rosanna vaggeCi sono voluti più di 5 anni dalla partenza per arrivare al primo spugnaggio della maratona “Arco della vita” ed esattamente 2 anni e un mese per percorrere i 2,5 Km che ci separano dal quinto.

Siamo al primo spugnaggio del Km 7,5. Non sapevamo nemmeno se fosse previsto dall’organizzazione e quindi lo accogliamo con grande piacere. Rinfrescarci un po’ e sostare anche solo un attimo è sicuramente una buona cosa.

La motivazione che ci ha indotto a fare il primo passo è sempre chiara nelle nostre menti: “Migliorare l’armonia di vita dei nostri vecchi e ridurre l’insorgenza di malessere psico-fisico e di malattia. Per ottenere questo è fondamentale promuovere la formazione di personale di assistenza geriatrica adeguata alle esigenze attuali. Credere nelle persone. Cambiare per migliorare”.
I lavori strutturali della palestra e del giardino sensoriale si stanno concludendo; sembra incredibile, in fondo sono passati 15 anni da quando Maria Grazia, la direttrice della casa di riposo, li ha progettati nella sua mente perché supportassero i programmi di vita degli anziani richiamando “costantemente il valore e l’inviolabilità di ogni persona, riconoscendone la dignità, sia di chi ci abita, sia di chi se ne prende cura”.
Ebbene sì, 15 anni, per dare un senso ad uno spazio aperto, nel pieno centro della città, contornato da angoli di storia, tanto bello quanto intoccabile, come un tesoro racchiuso in uno scrigno di vetro abbruttito dal tempo che non ti permette di coglierne il valore intrinseco.
In maratona, le trappole, gli imprevisti, i ritardi, le soste, possono sorgere improvvisi, ad ogni passo, per cui non c’è nulla da meravigliarsi. Succede. L’importante è non perdere di vista l’obiettivo e andare avanti come si può, meglio ancora se a testa bassa, cosa che aiuta a non inciampare.
A dire il vero, ripensando agli ultimi km, ci sono stati momenti di sconforto in cui è affiorato il pensiero di arrestarsi e addirittura tornare indietro. Mediamente abbiamo finito per procedere a zig zag, con passo strisciato, cosa che non ci ha certo favorito ampliando enormemente la fatica della marcia. E’ stato per la formazione obbligatoria, imposta dalla normativa regionale, e pure in tempi brevi, del personale di assistenza geriatrica.
La casa di riposo è una struttura piccola, ex IPAB, accoglie 25 anziani che all’ingresso sono parzialmente autosufficienti, preferisco chiamarli così, anziché NAP, acronimo di Non Autosufficiente Parziale. Ma lo scorrere inesorabile degli anni fa sì che tutti invecchino, sia gli ospiti che il personale e qualcuno sia colto da malanni più o meno invalidanti sicché, per evitare che gli anziani siano trasferiti ad altre sedi, la residenza si è attrezzata ad essere anche Residenza Sanitaria Assistenziale ( RSA). Addirittura il comune, a buon rendere, ha autorizzato 25 posti di RSA, l’ASL solo 12 o 13, per la regione siamo una RP ( Residenza Protetta). Per evitare ogni confusione, Maria Grazia ed io, ma anche il presidente del CDA e tutto il consiglio, preferiamo chiamarla Casa di Riposo, rimanendo fedeli al cartello affisso nel muro adiacente al cancello d’ingresso.
Insomma, vuoi per un motivo, vuoi per l’altro, il personale è cambiato quasi tutto. I più, alcuni dei quali in possesso dell’attestato di assistente familiare, che non conta, non erano in grado di affrontare la spesa aggiuntiva del corso OSS per cui hanno dovuto rinunciare.
La formazione “Arco della vita”, che conta ancor meno di quella di assistente familiare, si è così dispersa nei vari ambiti della città ed è stata sostituita dal progetto “Parliamone insieme” mirabilmente condotto da Alessia, psicologa, nonché membro del CDA della residenza. Il progetto è ancora all’inizio e quindi ne parleremo un po’ più avanti, forse al km 10.
Personale nuovo, divise nuove per tutti gli OSS, classiche questa volta, rigorosamente bianche con tanto di bandana obbligatoria.
Ma se pensate che il passo strisciato a testa bassa ci abbia impedito di creare strategie nuove di coinvolgimento, allora vi sbagliate.
Ecco che nasce il Quartiere Solidale in stretta collaborazione con la parrocchia di Rupinaro e l’Associazione I Fili. Oggi, 18 ottobre 2015, il parroco, durante le due messe del mattino, ha lanciato l’appello per dare concretezza alla nostra idea.
Come ho già detto al Km 5, “i punti di ristoro vanno rispettati, tutti, ma non ci si può soffermare troppo”.
Ci siamo rinfrescati abbastanza, ora dobbiamo ripartire, a testa alta, con in mano il volantino del progetto e con un unico pensiero in testa: “ABBIAMO AVUTO UN’ IDEA …CI AIUTI A SVILUPPARLA?”.

brochure 1brochure 2brochure 3brochure 4

Biografia
Lista articoli