cristina sironi

Ciascuno di noi a un certo punto dell'esistenza, sente il bisogno di prendere le distanze dai rumorosi affanni della vita per mettersi all'ascolto di altre dimensioni, complementari e spesso altrettanto importanti. Una di esse è quella del silenzio, della meditazione. Spesso questo momento coincide con un dolore, una difficoltà o con un passaggio d'età sentito come irreversibile.


alba marcoliAlba Marcoli ha sentito questo richiamo del silenzio all'età di 57 anni e, per una dozzina di anni, ha rivolto a questo ascolto dei momenti ben scanditi della sua esistenza: dedicando loro uno spazio – il Foyer de Charitè in Valle d'Aosta- e un tempo: alcuni giorni due volte all'anno. Da tali 'sospensioni' è nato questo libro incantato, intenso, multiforme, ricco: sicuro nutrimento per anime delicate e assetate di essenziale.
Si tratta di pensieri "vaganti e disordinati", non organizzati, spontanei e intermittenti che, come un fiume carsico, emergono di quando in quando tra emozioni, osservazioni, passeggiate, racconti e ricordi di vita vissuta. Un flusso di riflessioni che riguardano il vivere, il morire, le relazioni umane, i rapporti con Dio, il piacere e il dovere, la gioia e il dolore, lo stupore e la gratitudine. Pensieri che, come voci del silenzio, "nutrono e trasformano la nostra esperienza del vivere", prendendo forma di parole. Parole morbide, sussurrate, leggere, delicate ma allo stesso tempo nitide, chiare, autentiche. Come lo sono le parole vere, che mantengono una parte di silenzio e di vuoto dentro di loro, come la vita racchiude la morte. Dice: "ci vuole il silenzio perché nasca la parola come legame tra dentro e fuori, ma c'è anche un silenzio che è già parola, quello dell'ineffabile". Perché non tutto può essere detto, non tutto compreso.
Una sorta di testamento spirituale, dove l'autrice si fa viandante e nel suo peregrinare cerca senza preoccuparsi di trovare, infatti non le interessano le certezze, le risposte, ma le domande. Dice: "non vengo qui per ricercare la verità, ma per cercare senza trovare. Cercare e basta. Vivere anche questa dimensione, provando per tentativi ed errori, come per tutte le dimensioni del vivere. Interrogarmi, stupirmi, appassionarmi, deludermi, gioire, soffrire, commuovermi guardando la macchia di luce che filtra dietro questa coltre grigia del cielo, intuendo un sole che forse c'è ma non si sa come sia, né dove sia, né se ci sia davvero". La capacità di interrogarsi è dunque intesa come una pratica di accoglienza, di sospensione del giudizio, un fare il vuoto per lasciare spazio all'altro. Aggiunge: "è lo stupore che spinge a cercare."
Stupore, meraviglia, semplicità, umiltà: sono queste le caratteristiche della scrittura e della persona. Alba Marcoli non ha perso quello sguardo ingenuo e meravigliato del bambino, che sa guardare le cose da dove nascono, dal loro inizio. Non a caso ai bambini e alle loro mamme ha dedicato il suo lungo lavoro di psicologa e di narratrice di fiabe, per cui è conosciuta. Con lo sguardo dell'infanzia si avvicina alle cose fondamentali e ce le mostra, e noi la seguiamo rispettosi, meravigliati e riconoscenti per questo dono, per questo scambio: come la donnina di cui racconta che offriva per pochi soldi un mazzetto di margherite di campo in un tiepido pomeriggio di primavera nei pressi dell'Università Statale di Milano.
Emoziona la sua capacità di cogliere con parole semplici e accessibili l'armonia della vita e del mondo. Lo fa rendendo protagonisti il silenzio e la natura "fatta di silenzi popolati di voci": leggendo ci troviamo immersi nel ronzio delle api, nelle ombre del bosco, nei profumi dei fiori, nei canti degli uccelli, nel tremolio delle stelle, nell'ondeggiare del vento, nel sollevarsi delle brezze, nel cadere delle foglie, nel mutare del cielo. Attraverso le sue parole gentili ci sentiamo partecipi di questo abbraccio alla vita, che unisce il cielo e la terra, il dolore e la gioia, il vivere e il morire in una dimensione molto umana. E di questo silenzio pulsante che ci pervade non abbiamo più paura.
Allora queste Lettere all'Anima oltre a essere diario, racconto, ricordo diventano anche per il lettore un viaggio di formazione che trasforma, rigenera, instilla pace e serenità perché le parole sono scelte con attenzione, con grazia, lo sguardo è aperto, benevolo. Questo è l'insegnamento di Alba Marcoli: la relazione - tra gli uomini, con l'ambiente, con Dio- è attenzione, ascolto, disponibilità, misura e allora diventa cura, superamento del male, armonia, gratitudine.
Il segreto e la bellezza delle parole racchiuse in questo testo sono l'umanità e la grazia dell'autrice, che dice: "mi sento di appartenere all'umanità e al suo flusso di vita nelle giornate di sole e di pioggia, nel tempo del pianto e in quello del riso". Un accogliere il silenzio con la vita che racchiude, e lasciarsene stupire: è questo l'incanto, intenso come una preghiera.

ALBA MARCOLI LETTERE ALL'ANIMA. Pensieri vaganti e disordinati su Dio, sul vivere e sul morire. PAOLINE Editoriale Libri, 2013. (Prefazione di Cesare Viviani)

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lettera anima