rita rambelliLa salvaguardia della natura e della biodiversità è un obiettivo importante e dovremmo tutti meditare sulla sorte della terra e sulla splendida avventura della esistenza su questo meraviglioso pianeta. Purtroppo però dobbiamo continuamente constatare come una parte dell’umanità, senza scrupoli e ingorda, stia devastando e dilapidando ogni risorsa con la compiacenza anche di governi corrotti, mettendo a rischio la sopravvivenza di ogni essere vivente. Con evidente contraddizione, si tollera, per esempio, che, in nome della ricerca scientifica, alcune nazioni mettano a rischio, la sopravvivenza delle balene e di tante altre specie marine. Molte pensano che sia ora di passare ad azioni concrete per salvare il salvabile.


spiaggia neozelandese 300x225Alcuni recenti esempi concreti ci fanno capire come tutti potremmo fare qualcosa di più per difendere questo nostro bellissimo pianeta che è l’unica e vera eredità che lasciamo ai nostri figli e nipoti. Il primo esempio ci viene dalla Nuova Zelanda dove, grazie a una raccolta di fondi, crowdfounding, la spiaggia di Awaroa, fra le più belle del mondo, sarà strappata dalle mani di un privato e tornerà ad essere spiaggia pubblica e protetta. La comunità Maori gestirà questa spiaggia, una delle spiagge più belle del mondo, un paradiso di sabbia bianca e mare turchese che ha un ruolo importante nella mitologia Maori. La spiaggia è situata all'estremo Nord della South Island, l'isola più grande dell'arcipelago neozelandese, affacciata sull'Oceano Pacifico e viene ritenita sacra e questa sarà una ulteriore garanzia che nessuno potrà permettersi di imbrattarla o considerarla ancora cosa sua.
La spiaggia era infatti privata da quasi un decennio perché era stata acquistata per due millioni di dollari da un uomo d'affari locale, Michael Spackman, e dal 2008, era rimasta chiusa al pubblico. Ma godere del privilegio di avere una spiaggia privata così bella sembra non aver portato molta fortuna al magnate neozelandese: un prestito di sei milioni di dollari mai onorato lo ha infatti costretto, lo scorso febbraio, a mettere il suo paradiso privato sul mercato. Il rischio che Awaroa passasse da un riccone all'altro ha però inorridito i cittadini, che hanno lanciato una campagna affinché la spiaggia diventasse patrimonio dello Stato e, appunto, una raccolta fonti per contribuire agli insufficienti 350 mila dollari offerti dal governo. In pochi mesi e con il concreto aiuto economico di oltre 40 mila persone sono stati raccolti 1,7 milioni di dollari.
Quanto basta, insomma, a superare l'offerta di un altro potenziale acquirente privato e ad acquistare la spiaggia per i cittadini, trasformandola in parco protetto, che torna a far parte dell'Abel Tasman National Park

Il secondo esempio ci racconta di come si possono salvare gli alberi con un abbraccio. Siamo in India e qui è bastata un’idea brillante e i social hanno dimostrato che possono diventare un mezzo potente anche per salvare una foresta. Ela Smetacek, una giovane design per calzature di origine cecoslovacca, ma la cui famiglia vive in India dalla seconda guerra mondiale, si è fatta fotografare mentre cerca di abbracciare uno dei grandi tronchi che rischiano di finire in cenere nel nord del grande continente indiano. Nel suo messaggio Ela scrive che già 100 milioni di piante, su una superfice di 1900 ettari, sono andati distrutti dal fuoco nei territori dell’Uttarakhand ai confini con il Tibet. La sua foto abbracciata ad un albero è diventata virale e ha fatto il giro del mondo con il nomignolo di “abbraccia-alberi”, ripercorrendo le tracce di un’altra eroina dell’India di tre secoli fa, Amrita Devi, della tribù “verde” dei Bishnoi, che si avvinchiò ad una pianta per impedire ai soldati del Raja di Jaipur di tagliare la foresta per arredare il suo nuovo palazzo. Più di 300 Bishnoi la seguirono e vennero uccisi, finchè il re fece fermare i soldati e concesse quella terra alla tribù ribelle. La tradizione di proteggere gli alberi con il proprio corpo venne ripresa negli anni ’70 dal movimento Chipko ( che significa proprio abbracciare) fondato dal celebre ambientalista Sunderlal Bahuguna che, ormai novantenne, ancora si batte per salvare la natura dell’Himalaya e vive proprio nell’Uttarakhand. Ela nel sui messaggio sui social lamenta l’assenza di informazioni sui media locali sulle cause degli incendi che stanno distruggendo la foresta, dove c’erano in quel momento oltre 400 siti in fiamme.
Gli incendi sembrano essere per lo più dolosi, provocati dalla mafia del legno che spinge i contadini ad appiccare il fuoco. Il disastro ambientale avviene in un anno particolarmente difficile per la grave e persistente siccità che colpisce 330 milioni di indiani privi di acqua sufficiente. Ma la distruzione delle grandi foreste del Tibet reca problemi anche alle grandi metropoli dell’India, dove le temperature continuano a crescere superando i 40 gradi, 3 gradi in più della media stagionale. Grazie al lavoro di Ela comunque il governo indiano si è mosso e l’intervento degli elicotteri dell’esercito ha ridotto gli incendi del 70% ridando una speranza di futuro agli alberi dell’Uttarakhand.