rita rambelliLa Francia ospiterà a novembre la Conferenza Parigi 2015 sul clima, COP21. che dovrà segnare una tappa decisiva nei negoziati del futuro accordo internazionale per il dopo 2020, con l’adozione dei grandi orientamenti universali, come deciso a Durban.

La conferenza si prefigge lo scopo di orientare tutti i paesi che emettono gas a effetto serra – paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, affinché si sentano impegnati a rispettare un accordo universale costrittivo sul clima.


La Francia vorrebbe un accordo applicabile a tutti, sufficientemente ambizioso per permettere di raggiungere l'obiettivo del contenimento del riscaldamento terrestre entro i +2°C e dotato di una efficacia giuridica costrittiva.
L'obiettivo è quello di ricomporre l'attuale mosaico di impegni non vincolanti dei paesi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in un regime unico e globale, per un approccio internazionale più inclusivo. La natura unilaterale dell'assunzione di responsabilità per la mitigazione delle emissioni, conseguente agli accordi delle COP di Copenaghen e di Cancún, non è infatti tale da garantire gli obiettivi della Convenzione, né di dispiegare appieno le potenzialità di nuovo benessere e di nuova occupazione dell'economia low-carbon.
Per la prima volta farebbero parte della stessa iniziativa gli Stati Uniti, la Cina, l'India, il Brasile, il Sud Africa, l'UE e gli altri paesi impegnati a livello internazionale e dotati di politiche climatiche nazionali specifiche. Al momento infatti,gran parte degli impegni assunti dalle principali economie, oltre ad essere “volontari” sono anche condizionati dalla disponibilità di risorse finanziarie, spesso scarse. Gli impegni attualmente sottoscritti mettono a segno meno di un terzo delle azioni necessarie per rimanere al di sotto di un aumento di +2°C di temperatura
LOGO DELLA CONFERENZA DI PARIGI 2015Il 2014 ha visto il vertice sul clima delle Nazioni Unite a New York, la dichiarazione di azione per il clima USA-Cina e più di $ 10 miliardi stanziati in impegni per il Green Climate Fund. Con poco meno di 10 mesi di tempo fino alla COP21 di Parigi, il ritmo si dovrà intensificare, ed i paesi dovranno lavorare verso la creazione di un accordo sufficientemente ambizioso a fronte della sfida dei +2°.
Diverse le questioni chiave da affrontare nel nuovo accordo sul clima:
a) i Paesi partecipanti dovranno di presentare i loro piani d'azione sul clima post-2020 nel primo trimestre di quest'anno. Un settore chiave della discussione a Ginevra è stato se fissare o meno cicli di azione ad intervalli regolari, p.es. ogni cinque anni, nei quali i paesi spingono in alto le loro ambizioni e i relativi piani d'azione nazionali, con una programmazione credibile.
b) i Paesi dovranno impegnarsi a mantenere la temperatura media globale al di sotto di + 2°C, ma c'è la speranza di poter introdurre azioni più specifiche, come ad esempio l'obiettivo di eliminare gradualmente l’uso di combustibili fossili nella seconda metà del secolo?
c) i negoziatori dovranno discutere come creare un'architettura giuridica efficace per mantenere e realizzare l'accordo. Il Pacchetto di Parigi comprenderà un numero di obiettivi legalmente obbligatori più una serie di decisioni che implementano l'accordo. L’accordo definirà non solo cosa fare, ma anche come farlo.

In Italia, una nota di indirizzo del WWF Italia sull’energia dice che l’attuale modello di sprechi e disuguaglianze sul nostro pianeta è insostenibile: le energie non rinnovabili (come il petrolio, il carbone, l’uranio e il gas naturale) sono sempre più scarse e aumenta il costo ambientale della loro estrazione e del loro uso. Le fonti energetiche rinnovabili devono diventare l’unica fonte di energia e sostituire i combustibili fossili, principale causa del cambiamento climatico. Tuttavia, le fonti rinnovabili non sarebbero sufficienti a sostenere lo stile di vita energivoro e dissipatore dei paesi occidentali. Per ciò dobbiamo anche modificare le nostre case, i nostri trasporti, il nostro modo di produrre e consumare, il nostro rapporto con la natura. Il problema dell’energia nei paesi industrializzati non è risolvibile solo in termini di grandi impianti di trasformazione da installare, ma soprattutto in termini di uso migliore delle risorse energetiche e, per quanto attiene l’energia elettrica, e necessario evitare o sostituire le centrali tradizionali. In Italia , nel 2014, le fonti rinnovabili hanno coperto il 37,5 % della domanda elettrica e oltre il 43% della produzione elettrica nazionale, con una crescita del 6.5% rispetto all’anno precedente. La Danimarca ha addirittura ufficializzato il proprio obiettivo di diventare 100% rinnovabile entro il 2050, trasporti inclusi!!!
Secondo un rapporto realizzato da Althesis per Greenpeace, in Italia nel solo 2013 le rinnovabili hanno portato valore aggiunto per circa 6 miliardi di euro, occupando 64mila lavoratori. Secondo questo scenario, realizzando una politica energetica basata su rinnovabili ed efficienza energetica, le ricadute complessive stimate al 2030 sarebbero di un risparmio di oltre 174 miliardi e si avrebbero 100.000 occupati nel settore, il triplo di quanti ne occupa oggi FIAT Auto in Italia.
Purtroppo però in Italia si parla ancora di trivellare i mari alla ricerca del poco gas o petrolio, piuttosto che investire per sfruttare sole, vento e altre fonti abbondanti e rinnovabili al contrario di quello che stanno facendo Germania, Francia, Olanda e Regna Unito che hanno invece aumentato i propri investimenti nel settore delle energie rinnovabili. Nonostante tutto vogliamo sperare che il 2015 sia l’anno del cambiamento e che alla Conferenza di Parigi a novembre l’Italia si presenti con un programma che smetta di dare credito a chi inquina e dia anche ai cittadini italiani un futuro 100% rinnovabile!!

Logo della Conferenza di Parigi