“ Io sarò sempre dalla parte di chi ha un diritto in meno!”
Enrico Liverani

rita rambelliIn questi giorni purtroppo è venuto a mancare improvvisamente un mio caro amico, Enrico Liverani, un giovane politico, 39 anni, candidato sindaco per il PD della mia città, Ravenna. Era un ragazzo intelligente, simpatico, onesto, ma anche preparato e con un grande cultura, che ti guardava con occhi attenti e ti ascoltava con interesse.


Aveva grandi ideali e con il coraggio tipico dei giovani aveva esordito nel primo discorso da candidato sindaco con queste parole:
“ …io sarò sempre dalla parte di chi ha un diritto in meno!”.

Tutta la città si è stretta intorno alla sua bara nella piazza principale in lacrime, ma inaspettatamente sono venuti e hanno pianto anche molti dei politici che ci governano, Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Poletti, Bersani, e tanti altri, come se fosse stata già una persona importante.
Piangendo in quella piazza mi sono chiesta quale miracolo aveva fatto Enrico per noi facendoci piangere insieme la sua scomparsa e ho capito che rappresentava per tutti la cosa più importante: la speranza di un futuro nuovo e diverso per la nostra città.
Papa Francesco ha detto che dobbiamo riscoprici portatori di speranza, capaci di nuove sfide, nuove attività, esperienze ed occasioni di crescita e di incontro da condividere e raccontare, tenendo presenti le profonde trasformazioni culturali della società contemporanea.
Dopo i terribili fatti mondiali e nazionali di questi ultimi mesi, che hanno visto l’odio e il terrore, da un lato e la speculazione e il malaffare dall’altro, farla da padroni, è veramente difficile provare ancora speranza e fiducia nel futuro!
Ma ogni volta per fortuna l’umanità ritrova la forza di esprimere speranze e desideri per esorcizzare i timori e le paure.
Ma che cosa è la speranza? E’ uno stato d'animo che ci accompagna in ogni momento della nostra vita e che ci aiuta anche per piccole cose, come quando da ragazzi si doveva superare un esame, o quando abbiamo sperato che la persona che amavamo non ci lasciasse mai.
Poi con il passare degli anni abbiamo nutrito speranze più difficili da esercitare, come di guarire da una grave malattia, o quella di far vivere sereni i nostri figli, o di invecchiare senza la paura del domani e della solitudine.
Ogni momento della giornata si formano dentro di noi delle piccole speranze anche solo per stupidaggini perché ti senti più rassicurato quando hai una speranza. Si spera in tante cose e senza le speranze che ci rendono un po' più felici i nostri sogni andrebbero in fumo e le nostre giornate sarebbero molto più tristi. In un certo senso è come se la speranza fosse una specie di sogno ad occhi aperti che come i sogni vive dentro di noi.
Quando si fanno esprimere i desideri ai bambini nella lettera a Babbo Natale è un modo per incitarli a sognare ed a non smettere mai di farlo perché senza speranza e senza sogni anche noi iniziamo un po’ a morire.
Alla fiducia e alla concretezza operativa occorre però saper unire una grande e perfino audace progettualità: non si tratta di favorire una fiera dei sogni o un mercato delle promesse destinate a restare tali. Occorre serietà, studio, applicazione intelligente e volenterosa, per scrutare l’orizzonte, intuire i campi dell’innovazione e intervenire in essi con progetti ben costruiti e tali da rispondere efficacemente alle esigenze della collettività. Occorrono idee e persone capaci di pensare in grande, mantenendo i piedi a terra, ben radicati nelle urgenze vere e nelle possibilità effettive. I grandi che hanno operato la ricostruzione postbellica - da De Gasperi a Schumann e Adenauer - hanno saputo operare così, con progetti audaci, ma necessari e possibili, agendo con sobrietà, giustizia, e spirito di sacrificio con una grande fiducia in un futuro migliore.
Per noi di Ravenna Enrico rappresentava questa speranza.
Buon viaggio Enrico, noi continueremo sulla strada che ci avevi tracciato!!