suoi 79 anni non ti chiedeva di misurarti, ma solo di sperare di avere la stessa vita a quella età.

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