ondalunga

Ogni volta che intercetto in libreria o segnalato sui giornali un nuovo libro di Elena Gianini Belotti mi sento felice: sono sicura che mi aspettano momenti piacevoli e stimolanti di lettura.
L'ultimo in ordine di tempo è "Onda Lunga" (edizione Nottetempo).

E' come se sentissi delle affinità profonde con questa scrittrice sia per i temi che affronta sia per lo sguardo e la sensibilità con cui li attraversa. Nel corso della sua lunga carriera Elena Gianini Belotti ha narrato tante storie, in prevalenza al femminile, a partire da quel saggio sull'infanzia: "Dalla parte delle bambine" del 1973, che è stato un insegnamento imprescindibile per le ragazze della mia generazione (sono degli anni '60), fino a questo recente romanzo che affronta il tema della vecchiaia. Vicende che svelano ingiustizie e crudeltà nascoste nelle vite delle donne e degli uomini; racconti che indagano con attenzione l'animo umano nelle sue pieghe più intime e contraddittorie, e osservano senza menzogne i legami tra le persone, e le situazioni di marginalità.
A questo tema 'scottante' e scomodo quale è la vecchiaia è stato un avvicinarsi lento e per gradi. Dapprima, in controtendenza e in anticipo sui tempi (era il 1993!), con i racconti di "Adagio un poco mosso", ci mostrava la vecchiaia in tante brevi istantanee, come le diverse sfaccettature di un caleidoscopio: il gruppo solidale di amiche che ricordano, le innocenti fantasticherie erotiche, la vedovanza, il rapporto con un figlio molto premuroso, l'indigenza... Poi, nel 1999, nel romanzo "Apri le porte all'alba", la protagonista, una donna di mezza età, si trova a dover prendersi cura di un vecchio padre e quindi a dover esplorare una situazione esistenziale complessa, facendosene carico senza rinunciare alla sua vita.
Infine in "Onda lunga"questa età della vita è affrontata in presa diretta: viene infatti raccontata in prima persona la vita di una anziana signora nella sua quotidiana esistenza. Inutile dire che lo stereotipo della vecchia un po' noiosa e petulante, interessata solo alla casa e alla famiglia di ben note pubblicità, è ben lontano! Qui la protagonista è una persona vivace, curiosa, attenta al mondo che le sta intorno ma anche consapevole dei disagi legati all'età: la memoria che zoppica, le frequenti distrazioni, le impertinenti smemoratezze... che riesce però ad affrontare con una certa ironia e il giusto piglio, senza farsene spaventare. Infatti, fin dalle prime pagine la troviamo a contrastare estenuanti offerte pubblicitarie che, con messaggi non troppo subliminali, vorrebbero correggerle ipotetici difetti (uditivi) o presunti problemi (motori) con protesi accattivanti o le suggerirebbero modi umanitari per destinare i propri beni, una volta 'terminata la corsa'. Commenta ironica: "i vecchi sono diventati clienti molto apprezzati e corteggiati e la pubblicità aggredisce i loro supposti inciampi".
Dell'anziana protagonista colpisce la curiosità, la voglia di mettersi in gioco, di imparare ancora. Così, approfittando di un disguido, si lascia condurre in un campo rom alla periferia della città, dove avrà modo di conoscere una realtà umana e culturale nuova, da cui non resterà spaventata ma che le offrirà l'occasione per sentirsi ancora utile e mettere a frutto la sua esperienza e le sue competenze di insegnante. Oppure viene a scoprire per caso dei frammenti di un diario strappato e, come un detective dei migliori polizieschi, si lascia condurre dal suo intuito e da una certa esperienza ("il sospetto che si trattasse di una ragazzina mi è stato confermato dal contenuto e dal linguaggio"), fino a decifrare gli indizi e arrivare a salvare la vita a un'adolescente depressa che stava per compiere una follia... Forse a suggerire che la fragilità non è prerogativa solo della vecchiaia, ma può colpire anche i giovani, soprattutto oggi.
Come negli altri suoi scritti, la Belotti apre attraverso i suoi personaggi squarci sul mondo dei più emarginati o dei più fragili, di quelli la cui voce fatica ad esser conosciuta. E in questo riesce molto bene ad andare oltre i luoghi comuni e gli stereotipi e a far interagire i caratteri anche più diversi valorizzando la relazione umana quasi a dimostrare che l'attenzione e l'ascolto possano aiutare a sciogliere tanti nodi.
La vecchiaia che ci presenta esprime dignità, ironia e quel sano disincanto che la avvicina più alla saggezza che all'indifferenza. Qui la protagonista, in occasione del suo ottantesimo compleanno, dice: "via via che si invecchia, non solo ci si abitua a se stessi e ci si accetta come si è, ma gli anni che si rincorrono veloci fanno sempre meno impressione. Che differenza c'è tra settantanove e ottanta? Proprio nessuna". Infatti, lei e le amiche, preziose compagne di vita e di confronti, non osservano il presente con lo sguardo rivolto al passato o carico di nostalgia e rimpianto, ma lo affrontano e lo attraversano con l'esperienza, lo vivono in modo attento, critico, scanzonato e sempre fiducioso, e per nulla scontato.
La narrazione, in prima persona, procede piana, spedita, piacevole, con molti rimandi a libri, autori, romanzi come a ricordare quanto le letture, solitarie o condivise, aiutino a trovare riferimenti nel caos della vita e a dare conforto al nostro passaggio su questa terra.

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