Sarebbe interessante trovare una risposta al moltiplicarsi di libri, film, commedie teatrali in cui protagonisti sono ultrasettantenni, uomini e donne.

Oggi  vi parlo del libro di Lidia Ravera " Piangi pure" (Bompiani editore) che parla di Iris, la protagonista, 79 anni, autrice di un solo libro importante in giovane età, che però le ha dato un’autonomia economica; Carlo uno psicanalista con una moglie giovane e "chioccia" e una serie di personaggi comprimari, ma tutti componenti un quadro di vita.

Una scrittura  agile, leggera, ma anche colta in cui le parole, traslate dal loro significato originale, ti restituiscono lo spessore della frase. Lo schema narrativo suddiviso in tre stili, il primo e il terzo con Iris che narra in prima persona e il secondo impersonale, permette di cogliere sfumature diverse.

E' un libro pieno d'amore e di speranza, anche se tutto pare succedere ad intralciare lo scorrere della vita. Forse se c'è un appunto da fare al libro è nella eccessiva concentrazione di spaccati di vita attuale: l'escort, il cancro, l'Alzheimer, la badante, il misticismo raffazzonato, il disagio sociale e la povertà. Tutto e di più.

Una critica al libro imputava a Lidia Ravera, di voler fare risalire tutti i mali del mondo alla famiglia borghese tradizionale.

La mia lettura è altra: all'interno dei vincoli e dei lacci della tradizione e del perbenismo ci sono spazi di libertà individuale, di percorsi di ricerca della felicità, di stereotipi sconfitti, come quello che  da una certa età in poi, non si sa da quale, non ci possa essere più amore, tanto meno attrazione e sesso. La "trasgressione" praticata dai vari protagonisti è solo una voglia di prendere il meglio che la vita può dare, senza voler stupire, ma solo "andare al massimo".

Senza raccontare la trama del libro, la cui forza è nello snodarsi lentamente, con i suoi ritmi e i suoi tempi, così com'è l'esistenza di ognuno, alcuni flash o informazioni.

La storia comincia con Iris che, per paura di trovarsi in futuro in ristrettezze economiche, vende la nuda proprietà del proprio appartamento, vivendo da quel momento l'ansia e la pressione che i nuovi proprietari le impongono, una sorta di appuntamento notarile con la morte.

Iris ancora che riprende su consiglio di Carlo a scrivere, in un diario,  perché "la scrittura ti riconsegna a te stessa", perché " un diario "deve essere quotidiano" altrimenti è un romanzo.

Carlo che alla fine di un'avventura e un sogno dice "Piangi pure", come invito liberatorio.un''intervista, fatta al Salone del Libro da una giornalista de " la Stampa" a Lidia Ravera, che ci coinvolge nella sua visione.

In fondo tra "Porci con le alti" scritto nel 1976 e "Piangi pure" c'è un filo conduttore.

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