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Finger Food  sono gli alimenti  che possono essere portati alla bocca direttamente con le mani senza l’ausilio delle posate.

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Nel reparto Geriatria Lunardelli del Policlinico S.Orsola Malpighi si è sviluppato un   modello di gestione multiprofessionale del paziente con demenza in ambiente ospedaliero  “Delirium room” che rappresenta una risposta innovativa alle  problematiche assistenziali di queste persone che frequentemente si ricoverano in ospedale anche per la presenza di comorbilità che complica la demenza.

La Delirium Room , collocata nel reparto P.A.R.E.  (Post Acuti Riabilitativo Estensiva) è all’interno di un percorso clinico assistenziale aziendale per la   gestione dei pazienti anziani affetti da delirium e BPSD.

Il percorso inizia direttamente al letto del paziente nel reparto in cui è avvenuto il ricovero attraverso la consulenza psicogeriatrica eseguita da un team multiprofessionale costituito da medico geriatra ed infermiere case manager, esperti in psicogeriatria (“team psicogeriatrico”) attivata dal reparto nel sospetto di Delirium in persona di età >= 75 anni e o quando vi sia una storia di deterioramento cognitivo con BPSD senza distinzionedi età.

La consulenza ha lo scopo di accertare la diagnosi di delirium e valutare i sintomi comportamentali ed avviare ai due possibili interventi in base a determinati criteri di inclusione\esclusione legati sia alla patologia (patologie acute non ancora stabilizzate) che alla necessità di permanenza nel reparto specialistico in cui è stata eseguita la consulenza (es. UTIC, reparti intensivi).

Nella Delirium Room viene accolto il paziente insieme al proprio caregiver che può collaborare in maniera continuativa con il personale di assistenza ed essere al tempo stesso beneficiario di un programma di educazione e counselling.

La delirium room ha inoltre caratteristiche ambientali quali illuminazione, colori e dotazioni di arredi di tipo protesico e strumenti di tipo sensoriale (approcio Snoezelen) che consente di proseguire la degenza in condizioni ideali al fine di minimizzare l’uso di farmaci neurolettici-sedativi e l’uso della contenzione fisica.

Si stima che circa il 20% dei pazienti ricoverati in ospedale sia affetto da patologia dementigena e il 60% di questi da  demenza di grado severo. Il nuovo modello assistenziale multi professionale e multicomponente realizza in maniera concreta  ciò che viene  inteso come centralità della persona e dei suoi bisogni, riorganizzando gli spazi di degenza  e di vita, le routine assistenziali  e  integrando tutte le professionalità  in un progetto unico.

Uno degli aspetti qualificanti del progetto di cura è l’attenzione posta al mantenimento dell’autonomia nelle attività della vita quotidiana, stimolando e supportando  la persona e promuovendo le abilità funzionali residue.

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L’alimentazione come le altre attività di base che ognuno di noi compie  quotidianamente è condizionata dall’integrità delle capacità cognitive (riconoscere il cibo e gli utensili, prestare attenzione al pasto), comportamentali (apatia, agitazione, allucinazioni visive, deliri) e funzionali (limitazioni osteoarticolari o motorie della mano)  per cui un deficit in alcune di queste aree o in  tutte rende impossibile alimentarsi da solo e in modo soddisfacente sia sul piano nutrizionale che del gusto. Per questi motivi, assistere l’anziano con queste limitazioni è uno degli aspetti più importanti da sorvegliare per i professionisti.

Infatti in molti casi il momento del pasto diventa particolarmente critico e può di per sé scatenare comportamenti agitati o aggressivi e contribuire a determinare nel tempo uno scarso apporto nutrizionale fino alla  malnutrizione.

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In tali situazioni diventa indispensabile ricorrere a  strategie volte a compensare,  con una logica di tipo protesico,  i deficit cognitivi, comportamentali e funzionali rendendo l’attività più semplice,  più gradevole e in definitiva  più gratificante perché compiuta senza dipendere dagli altri.

La  strategia che è stata messa in atto,  grazie alla collaborazione tra i professionisti del reparto con il servizio dietetico e quello della ristorazione ospedaliera,  è rappresentata dall’introduzione di una diversa modalità di preparazione e presentazione  del cibo che si realizza nel  Finger Food  con lo scopo di  valorizzare le competenze residue della persona  consentendole di  alimentarsi  con le mani  e  in completa autonomia. La possibilità di consumare il cibo con le mani esercita un forte stimolo proprio su una delle funzioni sensoriali come il tatto che rimane integro anche nelle persone con gravi  deficit cognitivi.

Contemporaneamente con  questa strategia di presentazione che utilizza il colore sia dei cibi che delle ciotole viene facilitata la percezione visiva e quindi il riconoscimento dei cibi. La stimolazione dei canali sensoriali agisce anche sulla reminiscenza e favorisce una migliore interazione con il personale e i familiari.  Il Finger Food tiene in considerazione anche le preferenze della persona attraverso un  menù settimanale che presenta molte possibilità di scelta.  

All’interno della “linea Finger Food” creata  dal team nutrizionale sono stati presi in considerazione  i seguenti aspetti:

  1. adeguato  apporto calorico per la tipologia di pazienti
  2. menu variati che ripropongono i sapori del passato e la cultura gastronomica locale;
  3. consistenza dei cibi  differenziata in relazione alle abilità residue di masticazione e deglutizione
  4. integrazione nei  menù di  alimenti particolarmente graditi al paziente affetto da problemi cognitivo-comportamentali  quali: bocconcini di cioccolato, succhi di mela che sembrano favorire il miglioramento dell’umore, cioccolate calde distribuite dopo cena per favorire il rilassamento e conciliare il sonno
  5. un’ attività di consulenza nutrizionale  a disposizione dei caregiver (familiari e non).

 

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Il Finger Food è iniziato da aprile del 2011, è utilizzato solo per i pazienti  all’interno del percorso “Delirium”.

Dai primi risultati analizzati è emerso che i pazienti anche se hanno una prima diffidenza sul “mangiare con le mani”; in seguito si sentono più autonomi e assumono molti più elementi nutrizionali.