Il tempo per uomini e donne
| Guida al benessere e ai servizi - Prepararsi alla vecchiaia |
Il tempo dei neo pensionati sembra un patrimonio di tutti, come i monumenti dell’Unesco.
Le associazioni, dove uno è stato impegnato, più o meno assiduamente dicono: adesso che sei pensionato puoi essere qui più frequentemente.
I medici insistono: da questo momento deve essere più attivo e prevenire i guai della vecchiaia, perchè sei nell’età a rischio.
I figli mettono le mani avanti: potrai darmi una mano con i bambini, ma anche nella manutenzione della casa.
La pubblicità invita, con l’abbigliamento idoneo, i giusti prodotti di dedicare il tempo alla cura del corpo.
I sociologi sollecitano a trovare degli hobby per non rischiare solitudini e isolamento.
I centri sociali e le associazioni degli anziani propongono iniziative, feste, gite.
Hanno tutti ragione, anche qui in questi spazi ci saranno le istruzioni per far passare il tempo.
Con una premessa indispensabile. Tutti i neo pensionati, in particolare le donne, devono sapere e poter dire: il tempo è mio e me lo gestisco io, sulla falsariga di un vecchio slogan femminista.
Perchè quando si decide o si vorrebbe decidere di smettere di lavorare (senza imposizioni normative che devono solo regolare l’aspetto economico) la domanda deve essere solo tra se e se: adesso cosa faccio? Meglio ancora se si è andati in pensione sapendo già cosa fare.
Tralasciamo chi deve continuare a lavorare per esigenze economiche, chi ha un’attività che può/vuole continuare a seguire, chi ha già programmato un’occupazione gratificante che prima non poteva permettersi.
Centriamo subito l’attenzione su chi è più condizionata nella scelta dell’impiego del proprio tempo: la donna pensionata o anche la donna casalinga che è diventata vecchia tra le mura di casa. Per lei sarà difficile sottrarsi a quella mozione degli affetti o la morale o la necessità imposta per cui deve continuare ad occuparsi dei famigliari. Siano essi i nipoti o gli anziani genitori, magari anche i suoceri, uno o più non autosufficienti o, in ogni caso, in condizioni da dover essere seguiti loro e le badanti.
Le donne, fino alla più tarda età, anche trascinandosi con una sedia, vogliono continuare a fare ciò che hanno sempre fatto, le cosidette faccende domestiche e mal sopportano interventi esterni d’aiuto. Rimane la difesa di una loro identità, anche quando è stata imposta da costumi e assenze, maschili nello specifico. Poche riescono a riappropriarsi di un loro tempo personale.
Sentono di più, come un richiamo alla loro funzione di cura, l’invito a difendere la propria salute- andare in palestra, curarsi, quasi dovessero preservare le forze per gli altri.
Il valore del tempo personale, come utilizzarlo, come spenderlo è una scelta solo soggettiva. Se si è in difficoltà nella gestione, agli altri- familiari, associazioni di volontariato, operatori sociali- chiediamo un aiuto per poterlo fare. Nessuno è obbligato a partecipare ad attività che non lo interessano; è però necessario anche saper compiere sforzi d’adattamento se l’alternativa è la solitudine e l’isolamento da cui è poi difficile riemergere.
Potremmo dividere questo impegno non ad occupare il tempo, quasi un nuovo obbligo, ma a trarre tutti i vantaggi dalla disponibilità dello stesso in due direzioni: una per intraprendere attività per appropriarsi di conoscenze, opportunità e azioni utili alla mente e al corpo, l’altra tesa ad arricchire la nostra rete di relazioni e di amicizie.
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