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Orlando

Tilde sta morendo.

Tilde è una di quelle pazienti gravissime che come diagnosi hanno nulla.

Ma Tilde è di quelle pazienti che ti chiamano alle 6 di mattina sul cellulare aziendale, sul cellulare personale che ti ha estorto, sul numero fisso dell'ambulatorio e sulla segreteria, e per ultimo sul numero della Guardia Medica che poi dirotta subito la chiamata a noi infermiere delle cure domiciliari.

 

La diagnosi della Tilde è: "Ho male dappertutto, sto per morire".

Mai che una volta ti dica che ha un dolore al fianco destro, che ha nausea , che ha i brividi, la febbre, la dissenteria o la tosse, mai.

Ha male dappertutto.

La sindrome del maledappertutto non è descritta in nessun manuale di patologia clinica ma è facilmente descrivibile, con segni e sintomi, da qualsiasi operatore sanitario medico o infermiere che si trovi, prima o poi, a fare i conti con una persona anziana e sola.

Il maledappertutto è una richiesta di aiuto chiara e precisa, è la paura che arriva la notte o al primo mattino, o nei giorni festivi, è l'ansia di non sapere a chi chiedere aiuto, è il vicino di casa che non ti apre più se suoni ancora, è il medico curante che ti fa fare 3 ore di coda in ambulatorio per rispedirti a casa con una pacca sulla spalla, è il medico di guardia medica che nemmeno viene più a visitarti, è la sindrome da al lupo! al lupo! che sai di portarti appresso, come sai che il giorno che avrai davvero qualcosa di brutto nessuno ti crederà più.

Sono andata da Tilde subito alla sette, prima dell'ambulatorio infermieristico, via il dente via il dolore.

L'appartamento di Tilde è in centro paese, al quarto piano di un vecchio stabile senza ascensore.

Arrivo sul pianerottolo che ho maledappertutto pure io, il fiatone, mentre salgo le scale si aprono silenziosamente due o tre porte di altri appartamenti e gli inquilini, vedendomi, bisbigliano a bassa voce: non ha nulla, non ha nulla!.... stanotte alle 4 mi ha suonato!..... mettetela in un ospizio sta rompiballe!.

Arrivo al piano della Tilde e la porta è già aperta, mi aspettava.

La scena la conosco già prima di vederla.

L'emittente radiofonica di Radio Maria fa da sottofondo al mio incedere verso una scena che è sempre la stessa.

La Tilde è abbandonata sul divano in cucina con il braccio destro che le copre il capo e gli occhi e la corrispondente gamba destra semi appoggiata a terra come chi dovesse scendere al volo per qualcosa, abbandonata sì, ma fino ad un certo punto.

Sto ancora ansimando per la salita e faccio appena in tempo a posare la borsa degli attrezzi sul tavolo che parte il copione.

Sto male, ho male dappertutto, stavolta è la volta buona, fosse che fosse la volta buona! Sono vecchia, sono grama (cattiva), se muoio senza avvisare nessuno che sto morendo mi troveranno tra una settimana che puzzo e tu lo sai come la penso io sull'igiene, vero?

Prendo fiato e tiro fuori il fonendoscopio e lo sfigmomanometro, e sorrido dolce.

Tutto così prevedibile per me, così monotono, così scontato.

Ma non per lei.

Per lei la mia visita, che è ormai una delle poche di cui beneficia, è ogni volta un evento unico, straordinario ed ha così imparato a conoscermi (ed io lei) che sa già dalle mie parole, dai miei sorrisi, dalla mia calma o dalla mia fretta, quando potrà chiamarmi di nuovo e con quale distanza da una chiamata all'altra, ottenendo magari solo una rassicurazione telefonica piuttosto che una visita.

Ormai le nostre dinamiche sono così ovvie che riesco addirittura a fregarla qualche volta, se arrivo a casa affrettata e nervosa, so che lei mi richiamerà il giorno dopo perchè so che si preoccupa per me e per la mia vita frenetica, ma se arrivo serena e tranquilla, come stamattina, so che non mi cercherà più per giorni e si metterà tranquilla anche lei.

Ogni tanto però riesce a fregarmi e mi chiama quando cavolo vuole!

Dalla Tilde ci vado solo più io, ha stufato tutti, ma io so come prenderla.

Dalla Tilde bisogna andarci come si andrebbe a prendere il the da una cara amica un po' rompicoglioni, e bisogna farle credere che quel mattino avevi un mondo di cose da fare ma che per lei hai mandato all'aria tutto perchè lei viene prima di tutto.

Tilde ha bisogno di sentirmi in quel momento tutta per se, indivisibile, come l'Italia o come un marito geloso.

Non vuole che la curi, vuole che la accetti.

Allora mentre lei mi elenca da attrice consumata tutti i suoi mali, io vado nel cucinotto e metto su il the, preparo il vassoio e i biscottini che sono nella credenza in alto a destra, e apparecchio una veloce colazione in cucina, mentre lei mi osserva con un mezzo sorriso, un po' triste, un pò bastardo.

Le chiedo se posso cambiare il canale radiofonico e metto su una radio dove c'è della musica italiana anni 50, mazurke, polke, tarantelle, una radio molto allegra, altro che Radio Maria!

La Tilde sembra rianimarsi al suono di quella musica ritmata ed io mentre verso il the improvviso qualche goffo passo di danza.

Lei salta giù dal divano e mi osserva con curiosità, il maledappertutto sta mollando, vuoi ballare con me Tilde?

La prendo per la vita, la stringo dentro alla sua camicia da notte flanellata, le faccio mettere il suo braccio al mio collo e la invito a fare quattro passi in avanti e due indietro a passo di una mazurka da brivido.

Lei fa un po' di resistenza, mi guarda male ma le scappa un sorriso, si incasina con i passi e quando le faccio fare una giravolta ormai è così lanciata che quando si ferma per riprendere fiato le scappa un sonoro vaffanculo!

Vaffanculo a me? alla tua infermiera?

La parola le schizza via veloce come una proiettile, lei vorrebbe riacchiapparla, ma oramai e' andata; così mi guarda preoccupata e un po' curiosa, per vederne l' effetto, poi, goffamente, mi chiede scusa.

Ho ancora il suo braccio appeso al mio collo ma sto già ridendo come una matta e come una matta la invito a riprendere il passo, due avanti, due indietro, e lei sorprendentemente scoppia a ridere, e si impegna in quella assurda mazurka alle 7 di mattina.

Beviamo quel the che siamo stanche, sudate, felici.

Il maledappertutto è passato e il buonumore è l'unica terapia possibile a volte.

Certe volte per guarire non serve un ricettario.

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Protocollo di monitoraggio "Lungo assistenza"

Tra le attività infermieristiche previste dal servizio di Cure domiciliari e Residenzialità della mia ASL c'è un protocollo di monitoraggio socio sanitario denominato "Lungo Assistenza".

I beneficiari di questo piano di cure sono persone anziane o con disabilità che non presentano veri e propri bisogni di salute o di cure infermieristiche domiciliari, ma di un monitoraggio periodico programmato da parte dell'infermiere case manager.

Le persone che afferiscono a questo progetto di cura sono in genere segnalate dal medico curante all'infermiere case manager che in collaborazione con l'UVG (Unità Valutazione Geriatrica) effettua una prima valutazione domiciliari per definire le priorità di intervento e formulare il PAI (Piano Assistenziale Individuale) dopo una valutazione multidimensionale che evidenzia le criticità e gli interventi da attuare.

Le persone seguite quindi con il programma di Lungo Assistenza ricevono quindi servizi socio sanitari vari che vanno dal semplice monitoraggio delle condizioni di benessere , all'aiuto domestico, all'aiuto sociale, alle cure infermieristiche domiciliari se necessarie.

Tutte le persone che vengono segnalate al servizio di cure domiciliari per problematiche quindi borderline, ovvero tra salute e malattia, tra fragilità e bisogno, vengono attenzionate dall'infermiere case manager e seguite nel tempo con una cadenza temporale fissata in visite settimanali, quindicinali.

Biografia
Author: Laura Binello
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