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L’entrata in funzione di un centro socio-aggregativo per anziani “I saggi” a San Cesario in provincia di Modena è stata occasione di una discussione ad ampio raggio con l’assessore ai servizi sociali Maria Borsari.

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Il centro è stato costruito con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, all’interno della programmazione ASL.
Il centro aggregativo ha circa 35 iscritti a due mesi dall’inaugurazione. E’ all’interno di un edificio ex scuola materna ristrutturata in cui trovano sede anche il consultorio e un ambulatorio con centro prelievi (gestito da infermieri volontari), utilizzato anche dall’AVIS.
Il Centro che ha una valenza distrettuale, per l’area di Modena est, comprende una serie di piccoli comuni di cui solo tre oltre i 10.000: Bomporto, Nonantola e Castelfranco, quest’ultimo capodistretto. Totale di popolazione 74438 abitanti. San Cesario ne ha 6175. ( Dati 2012 )
E’ un piccolo centro, a lato di una zona industriale, ma in mezzo alla campagna, di antichissimo insediamento, in posizione favorevole, con emergenze storiche legate alla presenza sin dal 1300 della famiglia Boschetti, che vi aveva eretto Torre, Castello e il Borgo.
E’, come popolazione, uno spaccato di realtà italiana dove tra gli 8092 comuni esistenti ben 7650 sono sotto i 5000 abitanti (11 milioni di cittadini circa)e solo 506 oltre i 20.000 (31 milioni).
Ed è pure rappresentativo della bellezza della campagna, della storia e dell’architettura di questo nostro Paese, ma anche delle associazionismo, in queste aree molto sviluppato.
Mi sono soffermata su questo contesto ambientale e sociale perché esemplificativo, di come il tema- anziani e servizi- possa essere declinato.
Il centro, il cui nome è stata scelto con un concorso tra le scuole e le associazioni, è aperto tutti i pomeriggi, con la gestione di volontari e con il supporto dei servizi comunali. Propone ogni giorno un laboratorio diverso in due locali dedicati a cui si aggiungono un salone d’ingresso, una cucina e i servizi igienici, accessibili anche a disabili.

Nelle foto momenti nei laboratori delle bambole, della memoria e del gioco delle carte

 

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Sono realtà abbastanza diffuse in diverse Regioni, ma l’obiettivo che si pone l’assessore è che non sia vissuto solo come uno spazio per gli anziani, che vede progressivamente ridursi il numero dei partecipanti, che a loro volta si riducono a giocare a carte.

Riflettiamo con Maria su questo tema.

Ci vogliono delle finalità e degli obiettivi, dice perché l’interesse iniziale si esaurisce presto. Abbiamo coinvolto le famiglie sul tema della cura di un anziano non autosufficiente, i giovani anziani ( età media 60 anni) per un supporto ai grandi anziani. Abbiamo cercato di fare uscire di casa le donne in età avanzata, che per le difficoltà anche funzionali si erano chiuse nell’abitazione.
Vorremo che fosse un centro aperto, che l’intera comunità sentisse come suo. Questo significa trovare una soluzione associativa alla gestione, che però non diventi elemento di chiusura.
Maria Borsari pone però alcuni interrogativi, che potrebbero essere posti in tante località italiane.
San Cesario, come si diceva ha tutte le tradizioni di partecipazione, d’associativismo, di volontariato dell’Italia ed in particolare dell’Emilia. Eppure, dice Maria, c’è un salto generazionale, tra i grandi vecchi e i giovani/vecchi. Per i grandi vecchi, il lavoro era anche lotta e quindi solidarietà sul campo ad esempio.
Mentre i giovani/vecchi hanno passato una vita lavorando duro, nella fabbrica e negli uffici, per conquistare un livello minimo di benessere economico da trasmettere ai figli. Ora che sono in pensione si accorgono che, al di là di qualche amico al bar, non hanno costruito relazioni. Sentono, perché così sono stati educati lo spirito di solidarietà, trovano difficoltà a diventare loro stessi protagonisti di una nuova tappa della loro vita.
Le giovani/vecchie sono state coinvolte perché ad esempio portano qui una loro conoscenza professionale e di genere: sanno cucire, cucinare, hanno manualità diffuse e trascinano le più anziane.
I giovani/vecchi non si riconoscono queste conoscenze, pur essendo sempre disponibili e d’aiuto.
Altri due aspetti, dell’essere e divenire anziani, pone agli amministratori locali la domanda di come affrontare temi come la prevenzione, il mantenimento a domicilio delle persone, una vecchiaia dignitosa: quale presenza tra queste persone di una ricerca di relazioni con gli altri e quale idea dell'invecchiamento.
Vale il discorso prima fatto sulla capacità di raccontarsi e di trasmettere esperienze.
Non a caso i vecchi (d’oggi e di ieri) partecipano anche se in forma minoritaria ai laboratori sulla memoria e a quelli sul dialetto, mentre le donne sono presenti, sempre in maggioranza su tutte le altre iniziative.
Tra i volontari che in ogni modo, reggono le attività del Centro le donne convivono bene con i grandi vecchi, rivestendo forse, anche in questa aggregazione una funzione di cura. I volontari uomini sembrano soffrire di più la vista di una condizione individuale che lentamente decade.
Allora che fare, fatidica domanda.
Due sono i percorsi obbligati, conclude l’assessore. Occorre finalizzare il Centro e le sue attività non solo al momento dell’incontro, ma a costruire con gli anziani e la comunità obiettivi e iniziative e, in secondo luogo, far sì che dentro al Centro si moltiplichino le presenze e si utilizzino gli spazi in forme poliedriche e con diverse generazioni presenti.
Seguiremo la vita del Centro “ I saggi” di San Cesario.


 


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