Il pasto è uno dei momenti catalizzatori all'interno di una casa per anziani. Anche se è consumato nella propria abitazione, ha una valenza particolare.
Quando poi il pasto riguarda un anziano con sintomi di disturbi comportamentali o di demenza, diventa anche prova difficile per l'anziano e per chi l'assiste, operatore e/o familiare.

Dalla collana " Assistere gli anziani" della casa editrice Erickson, da cui abbiamo tratto diverse sollecitazioni con l'aiuto anche della sua curatrice, Maria Luisa Raineri che abbiamo intervistato, questa volta abbiamo tratto la guida "Il pasto, con la persona con demenza", di Grethe Berg, che fu il primo volumetto ad uscire. La curatrice lo presentò con la finalità che questo e gli altri perseguiranno: come aiutare una persona in difficoltà e ancor prima come lei può aiutarsi da sola.
Il libro in quattro capitoli (1° Il momento del pasto e lo stare insieme- 2°Demenza- 3° il momento del pasto come attività significativa- 4° ideali e realtà pratica) riporta considerazioni storiche sociali sul valore del pasto in famiglia tra le popolazioni (tra cui gli italiani eccellano) ed anche alcune illustrazioni dei meccanismi della demenza e della perdita di memoria.
Non su questo mi soffermo e neppure sulle descrizioni puntuali di tutti i comportamenti, le misure, le attenzioni ed anche le parole da adottare nelle diverse situazioni. Solo la lettura può offrire gli aiuti necessari.
Io sottolineo alcune metodologie generali, da cui nasce il libro, che mi piacerebbe fossero discusse e adottate.
Queste riflessioni e applicazioni pratiche sono il risultato di un progetto attivato all'interno di una casa di cura psichiatrica (qui ricoverano gli anziani dementi) in cui l'autrice lavorava come ergoterapista ad Oslo in Norvegia che si proponeva di migliorare cura ed assistenza, di maturare nuove conoscenze e promuovere la formazione del personale.
Il pasto, inteso non solo come cibo, ma come momento di comunicazione e relazione tra anziani e tra questi e gli operatori, fu sposto al centro del progetto. Il pasto diventa allora momento essenziale, oltre che per la socializzazione ma anche come attività significativa per introdurre terapie alternative partendo dalla routine quotidiana.

Nel progetto sono stati previsti momenti di osservazione, valutazione e registrazione dei risultati, perché, tra le prime osservazioni e lacune da recuperare l'assenza di materiale scritto da parte degli operatori in grado di monitorare sia le condizioni dell'anziano che l'evolversi della situazione.
Alcuni delle indicazioni fornite sarebbe molto interessante che fossero discusse all'interno delle organizzazioni delle RSA italiane, ma anche dei contratti di lavoro.
Dice l'autrice: gli operatori, non impegnati nella distribuzione del cibo, devono sedere a tavola con gli anziani, perché gli operatori assumono un ruolo fondamentale. Questo non significa sedersi a fianco di un anziano per imboccarlo, ma sedersi a tavola.
Siamo d'accordo su questo principio di base?
Negli ultimi capitoli sono fornite anche indicazioni pratiche sul numero di anziani complessivi, sulla costituzione di piccoli gruppi stabili, sulle specifiche costruttive e tecniche dell'edificio, sulla formazione del personale.
In modo opportuno nella traduzione italiana, di questo come degli altri volumi, sono stati tradotti anche i nomi propri, per aggirare la difficoltà di ricordarsi i nomi nordici, per noi scioglilingua improponibili. Le storie di singole anziani sono tante e sono riprese nei vari capitoli, la possibilità di identificarli è essenziale.
Il volumetto è molto contenuto, nonostante che alcune limature ulteriori potevano essere fatte nelle parti concettuali, per renderlo ancora più agile. Forse la sua stessa origine come progetto ha richiesto alcune ripetizioni.

Ricca la bibliografia tra cui compare anche il libro di Federica Taddia, che abbiamo presentato nell'intervista all'autrice.

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