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francesca carpenedoAlle Nazioni Unite, lo scorso mese si è riunito l’Open-Ended Working Group on Ageing per lo svolgimento dell’11esima sessione di lavoro.
Il confinamento imposto da questo momento di grande sconvolgimento sanitario e sociale, ha avuto l’indiscutibile merito di permetterci di accrescere e sviluppare le nostre competenze e possibilità tecnologiche, sicché è stato possibile per la maggioranza di noi – altrimenti esclusi – assistere (e a volte contribuire) non solo alle sessioni plenarie, ma anche a tutte le riunioni organizzate a lato dell’evento principale.
Per i non direttamente coinvolti, l’Open-Ended Working Group on Ageing è un gruppo permanente di lavoro e ricerca, nato per iniziativa dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 2010 allo scopo di valutare il quadro legislativo internazionale a protezione dei diritti umani delle persone anziane, identificare i vuoti normativi esistenti e i modi più appropriati per colmarli, incluso lo sviluppo di nuove misure e strumenti. (1)
Considerata la situazione globale emersa, nel corso degli anni si è imposta con sempre maggiore forza l’opportunità di concentrare il proprio lavoro sullo sviluppo di una nuova Convenzione per la protezione dei diritti delle Persone Anziane.
E attorno a questo argomento si sono concentrate le ultime sessioni, ogni anno considerando settori di interesse diversi. Nell’edizione di quest’anno si sono discussi in particolare lo stato dell’arte relativamente al Diritto di accesso alla giustizia e al Diritto al lavoro e all’accesso al mercato del lavoro.
Prendiamo ad esempio il Diritto al Lavoro.
In Europa la discriminazione sulla base dell’età è proibita dall’art. 21 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali (2).
Nel 2000 è stata adottata la Direttiva EU che stabilisce il quadro normativo di riferimento per gli Stati membri in materia di lavoro e impiego. Essa sancisce il principio di pari trattamento dei lavoratori e l’obbligo di non discriminazione, tra gli altri, sulla base dell’età. Tuttavia la medesima Direttiva ammette deroghe al principio generale di non discriminazione, deroghe che devono essere giustificate dalla meritevolezza e legittimità dello scopo per le quali vengono invocate. E così i lavoratori più anziani – cioè coloro che si trovano nella fascia di età compresa tra i 50 anni e l’età pensionabile – si possono trovare nella situazione di dover subire discriminazioni dirette (come ad esempio trattamenti economici meno favorevoli rispetto a colleghi più giovani) e/o indirette (come i licenziamenti collettivi che spesso riguardano i lavoratori più anziani) senza peraltro poter invocare alcuna protezione. (3) Tutti eventi che in epoca di pandemia si sono più che amplificati impattando in maniera considerevole soprattutto sulle categorie dei lavoratori in odore di età pensionabile.
Per le lavoratrici donne la situazione è ancora peggiore: stipendi – e di conseguenza pensioni – mediamente inferiori, discriminazione in certi comparti lavorativi, impiego massiccio in mansioni assistenziali spesso non riconosciute. L’elenco è lungo.
Ostacoli ancora più importanti si presentano quando si consideri la possibilità di accesso alla giustizia da parte delle persone anziane.
L’Accesso alla Giustizia è un diritto cruciale per tutte le persone e per i soggetti fragili in particolare, ha affermato Claudia Mahler (4), ed è un prerequisito essenziale nel godimento degli altri diritti umani. Dev’essere inteso in termini ampi: comprende il diritto ad un processo giusto; include la possibilità di poter accedere fisicamente ai luoghi dove si amministra la Giustizia al pari delle altre persone; richiede uguaglianza con tutti i cittadini di fronte alla Corte; presuppone rimedi giusti e tempestivi a fronte di un crimine subito.
Non si tratta infatti solo di rimedio e riparazione ad un torto, ma di supporto economico per i meno abbienti, accesso a servizi di sostegno e di informazione per i più deboli, come ad esempio il particolare supporto di cui necessita una persona con difficoltà cognitive cui è stato sottratto con l’inganno il proprio patrimonio.
E il diritto di accedere ad una giustizia “giusta e inclusiva” è il presupposto per poter godere dei diritti fondamentali di dignità e autonomia.
Le barriere in questo contesto sono molte.
Oltre all’accesso fisico, ancora precluso in molte zone del mondo a causa della persistenza di barriere architettoniche e di distanza fisica dei luoghi dove si amministra la Giustizia, spesso i procedimenti legali non tengono conto delle speciali esigenze di una persona anziana; non usano cautele particolari nelle fasi di testimonianza, prevedono tempi lunghissimi e subiscono ripetuti rinvii; non prevedono assistenza speciale nel fornire informazioni supplementari su come far valere i propri diritti.
Le barriere sono anche di sistema. Spesso infatti il personale ed i professionisti che ruotano intorno al mondo della Giustizia non hanno la sensibilità o la formazione necessaria nel rapportarsi con le persone anziane (5).
Succede così, più frequentemente di quanto si pensi, che una persona anziana, in qualche modo offesa, decida di non difendersi perché le persone chiamate a tutelarla non reputano meritevole la causa (..“è vecchio, non riuscirebbe a vedere la fine della causa”, “è vecchio, magari ha capito male”, “è vecchio, cosa deve farsene dei soldi”…)
Il particolare interesse dell’edizione 2021 risiede nel fatto che le discussioni che si sono sviluppate erano arricchite dal particolare momento che stiamo vivendo: il CoVid19 ha infatti reso ancora più evidenti alcuni tratti che ostacolano il godimento dei diritti umani da parte delle persone anziane (ma ormai parliamo di persone dai 55 anni in su). Tutti gli interventi hanno sottolineato la prepotente emersione di una generalizzata attitudine ageista (6), oramai globalmente applicata e accettata nelle nostre società.
L’ageismo pervade tutti i settori della nostra vita: non solo mercato del lavoro e accesso alla giustizia ma anche formazione continua, accesso alle cure sanitarie, protezione sociale. Sono tutti ambiti dove la discriminazione verso le persone anziane è palese. Gli anziani, lungi dall’essere visti come una risorsa, sono anzi considerati un ostacolo alla prosperità delle giovani generazioni, cui tolgono risorse economiche e possibilità di lavoro.
Questa nuova consapevolezza ha d’altro canto permesso di comprendere appieno e meglio definire i motivi per i quali è necessario completare in breve tempo l’iter che porterà alla firma di una Convenzione ONU per la protezione dei diritti delle Persone Anziane, come a suo tempo successe con la Convenzione per la protezione dei diritti delle Persone con Disabilità. E questo è il miglior risultato dell’edizione di quest’anno dell’OEWG.
L’esortazione della comunità internazionale è rivolta a tutti i soggetti, associazioni e privati cittadini, per un’azione massiccia e collettiva affinché anche i governi nazionali acquisiscano questa consapevolezza e si attivino – a livello nazionale così come internazionale – per la promozione di una società inclusiva e rispettosa delle necessità delle persone anziane.

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Note

(1) United Nations Open-ended Working Group on Ageing
(2) L’art. 21 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali recita: “È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale”
(3) The right to work in old age, Nena Georgantzi - AGE Platfrom Europe, marzo 2021
(4) Claudia Mahler dell’Istituto Nazionale Tedesco per i Diritti Umani, nel 2020 è stata nominata UN Independent Expert on the enjoynment of all human rights by older people
(5) United Nations, Open-ended working group on ageing, Eleventh session, Substative Inputs on the Focus Area “Access to justice”
(6) per AGEISMO si intende la stereotipizzazione, il pregiudizio e la discriminazione di una persona o di un gruppo sulla base dell’età

laura pettinatoAbbiategrasso è la prima città in Italia ad essere “Dementia Friendly Community” (DFC).
Cosa significa essere una città amica delle Persone con demenza?
È una città, paese o villaggio che mostra un alto livello di consapevolezza e comprensione da parte dell’opinione pubblica in modo che le persone che vivono con la demenza e le loro famiglie ed assistenti siano incoraggiate a cercare aiuto e siano sostenute dalla loro comunità. Tali comunità sono più inclusive nei confronti delle persone con demenza e migliorano la loro capacità di rimanere indipendenti e avere scelta e controllo sulla propria vita.
Dal 2016 ha preso avvio ad Abbiategrasso la creazione della prima città italiana amica delle persone con demenza, scelta da Federazione Alzheimer Italia nell’ambito del programma di attivismo internazionale “Dementia Friendly Community”, nato su iniziativa di Alzheimer’s Society a favore delle persone con demenza e dei loro famigliari. Obiettivi principali per la creazione di una DFC sono la riduzione dello stigma sociale nei confronti delle persone con demenza, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni e degli operatori dei servizi pubblici e privati e la partecipazione al processo di mutamento sociale da parte delle persone con demenza e dei loro familiari in tutte le fasi di attuazione.

francesca carpenedoNel corso del 2018 i volontari del T.A.M. hanno effettuato 190 telefonate di contatto con le persone che si sono rivolte Schermata 2019 02 19 alle 18.15.36al servizio, registrato 150 chiamate in segreteria telefonica e risposto a 112 telefonate ricevute durante le 139 sedute d’ascolto.
La tendenza dell’anno mostra un numero complessivo di chiamate in discreto aumento, fatto riconducibile anche all’aumento delle giornate dedicate all’ascolto attivo. Da giugno 2018 infatti gli addetti all’ascolto sono presenti anche nella giornata del lunedì e da settembre è stata aggiunta anche la giornata del mercoledì, sempre con il medesimo orario dalle 16.00 alle 18.00.

Il progetto di ricerca, di cui è titolare il Comune di Ponte San Nicolò, è stato promosso dall’OMS e gestito da Aifo (Associazione italiana amici di Raoul Follereau) in collaborazione con il CSV di Padova, l’ASL di Padova, l’Università di Padova e diverse associazioni territoriali. Sul piano generale, la finalità del progetto è quella di contribuire all’identificazione di nuovi modelli di assistenza e di servizi per le persone anziane, attraverso lo sviluppo di una ricerca - azione sul territorio di Ponte San Nicolò (PD) che prevede il coinvolgimento e la partecipazione attiva delle persone anziane stesse verso la costruzione di una comunità coesa ed inclusiva.
I protagonisti diretti del progetto sono stati un gruppo di persone anziane, che hanno provveduto, con il supporto di esperti, ad individuare soluzioni innovative e proattive in risposta ai loro bisogni e aspettative attraverso la scoperta e mobilitazione delle risorse della comunità.

Sta funzionando a pieno ritmo il laboratorio de “Tortellante”, nella nuova sede inaugurata a Modena l’11 novembre scorso. Non sono stati necessari momenti di ambientazione e inserimento.
I ragazzi- ritrovati gli amici, gli operatori, i famigliari, gli strumenti di lavoro- hanno ripreso a chiudere tortellini, allinearli nell’apposito tagliere sino a riempimento, ricominciare da capo su uno vuoto, con una serenità e tranquillità che chiunque, specie se si conoscono le difficoltà comportamentali dei ragazzi autistici, ne rimaneva stupefatto.
L’avevano fatto anche il giorno dell’inaugurazione nella confusione generale di famigliari, invitati, autorità pubbliche (Comune, Regione, Questura, Guardia di Finanza, Associazioni economiche, sindacali, di volontariato), giornalisti e fotografi. Con loro i ragazzi addetti ale funzioni di camerieri.
La presidente Erika Coppelli nella sua presentazione, aveva sottolineato il ruolo svolto dalle nonne/nonni, che andava oltre la funzione di baby sitter. Allora ho deciso di incontrarle, convinta sempre di più che una “nonna” è qualcosa di più di una relazione anagrafica.
Velo46132899 10217638976955138 5141879050851057664 oMani46074274 10217638974995089 8437156291679354880 oMamme nonne e nonni46024624 10217644616696128 1401457445116575744 oCameriere46056221 10217644611776005 4200891101147561984 oCameriri46018320 10217638976555128 409015843041574912 o

È questa solo la prima tappa di un viaggio all’interno di un’esperienza di un centro aggregativo per anziani “ I saggi “ di San Cesario sul Panaro, un piccolo Comune della pianura modenese, attivo dal 2013.
Ne parlammo al suo avvio nel 2013 con l’allora assessora del Comune, ora coordinatrice del Centro Maria Borsari. Andremo in tappe successive ad approfondire alcuni aspetti di questa esperienza che mi sono apparsi significativi , (come richiamato nelle “Mille Parole”) non solo per l’esperienza in sé, ma per lo spunto che possono dare per discutere di comunità, di reti, di integrazione tra le diverse fasce di cittadini, in particolare quelli più a rischio di emarginazione.
Gli anziani, ormai si ripete in tutte le occasioni, tra pochi decenni saranno il 25% della popolazione. Non si possono ignorare le implicazioni, in tutti i cari campi della società.
Per non perdere la prima informazione questo mese si annuncia il programma che partirà a settembre.

Progetto 2018
Diritti in Movimento” - PAOLO CENDON *

GENERALITÀ

Prende il via quest’estate 2018, come preannunciato nei mesi scorsi, un "Movimento" che mira a occuparsi organicamente dei diritti delle persone fragili. E’ un progetto (apartitico) volto a rimettere il "diritto civile" al centro degli interessi, della discussione politica, del metodo di lavoro: se è vero che sempre più la vulnerabilità - da cui tanti momenti della nostra vita sono contrassegnati - richiede parole di prossimità, confidenza, interscambio

teresa gallelliMolto spesso, siamo portati a pensare che i concetti che incontriamo quotidianamente sul nostro lavoro di progettazione e sviluppo di nuovi strumenti per i cittadini, siano conosciuti da chi li dovrebbe utilizzare. Succede però, che quando si parla con persone che non sono del settore, parenti ed amici, notiamo che anche se si sforzano di capire, cosa significano termini tipo cloud, devices, big data, banda ultra larga, Internet of Things, progetti europei, partner di altri Paesi, non è immediato fare intuire l’importanza della ricerca e le potenzialità di crescita e di innovazione. Bello e interessante, rispondono, ma dopo qualche giorno quasi non ricordano più quei termini. Allora è evidente che diffondere questi concetti e fare in modo che le tecnologie siano usate da tutti o perlomeno da chi ne può trarre beneficio, fa parte delle attività di un progetto a supporto della vita sana e attiva e incide sull’effettiva adozione dei prodotti e dei servizi che sono sviluppati.

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