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Potrei dire che questo libretto di Federico Rampini è inizialmente un po' una delusione, poi recupera nel lungo periodo, ma su un'altra  sponda. L'interrogativo, anche come formulazione di copertina è accattivante, ma i capitoli dedicati sono  una piccola parte  del libro e, più che portare argomentazioni sulla necessità di Stato sociale, anche per favorire lo sviluppo, porta esempi.

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Esempi di altri paesi nel nord Europa, confronti tra l'America del New Deal e l'America di Reagan e Bush, ma soprattutto descrive la Germania e la sua politica di strenua difesa del suo stato sociale, mentre lo smantella negli altri paesi.

Ciò che però nel libro è più pungente è la raccolta di notizie, in ossequio al miglior giornalismo. Quando racconta dell'idea che gli Stati Uniti hanno dell'Italia e dell'Europa, senza neppure giungere agli estremi di Mitti Romney, quando presenta una visione un pò semplificata, ingenua forse e supponente, ma in particolare legata ad una visione postbellica, al Piano Marshall, alle barrette di cioccolato e al chewing gum; quando parla come funziona il mondo della finanza e chi muove le leve del potere; quando presenta vinti e vincitori all'interno della zona euro. Rampini cerca risposte alle domande che tutti noi ci siamo fatti da quando è esplosa questa crisi globale, senza poterci dare una risposta.

Alla fine raccoglie una lista di nomi che hanno fatto  questi decenni  di storia; molti li abbiamo già scordati in questo correre delle informazioni e degli avvenimenti. Il presente però ha radici molto antiche, che spiegano la nascita di tanti problemi odierni.

Anche i "bignamini" possono servire per chi non segue le vicende economiche da esperto.

 

 

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