Luca fazziIl volume "Il lavoro con gli anziani in casa di riposo" di Luca Fazzi ( Maggioli editore 2014) unisce, scelta abbastanza rara e pregevole, l'assistenza agli anziani partendo dalla persona da prendere in cura, non a caso cita Ivan Illich in premessa, alle narrazioni e riflessioni degli operatori sul proprio lavoro e le considerazioni di un esperto di organizzazione dei servizi sociali e di politiche sociali.

Questo "stratagemma" di scrittura rende più accattivante la lettura e allarga il potenziale pubblico di fruitori.
Nel libro sono presentati, arricchiti dai racconti degli operatori, i diversi strumenti necessari per un lavoro personalizzato come le schede, ( con la fotografia!), i sistemi di valutazione, i piani personalizzati. L'autore si sofferma sugli apseti etici sia della cuta nel rapporto anziano e operatori, sia nella socializzazione del lavoro, nel rapporto con i familiari, i volontari la società civile.
Altro tema importante esaminato, oggi componente negativa, per ragioni diverse, dell'assistenza, è l'estrema parcellizzazione della cura che deresponsabilizza gli operatori, ne oscura le voci, li isola nella loro solitudine con il vecchio e impedisce la valorizzazione del lavoro in equipe.
Poi, per le conoscenze e le esperienze dell'autore avrei apprezzato due passaggi ulteriori, che rimangono più nello sfondo.
Fazzi richiama più volte come male originario, la scelta fatta anni fa del "managerismo" nella gestione e nella direzione delle case di riposo.
Questa scelta però è solo l'approdo finale di una politica complessiva degli enti locali, ma anche di tutto il sistema sociosanitario nazionale, che ha visto l'aziendalizzazione delle ASL, l'esaltazione dei direttori generali, come espressione di efficientismo (il ruolo, ovviamente,non le persone), ma soprattutto, l'esternalizzazione della gestione dei servizi, senza che da parte del pubblico , delle organizzazioni sindacali, ma soprattutto dei cittadini e dei loro rappresentanti si adeguassero tutto il sistema dell'elaborazione delle politiche sociali e delle modalità gestionali, delle professionalità interne ed esterne al pubblico, degli strumenti contrattuali da adottare (bandi di gara, monitoraggi dei servizi, sistemi di controllo, accreditamento etc). Si sono create tante isolette ( i servizi) all'interno di un deserto elaborativo e programmatorio.
Poichè questo ruolo è speso richiamato nel testo non si può esemplificarlo, ma credo richieda un'analisti più approfondita dell'ambiente. So bene che questo mette sul tavolo un problema non a fondo affrontato: il ruolo della cooperazione e del terzo settore.
L'altro interrogativo, lasciato insoluto, è il "come". Come è possibile riformulare un'organizzazione che superi la struttura gerarchica, valorizzi il singolo e il collettivo di lavoro? Possiamo cambiare il manager, metterci un coordinatore, termine più egualitario, ma se non costruisce una diversa modalità di direzione non otterrà risultati diversi.
Questo aspetto coinvolge la formazione degli operatori, la contrattazione sindacale, il controllo di risultati.
Forse un altro volume di Luca Fazzi potrebbe fornirci ulteriori stimoli e spunti di riflessione.