Panorama di discriminazioni a ritmo di blog.

Citazioni letterarie, richiami di spot pubblicitari, saggistica, statistica, storia e sociologia, brani completi da articoli e libri, musica. Ovviamente il mondo di internet, visto il successo del suo blog, ha molto influenzato lo stesso stile del libro, non sempre felicemente. Non ha tralasciato niente Loredana Lipperini nel suo ultimo libro “Non è un paese per vecchie” (Feltrinelli 2010).

altSette capitoli più un intermezzo sulla musica heavy metal: dal preludio sull’inizio di una nuova generazione passando per gli scontri generazionali, i sondaggi e le ricerche, la pubblicità e la sua capacità di persuasione nel definire ruoli e immagini di successo, ed infine i sentimenti, l’esorcizzazione della morte. Ultimo capitolo la presenza delle donne vecchie su Internet. Le discriminazioni nei confronti dei vecchi (ageism) si moltiplicano verso le vecchie perchè assorbono migliaia di anni di sfruttamento e di suddivisione umiliante di ruoli, ma anche perchè la nuova era dell’immagine e del giovanilismo si ritorce ancora sulle donne.

E’ un libro colto, da leggere al computer con Wikipedia a disposizione più il vocabolario d’inglese e qualche Garzantina di letteratura, di cinema, di storia e di filosofia. Ed è questo continuo rinviare a citazioni, episodi, autori, la cui conoscenza anche la bibliografia minima allegata non soddisfa, che rende difficile la lettura, in particolare nei due capitoli (3. Lo yak sul divano - 4. La guerra delle pelli: i cinquant’anni delle donne ) in cui temi e nomi si accavallano. Ai richiami letterari e sociologici si aggiungono i prodotti cosmetici, i programmi televisivi con i loro personaggi, gli spot pubblicitari. L’idea di una trasposizione cartacea di un blog si materializza, con la differenza che sui blog ci sono anche interventi profondi ed esaustivi e pure nel blog della Lipparini (www.lipperatura.it) non mancano. Non a caso nei capitoli dedicati alla letteratura e ai sentimenti, dove le citazioni sono parte integrante delle testimonianze portate (donne, che si sono innamorate di adolescenti, con finali anche tragici) la lettura si distende permettendo di seguire il filo logico, senza tanti rinvii, e capire la drammaticità di una discriminazione che è culturale e sociale, ma anche, come viene riportato, di “ordine pubblico”.

Alla fine del libro mi sono chiesta a chi consigliarne la lettura, perchè la quantità di informazioni e la vastità e attualità delle aree trattate sono una fonte preziosa di conoscenza, ma nello stesso tempo anche il limite del libro. Chi può leggere senza troppi ricorsi a Wikipedia questo testo se non chi, già in possesso di un suo bagaglio culturale e sociale, già con questi temi si è confrontato e quindi cerca conferme o segnalazioni? Non la massa delle spettatrici televisive, le lettrici dei giornali rosa più “gossipari”, non i giovani frequentatori di biblioteche. Nemmeno i navigatori di Internet, di cui Lipparini riporta i commenti crudeli e trancianti nei vari blog. Allora rimangono i partecipanti agli incontri con l’autrice e forse qualche lettrice dei suoi articoli o ascoltatrice radiofonica. Ed è un peccato, perchè per ognuno di noi, anche se donna, è difficile sottrarsi all’invadenza dei moralismi sociali e dei messaggi pubblicitari e alla loro distorsione culturale.

Il prezioso lavoro di ricerca e di argomentazione svolto da Loredana Lipparini, ed anche la partecipazione emotiva che traspare, meriterebbe di poter divenire anche testo formativo ed educativo.

Ma questa forse è solo una mia deformazione professionale.