“Il mondo può essere salvato solo dal soffio della scuola.”(Talmud)

rita rambelliE’ iniziata la scuola ma il nostro sistema scolastico è già stato bocciato: nella top 25 dei migliori sistemi scolastici del mondo, la scuola italiana si piazza in ultima posizione.

La scuola dovrebbe essere il luogo migliore in cui crescere, ma non tutti i sistemi scolastici del mondo meritano una pagella eccellente e l’Italia purtroppo è proprio tra gli ultimi! Nel 2014 l'istituto di ricerca inglese The Economist Intelligence Unit ha stilato la prima classifica mondiale delle scuole migliori.

Quaranta i paesi esaminati, dal Regno Unito all'Australia e al Giappone. L'Italia si colloca solo venticinquesima nella graduatoria, scavalcata dalle scuole dell'Est asiatico e da quelle dell'Europa del nord. La classifica si basa sulla cosiddetta "curva di apprendimento", che comprende una serie di fattori come la considerazione del ruolo del'insegnante, l'attenzione per la formazione continua e per quella di base, l'interesse per materie tradizionali (come italiano, matematica e scienze) e per quelle del futuro (uso della tecnologia, problem solving, team working), ecc. Nella graduatoria viene preso in considerazione anche il fattore "comunità", cioè quanto genitori, insegnanti e alunni collaborino insieme.
A far salire di grado le scuole sono i risultati di alcuni test internazionali, come quello sulle competenze matematiche o quello sulla lettura. Ma non si può crescere senza investimento, quindi ad essere valutata è anche la spesa pro-capite per l'educazione, il Pil, il livello di disoccupazione e lo stile di vita.
Il tallone d'Achille della scuola italiana, che ha abbassato il nostro punteggio, è l'idea che si ha del ruolo dell'insegnante, una professione vista spesso come ripiego.
Questa è la classifica delle prime Top 25, le scuole migliori al mondo, dove noi siamo all’ultimo posto:
1. Corea del Sud
2. Giappone
3. Singapore
4. Hong Kong
5. Finlandia
6. Regno Unito
7. Canada
8. Paesi Bassi
9. Irlanda
10. Polonia
11. Danimarca
12. Germania
13. Russia
14. Stati Uniti
15. Australia
16. Nuova Zelanda
17. Israele
18. Belgio
19. Repubblica Ceca
20. Svizzera
21. Norvegia
22. Ungheria
23. Francia
24. Svezia
25. Italia

Visto il poco esaltante risultato, la necessità diventa capire meglio quali sono le principali differenze fra il nostro sistema scolastico, che tutti conosciamo, e gli altri paesi che ci superano il graduatoria. Ho analizzato due dei sistemi scolastici europei ai primi posti nella classifica mondiale.
Finlandia- Insegnanti preparati e pochi compiti
Già da qualche anno, i riflettori si sono puntati sulla Finlandia. Gli ottimi risultati raggiunti nei test OCSE-PISA ( Programme for International Student Assassment) ma anche l’Education Index pubblicato dall’ONU, la pongono infatti ai vertici, per sistema educativo, non solo in Europa ma in tutto il mondo. Il segreto del sistema finlandese hanno cercato di comprenderlo in molti. Elenchiamo, brevemente, alcuni elementi che di sicuro hanno avuto un peso molto rilevante nel progressivo miglioramento della scuola in questo paese. In primo luogo, la selezione del personale docente è molto severa: per insegnare, in ogni ordine di scuola, bisogna essere laureati, ma anche aver conseguito ottimi voti alle superiori e superare parecchi test; in generale, solo il 10% circa degli aspiranti insegnanti viene assunto, cosa che fa sì che la preparazione dei docenti sia molto alta e che il loro status sociale sia elevato; ovviamente anche i salari sono, di conseguenza, al di sopra della media europea.
Ma non è solo una questione di soldi. La scuola è divisa in due cicli. La primaria (obbligatoria) va dai 7 ai 16 anni e non presenta meccanismi di selezione; gli studenti non devono sostenere esami e nei primi anni non vengono neppure valutati, mentre lo Stato si accolla le spese di spostamento dalle case alle scuole. La secondaria (facoltativa) dura tre anni, dai 16 ai 19, e può preparare all’università o al mondo del lavoro. C’è un’ampia libertà di insegnamento sia a livello di programmi che di libri di testo; le classi raramente superano i 20 alunni e già dalla primaria vengono insegnate due lingue aggiuntive oltre a quella nazionale, mentre dalle 4 alle 11 ore a settimana sono dedicate, a seconda dell’anno, a materie come arte, musica, cucina, falegnameria, metallurgia e tessitura. I compiti per casa sono ridotti al minimo per lasciare il tempo di svolgere attività extra-curricolari come la lettura (è il paese in cui si pubblica il maggior numero di libri per bambini) o lo studio di uno strumento musicale.

Paesi Bassi- Severi test attitudinali e piani di studio
Lasciamo il nord-est Europa e avviciniamoci ora alle nostre zone con il quarto e il quinto paese in classifica, da una parte i Paesi Bassi e dell’altra la Svizzera, che hanno raggiunto nei test OCSE-PISA risultati complessivamente molto simili
Nei Paesi Bassi la scuola primaria comincia a 4 anni (anche se è obbligatoria solo a partire dai 5) e continua fino ai 12; dopodiché si passa a una scuola secondaria che può durare da 4 a 6 anni – anche se l’obbligo scolastico si esaurisce comunque ai 16 anni – ed è divisa in tre tipologie: VMBO (una sorta di istituto professionale), HAVO (una specie di istituto tecnico) e VWO (corrispondente al nostro liceo); l’ingresso nell’una o nell’altra scuola viene deciso sulla base di un test svolto alla fine delle elementari e del giudizio della scuola primaria stessa.
Alle superiori molta libertà è lasciata agli studenti nell’elaborare il proprio piano di studi, soprattutto nei tre anni finali: sono obbligatorie le lingue olandese e inglese (oltre, nel VWO, a una seconda lingua straniera, allo studio delle arti, alle scienze sociali e all’educazione civica), mentre a queste si aggiungono delle materie specifiche legate all’indirizzo che si vuole scegliere e poi una discreta quantità di materie opzionali, dalla filosofia all’economia, da ulteriori lingue straniere (tra cui perfino l’arabo e l’ebraico) all’informatica. Particolarmente rilevante, almeno rispetto agli standard piuttosto bassi a cui siamo abituati noi, è anche l’educazione sessuale, che viene impartita ai ragazzi già dalla scuola primaria e che negli anni ha portato l’Olanda ad avere un tasso di ragazze madri tra i più bassi del mondo.