Bompani " Le scelte di una vita, tra eventi straordinari", che è valsa la pena fare. Questa è la sintesi, ma anche il titolo, di questo libro di Ezio Bompani, (Fulmino edizioni- 2013). L'ho scelto perché è anche un condensato di alcuni temi che ho sviluppato su PLV: i protagonisti del '900, il valore della narrazione delle storie per conservare la memoria per se per gli altri, l'attività della Libera Università di Anghiari (LUA), l'effetto di coesione sociale tra generazioni che il ricordare il passato promuove.

Poi aggiungo la conoscenza da anni dell'autore (e della sua famiglia), il ricorrere quest'anno del suo novantesimo compleanno, festeggiato andando in giro a presentare il libro, ( vedi foto) il desiderio di ristabilire un valore della politica, che non è solo fatta di "uomini da rottamare" o "da politici carrieristi".
La formazione della classe dirigente del dopoguerra nell'Emilia, di cui Bompani è un protagonista, è prima di tutto partecipazione ad esperienze, disponibilità e sacrificio a sostegno di ideali.
Da conversazioni registrate tra Ezio e Adriana Barbolini, tradotte in libro dalla "raccoglitrice di storie della LUA" e da Mauro Bompani. La prefazione è di Giuliano Muzzioli.
Come ogni storia emiliana e modenese include Enzo Ferrari, il formaggio parmigiano/reggiano (il padre di Ezio era casaro), la Resistenza e qui la Repubblica di Montefiorino e il comandante Armando, la rinascita dopo la Liberazione, il "vagabondaggio" per l'Italia, come il partito richiedeva, passando prima da Roma, dove si acquisiva una formazione "nazionale".
Ezio Bompani ha fatto tutto questo, ma qualcosa in più, nel bene e nel male. Nel male perché il 23 novembre del 1944 rimase ferito nella battaglia del Monte Belvedere, dove rimase a combattere, non accettando l'invito dell'esercito americano, che era al di là del crinale, di consegnare le armi e ritirarsi. Rimase con il suo gruppo e incontrarono un gruppo di tedeschi in ritirata; fu ferito gravemente ad una gamba portandone poi le conseguenze per tutta la vita.
Nel bene perché la sua fu certamente una vita ricca di sacrifici, ma anche di incontri ricchi di umanità e di calore, durante la Resistenza, ma anche prima e dopo, di conoscenze dei maggiori uomini politici del tempo, da Berlinguer al tempo delle gioventù comunista ( Fronte della Gioventù) a Pio la Torre, di immersione in realtà diverse come la Sicilia.
In questo suo impegno incontrò anche la moglie Luciana Sgarbi, poi per due legislature deputata del PCI. Questo impegno di entrambi richiese, consuetudine dell'epoca, che ci fosse un consenso del partito alle nozze. Dopo le nozze la vita di militanti, spesso assegnati anche a regioni diverse, comportò altri sacrifici nella crescita dei figli, che furono accuditi dalla nonna.
La "carriera politica" in questa realtà era solo un grande sacrifico in nome di valori e solidarietà, niente a che fare con ricchezze, prestigio ed onori.
Uno delle pagine più coinvolgenti del libro racconta una delle tragedie della storia sindacale e politica di Modena: l'eccidio delle Fonderie il 9 gennaio 1950, dove persero la vita sei operai in lotta con gli altri compagni circa 500, contro la serrata del padrone. Erano i tempi della guerra fredda, di Portella della Ginestra, del retegro dei ruolo della polizia e della Pubblica amministrazione degli ex dirigenti fascisti. Bompani ci racconta altri episodi di quel periodo di scontri e di carcere.
Ritornato a Modena, Bompani divenne funzionario del PCI, poi pubblico amministratore a Modena.
Il libro però racconta anche la storia privata, il rapporto con la moglie e i figli, le lettere che si scrivevano quando uno era in Sicilia e l'altra in Abruzzo. Poi la permanenza di Luciana a Roma, quando fu eletta in Parlamento e la suocera impegnata a crescere i figli.
Si può dire che il libro non è solo un narrare episodi passati, ma anche una loro rilettura nell'attualità, sia se parla di Ungheria sia se si richiama la polemica odierna sui "burocrati" di partito.
Dice Ezio: dalla Liberazione sino al '68, come funzionari di Partito e di organizzazioni sindacali o culturali non avevamo la copertura previdenziale, che potemmo recuperare molto più tardi con una legge apposita; Luciana prima di firmare la candidatura sottoscrisse l'impegno a versare la quota al Partito ( polemica ancora oggi aperta per gli attuali parlamentari - NdR); la casa ove ancora abito fu costruita da una Cooperativa fra mutilati ed invalidi di guerra con un mutuo statale.
Conclusa questa parte esclusivamente politica, Bompani lavorò all'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), poi alla Confesercenti e al suo ultimo impegno, ancora aperto nell'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra (ANMIG).
Il titolo dell'ultimo capitolo è il bilancio della sua vita: ne è valsa la pena.
"Le scelte di una vita" è un libro "di parte" perché, come sostiene il narratore, lui, un uomo normale che ha vissuto momenti storici della città del Paese, si è sempre sentito animato dagli stessi ideali e anche quando ci furono momenti difficili (Ungheria, il congresso del PCUS, la caduta del Muro di Berlino) ha cercato "le nuove ragioni per proseguire il cammino". Perché così allora e adesso vive la politica. Poi conclude con alcuni suggerimenti ed opinioni: fornire una formazione pratica nella società a coloro che intraprendono un percorso politico, mantenere il finanziamento pubblico ai partiti, anche se con criteri e controlli diversi.
Ha avuto una vita piena Bompani, con sacrifici e anche soddisfazioni. Se tornasse indietro rifarebbe le stesse scelte, perché, appunto, ne è valsa la pena.

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